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A margine dei congressi DS e DL: democrazia nella società e democrazia nei partiti

Sono sempre più frequenti nel dibattito teorico, tra sociologi, scienziati della politica, filosofi, giuristi, gli interventi dedicati alla democrazia e alla crisi della democrazia. Dahrendorf, Dahal, Eisenstad, Lukas, solo per citare alcuni autori, sono frequentemente tornati su questi temi negli ultimi anni. Da noi recentemente Zagrebelsky ha scritto “Imparare la democrazia” per confrontare le riflessioni dei classici con i problemi del mondo contemporaneo. Non è in discussione ovviamente un modello politico che resta centrale qui come altrove, ma è innegabile che nella società in cui viviamo si presentano segni vistosi di contraddizioni rispetto a quel modello teorico. Sul terreno economico, ad esempio, si ritiene improbabile che nei paesi democratici il capitalismo e l'economia di mercato possano essere sostituiti da altri sistemi. Ma quando poi ci troviamo di fronte non solo alle patologie dei grandi crolli azionari, come Enron negli Usa o Parrmalat in Italia, ma più semplicemente alle vicende fisiologiche di un grande gruppo come Telecom e dei passaggi di proprietà che l'hanno interessato negli ultimi anni è legittimo interrogarsi sul rispetto in questi casi dei classici modelli di democrazia industriale. Non alludo tanto alle vicende ancora inspiegabili ed inspiegate delle intercettazioni illecite maturate all'interno del gruppo, quanto al fatto che in un paese nel quale esistono regole minuziose sulla disciplina delle OPA a garanzia di tutti gli azionisti, grandi e piccoli sia possibile con grande disinvoltura aggirare quei principi offrendo il controllo della società ad un prezzo (4,2 miliardi di euro) corrispondente a circa il 10 per cento del valore patrimoniale della società. Ci spiegano che tutto questo può avvenire per effetto del sistema di controllo piramidale sulla società ( le c.d. scatole cinesi), ma non ci spiegano se questa sia un'eccezione o la nuova regola. Si potrebbe continuare parlando del fatto che le grandi imprese strategiche per un paese non debbono necessariamente essere assoggettate alla proprietà pubblica, ma solo ad un efficace sistema di regole poste a presidio dell'interesse pubblico; quando però si ricorda che i principi europei in materia di separazione societaria tra rete e gestione stentano da noi a decollare nelle sabbie mobili dei contrasti tra proprietà ed authority, anziché lamentare la mancanza di regole, si condanna o si critica l'annunciato intervento di regolazione. Sul terreno dell'informazione, che costituisce ovviamente uno degli snodi centrali di un corretto funzionamento del sistema democratico, le anomalie del nostro paese hanno assunto ormai le caratteristiche di un vero e proprio “controsistema” totalmente scisso dai principi costituzionali. La Corte costituzionale non ha ormai più lacrime per piangere. Le sue decisioni sono state clamorosamente eluse. Nel 2004 l'Autorità delle comunicazioni ha certificato (sulla base di una legge equivoca) che il nuovo sistema di televisione digitale avrebbe reso anacronistiche le preoccupazioni intorno al nostro asfittico pluralismo ed invece il d.d.l Gentiloni nell'autunno del 2006 ha ufficialmente certificato che il sistema digitale funzionerà a regime solo nel 2012. Vorremmo sapere chi indennizzerà i cittadini per una così prolungata carenza di pluralismo e per una così evidente privazione del diritto all'informazione. Evito di svolgere considerazioni sul terreno della televisione pubblica ma sono lontano dal considerare che l'attuale modello di “coabitazione” alla francese nel governo della RAI, figlio indiscutibile della legge Gasparri, possa essere considerato come un prototipo esportabile di indipendenza, di efficienza e di democrazia aziendale. Si potrebbe continuare a lungo analizzando una serie di terreni sociali o anche istituzionali nei quali il modello democratico appare soggetto a forti tensioni applicative nel contrasto tra i principi teorici e la realtà delle cose. Nei giorni nei quali diviene irreversibile il processo costitutivo del partito democratico voglio concludere ricordando un altro compito che si pone con priorità nell'agenda della politica ed è quello della democrazia interna dei partiti politici. Pierluigi Castagnetti ha opportunamente presentato su questo argomento una proposta di legge già assegnata alla Commissione affari costituzionali della Camera. Si tratta di dare attuazione ad un principio contenuto nell'art. 49 della Costituzione che richiama per l'appunto il metodo democratico per regolare il concorso dei partiti alla determinazione della politica nazionale. Su questo terreno qualcosa si può fare indubbiamente sul piano legislativo, ma è ancora più rilevante il compito che, sul piano politico, si trova di fronte il partito nuovo che sta per nascere. Le percentuali di iscrizioni ai partiti (pur essendo quelli della sinistra tradizionalmente più elevate) sono irrisorie di fronte al numero considerevole dei votanti. Bisogna evitare in modo assoluto che nei partiti, e soprattutto nei nuovi partiti, si consolidi qualcosa di simile al modello delle scatole cinesi proprio delle società per azioni. Se le correnti assumeranno il ruolo improprio dei sindacati di controllo, i nuovi iscritti che tutti aspiriamo ad aggiungere potrebbero avere un potere ancora minore dei piccoli azionisti della Telecom. Ed allora avremo perso irrimediabilmente lo spirito delle primarie. Ecco dunque un terreno molto concreto di azione politica, per militanti e non, da sperimentare nei prossimi mesi. !

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Astensione sul DDL intercettazioni: troppo sacrificato il diritto di cronaca

Signor Presidente, intervengo, a titolo personale, per dare giustificazione del mio voto di astensione in precdenza espresso sull'articolo 1 del ddl e per motivare anche il voto di astensione sull'intero provvedimento. La legge sulle intercettazioni deve rappresentare il punto di equilibrio tra diverse esigenze di natura costituzionale: l'esigenza della giustizia , quella del diritto di cronaca e la tutela della vita privata spesso compromessa dalla diffusione di intercettazioni giudizialmente irrilevanti. Quest'ultimo valore è ben tutelato nella legge dal segreto investigativo e dal potere di stralcio affidato al giudice; di questo aspetto ha parlato molto bene il collega Gambescia, al quale pertanto rinvio. Non egualmente convincente è quella parte dell'art.1 che estende il divieto di pubblicazione anche per gli atti non più coperti dal segreto investigativo. Bene si è fatto a rafforzare il perimetro del segreto predetto (in questo modo si sono tutelate le esigenze della giustizia), ma l'estensione del divieto di pubblicazione è andata troppo in là sacrificandosi con il diritto di cronaca il diritto della pubblica opinione ad essere informata. Una legge ottimale avrebbe dovuto fermarsi prima e far coincidere estensione del segreto e divieto di pubblicazione. In questo caso avrebbero avuto un senso anche le sanzioni rafforzate che si sono previste. Con la soluzione adottata invece anche l'apparato sanzionatorio appare eccessivo ed iniquo. Ecco perché si può parlare di una buona legge con un grave neo e il neo tocca purtroppo un valore fondamentale come quello della libertà di informazione Questo è il motivo, in conclusione per il quale insieme ad alcuni colleghi, come l'on Giulietti con i quali conduciamo campagne su questi temi, anche nell'ambito dell'associazione articolo21, non possiamo esprimere un voto positivo su questo disegno di legge. . . !

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Intercettazioni. Bene il ddl Mastella ma c'è un punto che non convince

Il ddl Mastella che arriva nei prossimi giorni in aula a Montecitorio e' nella sostanza un testo che offre soluzioni equilibrate ad alcuni dei problemi piu' delicati della disciplina vigente in materia di intercettazioni autorizzate dal giudice. In questa materia il compito difficilissimo del legislatore e' quello di trovare un ragionevole punto di equilibrio tra i diversi valori costituzionali in gioco: le finalita' di giustizia, le esigenze di riservatezza dei singoli e il diritto di cronaca. In questo ordine di idee e' pienamente giustificato sia il maggior rigore che circonda il segreto investigativo, sia lo stralcio ad opera del pubblico ministero delle intercettazioni riguardanti fatti o circostanze estranee alle indagini. L'unico punto che non convince nel testo e' l'estensione del divieto di pubblicazione una volta venute meno le ragioni di segretezza investigativa. Sarebbe stato piu' corretto far coincidere i due momenti. Con la soluzione adottata si sacrifica invece in maniera eccessiva il diritto di cronaca e si taglia fuori irrimediabilmente l'opinione pubblica dal processo' !

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La Camera approva in prima lettura il riconoscimento dell'italiano quale lingua ufficiale della Repubblica

Ieri, 28 marzo 2007, la Camera dei deputati ha approvato il testo unificato delle proposte di legge costituzionale di modifica dell'articolo 12 della Costituzione in materia di riconoscimento dell'italiano quale lingua ufficiale della Repubblica. Con 361 voti favorevoli e 75 contrari, la Camera ha approvato la proposta di modifica della Costituzione della quale ero relatore: il testo passa ora al Senato. Questo il resoconto del mio intervento in Assemblea alla Camera in sede di dichiarazione finale di voto: "Signor Presidente, questo è il secondo intervento sulla Costituzione in questa legislatura. Ricordo che alcune settimane fa, questa Assemblea, a grande maggioranza, ha avviato la procedura di revisione costituzionale in riferimento all'articolo 27 della Costituzione. Come è stato ricordato, questo è un intervento che riguarda l'articolo 12 e nasce da un'iniziativa del gruppo di Alleanza Nazionale, rammentata ora dall'onorevole La Russa. Naturalmente, in questa legislatura ci troviamo anche di fronte ad un obbiettivo che deve essere dichiarato in maniera molto esplicita. Ammoniti dalla recente esperienza referendaria – che aveva consentito interventi di ampia portata, spesso realizzati con maggioranze esigue – siamo impegnati a ricercare una convergenza sulle modifiche che toccano il quadro costituzionale. Si tratta di modifiche la cui urgenza è diversamente valutata dai soggetti proponenti e, come ho detto, questa iniziativa era stata originariamente pensata nell'ambito di un contesto derivante da precedenti legislature; l'iter è stato ricordato molto bene dall'onorevole Boato nell'ambito della discussione sulle linee generali. Quindi, non si tratta di un'iniziativa nata all'improvviso, ma che grazie al concorso di diversi soggetti poteva acquistare – a mio modo di vedere questo è avvenuto – un significato che va molto al di là dell'originario disegno. Dall'altra parte, nel momento stesso in cui dichiariamo di volere testi ampiamente condivisi, non possiamo sorprenderci poi se su questi testi convergono diverse parti dello schieramento politico con motivazioni che a volte possono essere diverse nelle loro radici ideali. È chiaro che noi non affrontiamo a cuor leggero revisioni della Costituzione, sappiamo, infatti, che quest'ultima è stata modificata oltre trenta volte attraverso interventi di revisione – trentasette volte, per la verità – e attraverso leggi costituzionali trentaquattro o trentacinque volte: quindi, abbiamo alle spalle esperienze molto significative in questi sessant'anni di esperienza costituzionale. Interventi che hanno riguardato anche la prima parte, perché lo stesso articolo 10 della Costituzione ha visto una legge costituzionale che ne ha modificato in parte il significato. È venuta spesso fuori, nel corso della giornata di oggi e durante la discussione sulle linee generali, la considerazione: che bisogno c'era di scrivere questa norma se non l'hanno scritta i padri costituenti nel 1948? Nel 1948 vi era una realtà diversa nel paese e semmai vi era l'esigenza, di fronte ad un certo uso che è stato fatto della lingua e ad una certa considerazione anche sul piano normativo che era stata fatta di questo fenomeno, di difendere in modo prioritario le minoranze. Da lì nascono le norme, in particolare quella presente nell'articolo 6, ma anche quelle contenute nell'articolo 2 e nell'articolo 3 della Costituzione, che fanno riferimento a questa realtà articolata e complessa e che parlano del pluralismo e dei pluralismi. Questo nel nostro paese è stato affermato. Con riferimento alle autonomie speciali tutto ciò è stato poi ribadito negli statuti e nelle leggi costituzionali che si riferiscono a queste autonomie. Noi dobbiamo quindi dire con franchezza che la norma che stiamo varando oggi non poteva essere la stessa norma che si sarebbe scritta nel 1948, perché allora vi erano esigenze storiche e politiche diverse nel paese. Oggi, noi abbiamo una necessità diversa, una necessità che non abbiamo sentito soltanto nel nostro paese. Molti paesi europei, lo hanno ricordato in tanti, anche con motivazioni diverse, hanno introdotto norme di uguale tenore sostanzialmente in relazione ad un fatto storico di grande portata, il processo di costruzione europea, è stato proprio quel processo a far emergere l'esigenza di dare un significato anche a questo elemento. Tra i vari interventi che ho sentito oggi ho colto una breve, sintetica, ma, a mio modo di vedere, significativa espressione di un'atleta che oggi siede in Parlamento, l'onorevole Di Centa, che ha detto: quando sono nella mia terra o mi confronto tra altri italiani ho l'orgoglio di parlare la mia lingua regionale, di esprimermi con parole che mi sono proprie in questo contesto. In questo ha perfettamente ragione. Ha detto anche, però, che quando partecipava alle gare di livello internazionale sentiva la necessità, impellente, di utilizzare la lingua italiana. Non è un caso, infatti, che, quando capita di vincere qualche gara, venga sventolata la bandiera nazionale. Oggi, in questo momento storico, chi non riesce a cogliere questo elemento a mio modo di vedere compie un errore. Qualche tempo fa, il 15 febbraio, il Corriere della sera titolava un suo articolo «Difendere l'italiano nelle istituzioni comunitarie». Era un accenno ad una sparuta manifestazione di alcuni italiani che cercavano di arrivare al Presidente della Repubblica. Il sostegno, diceva in quel caso da Strasburgo l'articolista, del Presidente della Repubblica alla fine lo hanno avuto; Giorgio Napolitano si è schierato in difesa dell'uso dell'italiano nelle istituzioni comunitarie. Si tratta di una piccola notiziola, che forse non dovrebbe avere neanche il rilievo della sottolineatura, ma più che a questa notiziola vorrei dare risalto ad un passaggio contenuto in un altro articolo del Corriere della sera, questa volta a firma di Francesco Sabatini. Sabatini è uno dei tre professori dell'Accademia della Crusca che hanno consegnato quelle quattro paginette, che voi potete trovare anche sul sito Internet dell'Accademia, che in molti di noi hanno determinato un cambiamento di ottica su questo problema. Sono pagine significative ed emblematiche. Francesco Sabatini dice: «Nel seminario alla Bocconi sul multilinguismo in Europa relatori di otto paesi hanno confermato che rifioriscono le lingue nazionali. Nessuno nega il bisogno di una lingua mondiale che, almeno per ora, è l'inglese, ma si riconosce ormai che questo strumento di comunicazione tra tutti i popoli del globo non è sufficiente; anche quella ipotesi di mondializzazione, di globalizzazione linguistica che avviene attraverso la lingua inglese

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Caso Sircana: corto circuito pericoloso

Il “caso Sircana”, nella drammatica concatenazione dei fatti, rischia di dar vita ad un pericoloso corto circuito mediatico, politico e giudiziario. Si parte da una notizia de “Il Giornale”, quotidiano della famiglia Berlusconi, che collega, senza alcun apparente fondamento negli atti, le indagini di Potenza al nome del portavoce del Presidente del Consiglio; si passa attraverso una dichiarazione dell'on Berlusconi che deplora la “gogna mediatica” ai danni dell'on.Sircana, innescata, non dalla stampa in generale, ma direttamente dal suo giornale, senza alcuna doverosa precisazione; si arriva alle dichiarazioni del Ministro della giustizia che condanna l'uso improprio delle intercettazioni ad opera della stampa ed auspica l'approvazione di norme più restrittive in materia. La morale pericolosa dell'intera vicenda è questa: l'atteggiamento disinvolto di un giornale si ribalta automaticamente sull'intera categoria dei giornali e produce contemporaneamente tre effetti sicuri. Un danno enorme per la persona chiamata in causa e indirettamente per il Presidente del Consiglio. Un indebolimento dell'istituto delle intercettazioni e in conseguenza per l'indagine di Potenza. Un possibile “giro di vite” sulla libertà della stampa nell'uso delle intercettazioni, sia lecite che illecite. !

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Rapporto agli elettori XV legislatura

Cari amici, Con questa lettera intendo riallacciare con voi i fili di quel dialogo che nel corso della passata legislatura avevo instaurato attraverso il periodico “Rapporto agli elettori”. Queste lettere vogliono essere, insieme agli altri materiali che trovate sul sito, una sorta di rendiconto periodico della mia attività parlamentare ed un'occasione per ricevere da parte vostra rilievi o sollecitazioni cui cercherò, nei limiti del possibile, di rispondere. Molte cose sono successe da quando, nel febbraio dello scorso anno, mi congedavo da voi sottolineando ancora una volta quanti danni i cinque anni di governo di centro-destra avessero arrecato al nostro Paese e come l'Unione avesse la grande responsabilità di presentarsi come un'alternativa seria, solida e credibile per ottenere il consenso degli elettori. Alle elezioni del 9 e 10 aprile dello scorso anno, questo consenso ci è stato dato. Il Governo Prodi ha cominciato a governare e tutti noi ci siamo decisamente rivolti al lavoro parlamentare. E' inutile nascondere peraltro che la pessima riforma elettorale imposta a maggioranza dal centro-destra nel corso della passata legislatura ha determinato delle conseguenze concrete. Sul piano individuale è indubbio che si attenuato fortemente il rapporto cittadino-eletto ed è più difficile per ciascuno di noi individuare, come prima, un perimetro concreto di rappresentanza sul territorio. La ripresa di questo rapporto, sia pure tardiva a causa dei preminenti impegni parlamentari, testimonia una volontà di reagire. Sul piano più generale le vicende di questi giorni, la crisi al Senato sulla politica estera e la reazione che il Presidente del Consiglio e i partiti della maggioranza testimoniano che il problema della governabilità è diventato il nodo pregiudiziale. Alla luce di queste vicende passano quasi in secondo piano i difficilissimi passaggi istituzionali delle prime settimane della legislatura. Hanno avuto comunque grande rilievo le elezioni dei Presidenti di Camera e Senato e soprattutto l'elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica. Non possiamo neppure dimenticare la fortissima emozione che ci ha dato, nel mese di giugno, il risultato del referendum costituzionale. Sessant'anni dopo lo storico referendum istituzionale del 2 giugno 1946, il popolo italiano, con una partecipazione popolare che non si registrava da anni in Italia ad un appuntamento referendario, ha respinto lo sciagurato progetto di stravolgimento della seconda parte della nostra Costituzione voluto dal centro-destra (il rapporto agli elettori nella versione integrale può essere letto nella sezione "Collegio")!

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L'informazione resti questione prioritaria nell'agenda politica

Aderisco all'appello di Giuseppe Giulietti per il mantenimento del carattere prioritario della questione informazione. Siamo tutti convinti sostenitori del governo Prodi e non faremo mai nulla che possa mettere in crisi questo governo e questa maggioranza legittimati dal voto degli italiani. Ma proprio per queste ragioni credo non si possa far finta di non vedere che temi come la liberalizzazione delle frequenze, la modalità di approvazione del ddl Gentiloni e la riforma della Rai non solo non appartengono agli ormai noti 12 punti ma sembrano addirittura spariti dall'agenda delle priorità politiche. Su questi temi non si può far finta di nulla. Soprattutto per un'associazione come Articolo21 che ha in questi anni condotto una battaglia in primissima linea contro la legge Gasparri, contro il duopolio, contro le numerose leggi ad personam, e per il ritorno in Rai dei molti esclusi (alcuni dei quali non sono ancora tornati ai loro posti). In prima commissione prosegue il lavoro intorno alla proposta di legge conflitto di interessi . Il Presidente-relatore Luciano violante ha presentato il nuovo testo base che è stato adottato dalla Commissione. Nei prossimi giorni si concluderà la discussione e sarà fissato il termine per gli emendamenti. Articolo21 intende richiamare l'attenzione generale su questi temi: l'Italia non sarà mai un normale paese europeo finché le anomalie che ci hanno fatto conquistare la maglia nera in materia di libertà informazione non saranno risolte. Art 21 promuoverà a partire dalle prossime settimane numerose iniziative su questi temi e si trasformerà in un Comitato di “volenterosi” per sollecitare, come più volte ha ricordato il presidente di Articolo21 Federico Orlando, il rispetto del programma dell'Unione in materia di media. !

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Prodi ottiene la fiducia al Senato: 162 sì e 157 no

Raggiunta la quota dei 158 eletti. Il premier ha potuto dire che la sua maggioranza è autosufficiente. Io credo e l'ho sostenuto su Europa che si debbano poter calcolare nella maggioranza politica anche i sentaori a vita che lo desiderino. I Sì dei senatori a vita sono stati ben quattro. E' assai singolare che il senatore Andreotti e il senatore Cossiga possano comportarsi come Pallaro, Rossi e Turigliatto, determinando le sorti del Governo, e questo comportamento sia impedito a Scalfaro, Colombo, Ciampi e Levi Montalcini.Il voto definitivo sarà comunque dato venerdì alla Camera. A Montecitorio la maggioranza non è friabile come a Palazzo Madama e può contare su numeri solidi. È fatta, dunque. Ora bisogna andare avanti ben consapevoli che si devono fare una serie di cose ( i dodici punti ed altro) che possano ristabilire un legame con l'elettorato. La legge elettorale è urgente ma non troppo. Prima bisogna ristabilire un clima di fiducia con l'elettorato. Solo dopo bisognerà fare la legge elettorale consapevoli del fatto che su quella potrebbero esserci tensioni nell'Unione. !

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Il piano del presidente del Consiglio per il rilancio dell'azione di governo

Mi pare che i "punti" posti dal Presidente Prodi e la reazione dei partiti della maggioranza siano un segno positivo. Se, su questa base, fosse possibile risolvere anche il problema dei numeri parlamentari, allora potremmo dire che non tutti i mali vengono per nuocere Eccoli questi punti: 1. «Rispetto degli impegni internazionali e di pace. Sostegno costante alle iniziative di politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri impegni internazionali, derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella missione in Afghanistan. Una incisiva azione per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio rappresentato dalle comunità italiane all'estero». 2. «Impegno forte per la cultura, scuola, università, ricerca e innovazione». 3. «Rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi europei (compresa la Torino-Lione). Impegno sulla mobilità sostenibile». 4. «Programma per l'efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori». 5. «Prosecuzione dell'azione di liberalizzazioni e di tutela del cittadino consumatore nell'ambito dei servizi e delle professioni». 6. «Attenzione permanente e impegno concreto a favore del Mezzogiorno, a partire dalla sicurezza». 7. «Azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche e istituzionali (costi della politica)». 8. «Riordino del sistema previdenziale con grande attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani. Con l'impegno a reperire una quota delle risorse necessarie attraverso una razionalizzazione della spesa che passa attraverso anche l'unificazione degli enti previdenziali». 9. «Rilancio delle politiche a sostegno della famiglia attraverso l'estensione universale di assegni familiari più corposi e un piano concreto di aumento significativo degli asili nido». 10. «Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e parlamentari, secondo le modalità già concordate». 11. «Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell'esecutivo». 12. «In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto». !

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Question time alla Camera con il Ministro Gentiloni

Ecco il testo dell'interrogazione presentata da Zaccaria,Giulietti ed altri:i limiti in materia di pubblicità ed in particolare in materia di interruzioni pubblicitarie costituiscono oggetto di una specifica e puntuale disciplina a livello comunitario nell'articolo 11, n. 3 della direttiva del Consiglio 3 ottobre 1989, n. 89/552/CEE ed a livello interno, nell'articolo 37, primo comma, del Testo unico sulla radiotelevisione; il Parlamento europeo ha approvato in prima lettura una proposta che mira a ridisegnare le regole per la pubblicità nei programmi televisivi in Europa. La proposta tende a rivedere alcuni aspetti della direttiva"Tv senza frontiere" del 1989 già rivista nel 1997 Il controverso aspetto del "product placement", ovvero l'inclusione di prodotti e l'inserimento di temi nel corso di un film o trasmissione Tv, sarà permesso, a determinate condizioni, in una serie limitata di programmi. Sono esclusi i notiziari, i programmi per bambini e i documentari". la Corte costituzionale ha richiamato il Parlamento sulla necessità che i limiti in materia di pubblicità radiotelevisiva siano sempre rigorosamente osservati in quanto posti a tutela degli utenti e della libertà della stampa. l'Autorità delle comunicazioni che ha competenze in materia di applicazioni dei limiti legislativi e di adozione di norme regolamentari, in data 23 novembre ha approvato provvedimenti sanzionatori nei confronti di alcune emittenti in seguito alle ripetute violazioni delle norme riguardanti le interruzioni pubblicitarie durante la trasmissione dei film; le emittenti televisive, tendono ad adottare con sempre maggiore frequenza comportamenti oggettivamente elusivi delle regole predette, aumentando vistosamente, anche attraverso l'inserimento di altri programmi, nel corso dei film, il numero delle interruzioni consentite dalla legge, portando la durata della trasmissione dei film a tempi decisamente insopportabili per gli utenti la stessa Autorità anziché imporre comportamenti rigorosi si accingerebbe a rivedere in senso più permissivo le regole legislative Per sapere Se i comportamenti suddetti siano in qualche misura collegati alle nuove indicazioni contenute nella proposta di direttiva Tv senza frontiere Se non ritenga, alla luce anche dei principi che ispirano il disegno di legge governativo, in materia di pubblicità che detti comportamenti confermino l'esistenza di un problema acuto in questa materia con strumenti molto deboli a difesa degli utenti meno protetti e non solo dei minori Se non ritenga che, nonostante le indicazioni che dovessero emergere in sede europea, rimanga centrale in questa materia, che la Costituzione fa oggetto di particolare tutela e di riserva di legge, il ruolo del Parlamento e comunque del legislatore nazionale Se ritenga compatibile con le norme esistenti in materia di limiti di pubblicità ed in particolare in materia di interruzioni pubblicitarie la prassi di aumentare il numero delle interruzioni attraverso l'inserimento artificioso di un nuovi programma all'interno della programmazione dei film. Se valuti opportuno consentire agli utenti, attraverso precisi vincoli posti alle emittenti, la conoscenza preventiva della durata di un film e comunque di un programma registrato, comunicando in maniera percepibile durata netta e lorda dello stesso. !

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