XVI Legislatura – 28 luglio 2009: decreto legge “anticrisi” e sospensione tributi terremotati d’Abruzzo
28 luglio 2009
Se non si corregge una disposizione del decreto – legge anticrisi, si rischia di vanificare l’intervento di regolarizzazione delle colf e delle badanti predisposto dal Governo. La disposizione, se non correttamente interpretata, escluderebbe infatti la possibilità di regolarizzazione per tutti quei lavoratori extracomunitari che siano stati in passato segnalati, a prescindere dalla maggiore o minore gravità dei motivi alla base della segnalazione. L’ampiezza di una simile esclusione, oltre a vanificare gli effetti positivi derivanti dalla possibilità di regolarizzazione introdotta dal Governo, creerebbe una irragionevole disparità di trattamento tra lavoratori extracomunitari in ragione di un fatto estraneo alla gravità della loro condotta quale, appunto, la semplice segnalazione. Ho presentato un ordine del giorno alla Camera per interpretare in modo più restrittivo e conforme a Costituzione tale disposizione, così da limitare l’esclusione dalla possibilità di regolarizzazione ai casi di segnalazione per motivi di effettiva pericolosità previsti dalle lettere a) e c) del comma 13 dell’art. 1 ter (espulsione per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato e prevenzione al terrorismo, condanna per reati previsti dagli articoli 380 e 381 c.p.p.).
Dopo che il Parlamento ha approvato la legge sulla sicurezza pubblica che introduce in Italia il reato di immigrazione clandestina, il Governo ha avvertito la necessità di intervenire in materia per consentire la regolarizzazione delle badanti e delle colf irregolari presenti nel nostro Paese. Per raggiungere tale condivisibile obiettivo, il Governo ha però scelto la strada peggiore. Un emendamento governativo al decreto anti-crisi, ha infatti previsto la possibilità per il datore di lavoro di regolarizzare le badanti e le colf solo previo pagamento di un contributo di 500 euro, imponendo inoltre come condizione per la regolarizzazione delle colf che il reddito del nucleo familiare sia superiore a 25.000 euro o, nel caso di single, superiore a 20.000. Si introduce così una grave discriminazione tra gli immigrati irregolari sulla base del censo: in pratica, verranno regolarizzate solo le colf e le badanti dei ricchi.
Il Presidente Napolitano ha promulgato ieri la legge in materia di sicurezza pubblica che, oltre ad introdurre disposizioni in materia di contrasto alla criminalità organizzata, reca norme aberranti quali la previsione del reato di immigrazione clandestina. La promulgazione è stata accompagnata da una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri dell’interno e della giustizia con la quale Napolitano ha manifestato le proprie “perplessità e preoccupazioni” sulle disposizioni introdotte (“eterogenee”, “prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità”, “di dubbia coerenza con i principi generali dell’ordinamento e del sistema penale vigente”) in vista delle iniziative che questi riterranno di assumere per l’applicazione della legge. Una scelta che ha attirato sul Presidente Napolitano le critiche di quanti l’hanno accusato di avere così agito al di fuori dei poteri riconosciutigli dalla Costituzione. Chi si meraviglia di ciò, non conosce bene la Costituzione. Oltre a potere inviare messaggi alle Camere ai sensi degli articoli 74, comma 1, e 87, comma 2, della Costituzione (messaggi formali), il Presidente della Repubblica si vede infatti riconosciuto un potere di esternazione (comunque disciplinato da regole convenzionali e di correttezza) attraverso messaggi informali in virtù dell’imprescindibile funzione di garanzia costituzionale che la Costituzione gli assegna. La prassi costituzionale ha conosciuto d’altronde esempi di promulgazioni da parte del Presidente della Repubblica accompagnate da lettere indirizzate al Governo in vista dell’attuazione della legge stessa (legge 15 giugno 2002, n. 112); di emanazione di decreti – legge (decreto – legge 25 giugno 2008, n. 112) o di promulgazione di leggi (legge 9 aprile 2009, n. 33) accompagnati da lettere indirizzate ai Presidenti di Camera e Senato ed al Presidente del Consiglio per sottolineare le ricadute delle “cattive” procedure parlamentari sulla qualità del prodotto legislativo.
E’ singolare la pretesa di un comico che durante un’audizione parlamentare definisce “zoccole” tutte le parlamentari, che viene puntualmente querelato e poi si presenta ad un partito che rappresenta alcune di queste parlamentari per iscriversi e magari per candidarsi a segretario. Ancora più singolare il peso che alcuni opinionisti attribuiscono a questo episodio discettando ampiamente sulle insufficienze dello statuto e perfino sulla crisi del PD. Un partito è un’associazione. Per iscriversi bisogna essere in due: uno che fa domanda e uno (l’associazione) che l’accetta sulla base dei suoi principi. Nessuno scandalo dunque se chi denigra i principi di quella associazione e le sue parlamentari non venga accettato. Su queste basi il caso sarebbe chiuso, ma non è escluso che qualcuno ci inzuppi il pane per svalutare il congresso del PD e che magari l’interessato possa trarne un beneficio per le sue tournées estive. O tutte e due le cose insieme. La pubblicità è l’anima del commercio, si diceva una volta.
“Si profila fortunatamente uno stop del Quirinale alla legge ‘incostituzionalissima’ sulle intercettazioni telefoniche. Tutto ha avuto origine da una lettera delle opposizioni”. A spiegarlo sul sito www.articolo21.info e’ il parlamentare Roberto Zaccaria, coordinatore Comitato giuridico Articolo21 che interviene a seguito della notizia di un incontro tra Napolitano e il Guardasigilli per discutere del ddl “I due piu’ gravi interventi del Governo in questa legislatura – afferma Zaccaria – in materia di sicurezza e di intercettazioni, sono stati blindati con altrettante fiducie per cercare di bloccare il durissimo contrasto di tutta l’ opposizione parlamentare. Sulle intercettazioni alla Camera quando il Governo ha annunciato l’ennesima fiducia, tutte le opposizioni hanno reagito con forza ed hanno deciso di compiere un atto straordinario. Tutte insieme si sono rivolte con forza al Capo dello Stato e con una lettera motivata sottoscritta da Antonello Soro, Massimo Donadi e Michele Vietti hanno riassunto le principali obiezioni. Nel mirino l’abuso del ricorso alla fiducia da parte del Governo che espropria il Parlamento delle sue funzioni e ‘compromette pericolosamente l’equilibrio che la Costituzione disegna tra governo e maggioranza e tra maggioranza e opposizione’. Nella lettera viene denunciato il ‘processo di azzeramento’ del diritto di emendare i provvedimenti, rimarcata la ‘vanificazione’ delle norme regolamentari, anche quando prevedono il voto segreto e stigmatizzata la ‘pratica pericolosamente estensiva’ di un ricorso ai maxiemendamenti che ‘trasformano intere leggi in provvedimenti da votare acriticamente in blocco’. L’opposizione entra poi nel merito del provvedimento sulle intercettazioni che, nel prevedere la formula degli ‘evidenti indizi di colpevolezza’, pregiudica il ricorso alle intercettazioni come strumento di indagine, con evidente pregiudizio delle indispensabili azioni di contrasto della criminalita’ da parte delle forze di polizia e della magistratura’. Sotto attacco e’ anche il principio della liberta’ di informazione che viene ‘compromesso dalla perpetuazione dei diversi divieti di pubblicazione oltre il termine della durata del segreto investigativo e dalle sanzioni gravi per editori e giornalisti’. ‘Con questa iniziativa -ha spiegato Soro a nome di tutti – intendiamo denunciare pubblicamente che il governo fa la lotta alla criminalita’ solo a parole ma, di fatto, indebolisce la capacita’ di indagine degli inquirenti e non riesce a dare risposte al bisogno di sicurezza dei cittadini’. A distanza di poco piu’ di 20 giorni da quella data il Capo dello Stato con lo stile misurato ma estremamente efficace dei suoi interventi ha deciso di intervenire minacciando il rinvio della legge alle Camere”.(AGI) Red/Lam 041312 LUG 09
Qualita’ della legislazione? Piuttosto una grande confusione. Oggi alla Camera il ministro Vito ha dato molti numeri al Comitato per la legislazione trascurando i piu’ significativi. È vero che il numero dei decreti legge e’ simile a quello delle legislature precedenti ma ha dimenticato di dire che i decreti legge sono molto piu’ pesanti, visto che contengono l’80 per cento delle disposizioni normative del primo anno di legislatura e questo non era mai accaduto. Sui principali decreti legge e’ stata posta la fiducia, previo maxiemendamento. Un governo che ha un’amplissima maggioranza parlamentare ha gia’ posto 15 fiducie alla sola Camera, doppiando il Governo Prodi che aveva un paio di voti di scarto. Si parla tanto di semplificazione ma la legislazione di questo primo anno di vita del governo costituisce l’esempio piu’ clamoroso di legislazione torrenziale, confusa e disordinata. Decreti legge eterogenei, che intervengono e reintervengono contraddicendosi sulla stessa materia. Gli esempi piu’ clamorosi: Alitalia e rifiuti Napoli. Il decreto legge n.112 del 2008 che anticipava parte della manovra economica e’ stato modificato una trentina di volte dai testi successivi. Con una serie di decreti il ministro Calderoli elimina d’un sol colpo 30mila leggi e poi ci si accorge di aver sbagliato e cerca di porre rimedio con decreti successivi richiamandone in vigore una buona parte. Per non parlare delle deleghe che sono vicine alle 50 (tra approvate e in corso di approvazione). Un altro record ai danni del Parlamento. In questo confuso modo di procedere nel fare le leggi stentano ad orientarsi i parlamentari e certamente i cittadini non sono piu’ in grado di avere la certezza del diritto. Un solo esempio la class action. Il governo Prodi l’aveva introdotta, quello Berlusconi prima la sospende e poi la corregge, danneggiando i consumatori, per poi dichiara che prossimamente intende modificare ancora la disciplina. Altroche’ qualita’, molta confusione che nasconde scelte politiche che non si ha il coraggio di assumere esplicitamente.
(ANSA) – ROMA, 10 GIU – E’ un ‘quadro drammatico’ quello che si prefigurerebbe per la stampa se il ddl in materia di intercettazioni venisse approvato. Lo ha detto Roberto Zaccaria, vicepresidente Pd in commissione Affari Costituzionali, a margine del convegno ‘Facebook per l’Abruzzo’ che si e’ svolto in mattinata a Roma. ‘Non si puo’ impedire ai giornalisti di parlare dei processi e dei loro risultati. Quando cessa il segreto investigativo il giornalista deve poter raccontare, perche’ il processo si fa in nome del popolo’, ha affermato l’ex presidente della Rai. Zaccaria si e’ detto in disaccordo anche sulla fiducia posta dal governo sul ddl. ‘Sono duramente contrario al fatto che si chieda la fiducia su leggi che disciplinano la liberta’ dei cittadini’, ha dichiarato. ‘Nelle intercettazioni ci sono snodi costituzionali molto importanti: oltre al problema della liberta’ d’informazione, c’e’ il problema della privacy e quello della giustizia, quindi della possibilita’ consentire ai giudici di usare le intercettazioni come strumento di ricerca di reati e colpevoli’.(ANSA).