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BERLUSCONI IN TV; GRADIMENTO VA CALCOLATO SU SHARE?

Un dubbio si affaccia inquietante e sarebbe interessante una risposta dagli esperti dell’Auditel. E’ possibile che il 68 per cento di gradimento del Presidente del Consiglio sia calcolato su quel totale di 13, 47% di share e su 3.219.000 telespettatori.’ A dirlo e’ Roberto Zaccaria, deputato del Pd che dice ancora: ‘ Il Presidente del Consiglio Berlusconi in ogni dichiarazione pubblica continua a ripetere che il suo gradimento e’ del 68 per cento. Il piu’ alto mai registrato da uomo politico. Non e’ facile capire come sia calcolata una simile percentuale, quale sia l’universo dei cittadini di riferimento’. ‘Stamattina sono stati diffusi i risultati di ascolto della puntata speciale di ‘Porta a Porta’ sull’ Abruzzo, con la presenza solitaria di Berlusconi, che aveva stravolto tutti i palinsesti RAI e Mediaset creando molte polemiche ma anche una inattesa pubblicita’ al programma’. (ANSA).

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Politica dell’immigrazione:dalGoverno solo propaganda.

E’ iniziato in prima commissione alla Camera il lavoro del comitato ristretto sulla cittadinanza. E’ inaccettabile l’impostazione solo propagandistica del Governo nell’affrontare la questione dell’immigrazione nel nostro paese. Il giusto richiamo al tema della legalità per garantire la sicurezza deve prevedere da un lato il contrasto dell’immigrazione irregolare e la repressione delle forme di criminalità spesso ad essa collegate e dall’altro il riconoscimento dei diritti che sono connaturati ad un processo di piena integrazione. Si devono offrire delle certezze, attraverso una equilibrata politica dei flussi, ai cittadini stranieri che aspirano ad entrare regolarmente in Italia; si deve rivedere la disumana pratica dei respingimenti in blocco che non garantisce il diritto di asilo garantito dalla Costituzione; si devono riconoscere diritti politici nel voto amministrativo a coloro che abbiano la carta di soggiorno e tempi più brevi per l’acquisto della cittadinanza. Ci sono in Italia circa 3.800.000 stranieri regolari. Ogni anno vengono concesse intorno alle 35.000 nuove cittadinanze. Di questo passo ci vorranno più di cento anni per dare la cittadinanza a chi la chiede. Un’enormità. E’ inammissibile che siano necessari 13 anni per diventare italiani. Bisogna dimezzare i tempi e soprattutto riconoscere i diritti di coloro che nascono nel nostro paese o che vi arrivano giovanissimi. Quando invochiamo l’intervento dell’Europa per il controllo dei mari ricordiamo anche le regole dell’Europa su tutti questi altri temi.

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In ricordo di Teresa Strada, fondatrice di Emergency

Ho conosciuto Teresa, alcuni anni fa, quando ho conosciuto anche Gino. Sono profondamente turbato per la sua scomparsa. Voglio ricordarla ai miei amici con il saluto di Emergency: “Ciao Teresa, dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell’amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo tempo di affetto, di speranze, di timore per la sua sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada. Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto. La serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità della nostra azione in un’attività che ha dato senso alla sua e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo coincide per noi con il rinnovo del nostro impegno per la pace e per la solidarietà”.  

Articoli e saggi

Centrodestra a tutto schermo (Europa 25 agosto 2009)

I dati sulla presenza dei leaders politici in televisione nel corso del 2008, estratti da una ricerca condotta dall’ISIMM per conto dell’Autorità delle comunicazioni (M. Mele, Il Sole 24 ore), sono francamente impressionanti. In un anno in cui si sono succeduti due Governi e due Presidenti del Consiglio (Prodi, prima, e Berlusconi, dopo), creando le condizioni per un elementare confronto, la sproporzione a favore del Governo di centrodestra e del suo leader è stata talmente clamorosa da superare la più fervida immaginazione e da suscitare alcuni pesanti interrogativi. Prima di tutto i dati. Nel primo quadrimestre del 2008 il Governo Prodi ottiene su tutti i TG nazionali il 6,6 % del tempo dedicato ai soggetti istituzionali e il Presidente del Consiglio ottiene il 4 % del tempo. Negli otto mesi successivi alle elezioni e cioè da maggio a dicembre, il Governo di centrodestra ottiene il 27,8 % dei tempi e il Presidente del Consiglio, Berlusconi, ottiene il 21 %. Difficilmente credibile e un poco tautologica è la spiegazione offerta dall’Istituto di ricerca, secondo la quale la maggiore visibilità televisiva deriva dalla maggiore capacità di fare notizia del centro destra e del suo leader. Certamente più ruvida, forse meno scientifica, ma molto più vicino al vero è l’affermazione del Ministro Rotondi, notoriamente assai vicino all’attuale Presidente del Consiglio, che ieri ha dichiarato. “La Rai di Prodi era meglio di quella di oggi. Quella è stata generosa con noi che eravamo all’opposizione… Oggi manca il pluralismo….Oggi la politica in tv è solo Berlusconi…”. Verrebbe da dire che se lo dice lui certamente se ne intende! Se le cose stanno così, se effettivamente questa sproporzione spaventosa, tra centrodesta e centrosinistra, nell’informazione politica dei principali telegiornali pubblici e privati realmente esiste ancora oggi, è lecito domandarsi a cosa serva una legge sulla par condicio, in campagna elettorale, e a cosa serva quel principio di pluralismo che la Corte costituzionale ha considerato applicabile in ogni momento dell’anno. Sarebbe giusto interrogarsi anche sull’effettività dei poteri assegnati all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che spesso “richiama” inutilmente i trasgressori. Se i poteri fossero,come in parte io credo, insufficienti, l’AGCOM dovrebbe gridarlo con forza e non annotarlo soltanto nelle relazioni annuali che leggono solo pochi raffinati studiosi della materia. Se intanto si volesse offrire, anziché del materiale retrospettivo, una più chiara e tempestiva pubblicazione dei dati sulle presenze politiche in TV che nessuna legge impedisce si potrebbe offrire all’opinione pubblica e alla stampa una più significativa materia di riflessione. L’art.51 della Costituzione dice solennemente che “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge” e siamo da tempo convinti che si tratti di un imperativo per ogni pubblica autorità. E’ anche questa una delle ragioni per le quali nella proposta di legge sul conflitto di interessi presentata alla Camera insieme a Veltroni, a Donadi a Tabacci a Giulietti ad Orlando e a molti altri, abbiamo introdotto un rigoroso principio di “equal time”, secondo il modello USA, per fare il modo che almeno in campagna elettorale il principio di eguaglianza sia rispettato rigorosamente tra i vari leaders in competizione. Il minimo per una democrazia!

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Presentata una proposta di legge sul conflitto di interessi

Testo proposta di legge Il 30 luglio 2009 gli on. Veltroni, Zaccaria,Donadi, Tabacci,Leoluca Orlando, Giulietti, Pezzotta, Castagnetti, Fassino, Gentiloni ed altri hanno presentato una proposta di legge alla Camera volta ad introdurre misure per prevenire le situazioni di conflitto di interessi dei titolari di cariche di governo e per garantire l’accesso alle cariche pubbliche in condizioni di eguaglianza (XVI legislatura – A.C. 2668. L’intento è quello di superare i profondi deficit strutturali dell’attuale disciplina normativa contenuti nella legge Frattini che appare del tutto inidonea al fine di prevenire l’insorgenza di situazioni di conflitto di interesse. Questo, in sintesi, l’impianto della proposta. La proposta di legge offre una precisa definizione della nozione di conflitto di interesse; chiarisce quali sono i soggetti ai quali essa si applica; introduce misure di due tipi, ex ante (ovvero istituti apprestati al fine di prevenire le situazioni di conflitto di interesse) ed ex post (ovvero istituti idonei a sanzionare i casi in cui si registri la violazione delle disposizioni di prevenzione, integrandosi una situazione di conflitto di interessi); introduce il principio delle pari opportunità tra i capi delle coalizioni e delle liste nell’accesso ai mezzi di comunicazione nel periodo della campagna elettorale. I soggetti chiamati al controllo ed all’eventuale applicazione delle sanzioni sono l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e, per quanto riguarda le pari opportunità tra i capi delle coalizioni, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Quanto ai singoli istituti, questi, più in dettaglio, i contenuti della disciplina. a) La nozione di conflitto di interessi. Situazioni di conflitto di interessi sussistono in tutti i casi in cui il titolare di una carica di Governo è titolare di un interesse economico privato tale da condizionare, o anche da poter apparire condizionare, l’esercizio delle sue funzioni pubbliche. Quello della regolamentazione della “apparenza” di una situazione di conflitto di interessi è un punto molto importante, utile a mantenere la fiducia pubblica nelle istituzioni e ad evitare che si ingenerino dubbi sull’attività politica svolta dai titolari di cariche di governo. b) I soggetti ai quali si applica la disciplina. L’ambito soggettivo è costituito dai titolari di cariche di Governo, ovvero il Presidente del Consiglio dei ministri, i Vice Presidenti del Consiglio dei ministri, i Ministri, i Vice – Ministri, i Sottosegretari di Stato e i commissari straordinari del Governo. c) Le misure ex ante. La proposta di legge prevede che i titolari di cariche di Governo, entro 20 giorni dall’assunzione della carica, rendano all’Autorità per la concorrenza dichiarazioni circa le cariche di cui sono titolari e la consistenza del proprio patrimonio. L’Autorità accerta l’eventuale sussistenza di situazioni di incompatibilità entro trenta giorni dal ricevimento di tali dichiarazioni. La titolarità delle cariche di governo è incompatibile con: qualunque carica o ufficio pubblico non ricoperto in ragione della funzione svolta; qualunque impiego pubblico o privato; l’esercizio di attività professionali, o di lavoro autonomo, anche in forma associata o societaria, di consulenza e arbitrali, anche se non retribuite; l’esercizio di attività imprenditoriali, anche per interposta persona o attraverso società fiduciarie, salvo il caso di piccoli imprenditori a norma dell’articolo 2083 del codice civile; le cariche di presidente, amministratore, liquidatore, sindaco o membro del consiglio di gestione o di sorveglianza, nonché analoghe cariche comunque denominate, in imprese o società pubbliche o private, in fondazioni o in enti di diritto pubblico, anche economici; la proprietà di un patrimonio di valore superiore a 30 milioni di euro in beni, ad esclusione dei contratti concernenti titoli di Stato, la cui natura, anche avuto riguardo alla concentrazione nel medesimo settore di mercato, configura l’ipotesi di conflitto d’interessi; la proprietà, il collegamento o il controllo diretto o indiretto di un’impresa che svolga la propria attività sulla base di qualunque titolo abilitativo rilasciato dallo Stato, salvo il caso di piccoli imprenditori a norma dell’articolo 2083 del codice civile; il possesso, anche per interposta persona o tramite società fiduciarie, di partecipazioni rilevanti, in settori strategici quali la difesa, la sanità, l’energia, il credito. Ove accerti la sussistenza di situazioni di incompatibilità, l’Autorità per la concorrenza invita l’interessato a comunicare, entro i trenta giorni successivi, l’opzione tra il mantenimento della carica di Governo e il mantenimento della posizione incompatibile. Nel caso di mancato esercizio dell’opzione si intende che l’interessato abbia optato per la posizione incompatibile e pertanto decade dalla carica stessa. Se il titolare della carica di governo intende rimuovere una situazione patrimoniale di incompatibilità, ha a disposizione un termine di ulteriori trenta giorni per conferire un mandato irrevocabile di vendita della quota eccedente, secondo modalità e termini compatibili con quanto previsto nella proposta di legge stessa. Fino a quando la vendita non sia conclusa permane la situazione di conflitto. Al di fuori dei casi di incompatibilità, il titolare di cariche di Governo che si venga a trovare in situazione di conflitto di interessi ha l’obbligo di astenersi dalla partecipazione a qualunque decisione che possa specificamente incidere sulla propria situazione patrimoniale. L’Autorità per la concorrenza stabilisce linee guida sui casi di possibile astensione. E’ inoltre prevista la possibilità che il titolare di una carica di Governo possa investire della questione l’Autorità per la concorrenza, la quale deve pronunciarsi entro i cinque giorni successivi al ricevimento della richiesta. d) Le misure ex post. L’Autorità per la concorrenza è chiamata a diffidare l’impresa facente capo al titolare di cariche di Governo la quale ponga in essere comportamenti diretti a trarre vantaggio da atti adottati in conflitto di interessi, nonché a irrogare sanzioni in caso di violazione degli obblighi di dichiarazione e di astensione ed in caso di inottemperanza alla diffida. e) La parità di accesso ai mezzi di comunicazione nel periodo della campagna elettorale. La proposta di legge introduce il principio delle pari opportunità tra i capi delle coalizioni e delle liste nell’accesso ai mezzi televisivi e a quelli radiofonici del servizio pubblico nel periodo della campagna elettorale, in attuazione con quanto disposto dall’art. 51 della Costituzione. La ragione di tale disciplina discende dal fatto che particolari obblighi di imparzialità gravano sul servizio pubblico radiotelevisivo e che esiste ancora un grado di

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Dubbi sull’ipotesi di ricorrere ad un decreto – legge per correggere il decreto anticrisi

Sembra ormai certo. Il Governo ricorrerà ad un decreto – legge “correttivo”, che si preannuncia quantitativamente e qualitativamente sostanzioso, per apportare modifiche alla legge di conversione del decreto – legge anticrisi contestualmente all’approvazione di quest’ultima nei prossimi giorni da parte del Senato, dopo il voto favorevole di ieri della Camera. E’ una decisione che suscita forti dubbi. Non solo perché non si era mai visto un decreto – legge “correttivo” di così ampia portata per modificare “in corso d’opera” un provvedimento legislativo appena approvato dalle Camere. Quanto perché si tratta di un precedente che si colloca in un contesto in cui le modalità di ricorso da parte del Governo ai decreti – legge appaiono a dir poco disinvolte. Nel caso del decreto – legge 1° novembre 2007, n. 181, recante tra l’altro una norma sull’omofobia, la soluzione di un decreto – legge “correttivo” fu ritenuta impraticabile sebbene diretta a modificare un mero errore materiale.    

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DL CRISI. ABRUZZO, ZACCARIA: CORREZIONE TREMONTI DEBOLE E TARDIVA

(DIRE) Roma, 28 lug. – “Mentre la Camera licenziava il decreto anti-crisi, il ministro Tremonti e il sottosegretario Bertolaso annunciavano la modifica dello stesso decreto tramite un’ordinanza della protezione civile”. Lo ha detto Roberto Zaccaria, vice presidente della Commissione Affari costituzionali e deputato Pd nel corso di un intervento nell’aula della Camera. “L’opposizione- prosegue Zaccaria- da giorni sosteneva la necessita’ di prorogare la sospensione del pagamento delle tasse da parte dei cittadini abruzzesi ma governo e maggioranza hanno fatto orecchie da mercante e non hanno voluto modificare il decreto nella sede opportuna, cioe’ il Parlamento. La correzione in corso d’opera di Tremonti e’ gravemente tardiva, oltre che colpevolmente debole, perche’ adottata con un rovvedimento di rango secondario che, tra l’altro, non ha alcun genere di copertura finanziaria se non quella dei fondi della protezione civile gia’ destinati in questa fase all’Abruzzo. Esautorare il Parlamento e fare male delle cose giuste su cui si sarebbe trovato il consenso della stessa opposizione: sembra essere questo- conclude Zaccaria- il modus operandi del Governo Berlusconi”.

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