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Ruby: Annozero; Zaccaria, Agcom respinga pressioni di Romani. Intervento gravissimo, ministri che diventano censori

(ANSA) – ROMA, 28 GEN – ”Il ministro Romani travalica i suoi compiti istituzionali: e’ gravissimo il suo intervento nei confronti dell’AgCom alla quale noi chiediamo di respingere le pressioni e di rinviare al mittente la richiesta di aprire un’istruttoria contro Anno Zero. E’ fin troppo evidente che i ministri di questo governo hanno modificato la loro natura e si riducono a fare i censori per conto del loro capo: Frattini fa il poliziotto, Alfano manda compulsivamente ispettori in ogni procura, Romani chiede la chiusura di trasmissioni Tv. Cosi’ saltano la grammatica istituzionale e le garanzie democratiche”. Lo afferma Roberto Zaccaria, deputato Pd e Vicepresidente della Commissione Affari istituzionali di Montecitorio. (ANSA).

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Ruby: Zaccaria,regolamento piegato per non discutere atti. Con arrivo nuovo dossier Pdl cambia strategia in giunta

(ANSA) – ROMA, 27 GEN – “La decisione della giunta per le autorizzazioni di Montecitorio di rinviare gli atti alla procura di Milano rappresenta una vistosa forzatura del regolamento della Camera”. Lo afferma Roberto Zaccaria, vicepresidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, il quale spiega: “L’articolo 18-quater  del regolamento prevede questa ipotesi all’interno della procedura per i reati ministeriali ed è stato infatti introdotto all’indomani della riforma costituzionale dell’art.96. La richiesta della procura di Milano si riferiva invece all’applicazione dell’art.68 in merito alle perquisizione connesse a reati comuni commessi da parlamentari (in questo caso Berlusconi). Alla Camera spettava solo rispondere positivamente o negativamente alla richiesta e non imbarcarsi nella valutazione ministeriale o non ministeriale dei reati, compito che spetta alla magistratura. L’arrivo del nuovo pesantissimo dossier della procura di Milano ha portato la maggioranza a scegliere questa linea regolamentare, per evitare un ulteriore e più imbarazzante esame degli atti. Sostenere che Berlusconi abbia agito per tutelare le  implicazioni internazionali collegate al fermo della nipote di Mubarak – conclude Zaccaria – è spaventosamente ridicolo anche sul piano istituzionale”. (ANSA).

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Berlusconi: Zaccaria (Pd), conduttori non stiano al suo gioco da padrone Tv. Autorità intervenga, in pezzi il pluralismo nella comunicazione

“I conduttori televisivi non stiano più al gioco di Silvio Berlusconi, l’unico politico che irrompe, con spirito padronale, nei programmi Tv”. Lo afferma Roberto Zaccaria, deputato Pd che nei giorni scorsi ha rivolto una lettera-appello alla Autorità per la garanzia delle comunicazioni in merito all’enorme ‘peso’ informativo dei videomessaggi con cui “Berlusconi – spiega Zaccaria – ha inaugurato la sua campagna elettorale. Purtroppo il presidente del Consiglio non mostra alcuna intenzione di mettere un freno alla sua bulimia mediatica e impone la sua persona, i suoi contenuti sulla base delle sue regole. Tutto questo fa andare in pezzi il pluralismo nella comunicazione perché la presenza televisiva di Berlusconi è incomparabilmente superiore in tutti i Tg pubblici e privati rispetto a quella di ogni altra forza politica. L’Autorità delle comunicazioni intervenga contro questo snaturamento del pluralismo”.

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RUBY:ZACCARIA, UN’ORA A PREMIER SUI TG,A OPPOSIZIONI MENO DI 5′

(ANSA) – ROMA, 22 GEN – ‘Quale e’ il ‘peso’ informativo avuto nei telegiornali dei due videomessaggi del Presidente del Consiglio sul caso Ruby? Impressionante, secondo quanto elaborato dal nostro gruppo di lavoro’. L’allarme e’ di Roberto Zaccaria, deputato del Pd, che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera all’Autorita’ per le comunicazioni per chiedere un tempestivo monitoraggio dell’informazione televisiva. ‘Il riferimento della nostra elaborazione – spiega Zaccaria – e’ relativo all’impatto del videomessaggio diffuso il 16 gennaio ed ecco quanto emerge: TG1 del 16 edizione serale e della notte:oltre 7 minuti; TG 2 sera e notte oltre 5 minuti; TG3, 2 minuti circa. Un tempo molto maggiore negli spazi all news ovviamente. Totale RAI, pur depurato della ripetitivita’ di RAI News, oltre 25 minuti, con uno spazio per l’opposizione non superiore ai 3 minuti totali sul contenuto del videomessaggio. Ancora piu’ preoccupanti, ovviamente, i dati delle reti Mediaset. TG4 delle 19 e della notte , trasmissione integrale per oltre 17 minuti; TG5 sera e notte circa 18 minuti; Italia 1, TGcom, un paio di minuti.. Il totale dei TG Mediaset supera i 35 minuti con uno spazio per le opposizioni non superiore, complessivamente, ai 2 minuti. Se questi dati fossero confermati anche per le edizioni dei Tg successive alla diffusione del videomessaggio del 19 gennaio, molte domande dovrebbero essere poste all’Autorita’ ed anche ai responsabili del servizio pubblico. E’ compatibile con i principi giuridici vigenti una pratica informativa, decisamente programmata, che calpesta le regole piu’ elementari in materia di contraddittorio?’.

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Ruby: Zaccaria (PD), stop videomessaggi intervenga Authority. Monitorare con attenzione visto il periodo preelettorale

(ANSA) – ROMA, 20 GEN – “I due recenti videomessaggi del presidente del Consiglio sulle inchieste giudiziarie che lo vedono indagato colpiscono al cuore il pluralismo televisivo: l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni intervenga”. Lo chiede il deputato del Pd Roberto Zaccaria, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio, con una lettera al presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò.    “Il ricorso alla tecnica del video messaggio per veicolare messaggi politici – spiega Zaccaria – ha inevitabilmente come effetto quello di imporre al circuito mass mediatico la trasmissione pressoché integrale del contenuto di messaggi nel corso dei telegiornali: oltre all’assenza del contraddittorio e alla clamorosa disparità di mezzi rispetto a tutti gli altri interlocutori, si pone poi un vistoso problema di ordine quantitativo. Quel che dice il presidente è enormemente sovraesposto. In questo modo, infatti, nasce un’inevitabile sproporzione tra gli spazi occupati nei telegiornali dal presidente del Consiglio rispetto a quelli occupati dai principali leader dell’opposizione ed anche ad altri esponenti delle istituzioni (si pensi alla Magistratura)”. Per queste ragioni l’on. Zaccaria ha chiesto che l’Autorità per le comunicazioni provveda “a monitorare con maggior frequenza e tempestività, dato il delicato periodo preelettorale, la trasmissione di questi videomessaggi da parte delle testate di informazione pubblica e privata”. ”E’ importante anticipare subito i dati delle presenze politiche ed istituzionali nella settimana 16-22 gennaio. Durante una audizione svolta nell’ambito di un’indagine conoscitiva della Camera (10 marzo 2010) sul rapporto tra Autorità indipendenti e Parlamento, il presidente Calabrò ha indicato quest’ultimo come ‘referente politico’ delle prime ed ha ammesso come molti suoi colleghi l’esercizio di una sorta di potere ispettivo. Mi pare una giusta considerazione – conclude Zaccaria – in base alla quale ho preso la decisione di chiedere un intervento conoscitivo prima che si apra una vera e propria ‘questione dei videomessaggi del presidente’ “. 

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Legittimo impedimento: la strada più ragionevole. Incostituzionalità parziale. Comunque incombe il referendum (giugno) e la scadenza della legge ai 18 mesi (ottobre).

La Corte costituzionale ha scelto la strada più ragionevole. Ha dichiarato, a quanto sembra con una larga maggioranza (12 a 3) l’illegittimità parziale della legge sul legittimo impedimento eliminando l’autocertificazione della Presidenza e l’automatismo dell’impedimento del Premier ed ha restituito al giudice il potere (che prima veniva sottratto) di valutare il “fondamento” dell’impedimento dedotto e di bilanciare l’interesse dell’imputato con quelli del processo. Comunque si deve ricordare che la legge sull’impedimento, così come salvata o adattata dalla Corte, dovrebbe restare in vigore fino ad ottobre del 2011, (18 mesi dall’entrata in vigore ) salvo il referendum che a questo punto dovrebbe trasferirsi sul nuovo testo uscito dalla Corte. Quest’ultimo aspetto lo valuterà la Cassazione. In caso positivo il referendum, con gli altri ritenuti ammissibili dovrebbe svolgersi  più o meno a giugno, sempre che non vi sia scioglimento anticipato delle Camere. In passato (vedi divorzio) lo scioglimento fu agevolato per evitare proprio il referendum. Ma la storia non si ripete sempre negli stessi termini!        Questo è il comunicato della Consulta: ”La Corte costituzionale, giudicando delle questioni di legittimita’ costituzionale relative alla legge n. 51 del 2010, in materia di impedimento a comparire in udienza del Presidente del Consiglio dei ministri, ha deciso che è illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 138 della Costituzione, l’art. 1, comma 4, relativo all’ipotesi di impedimento continuativo e attestato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e che  è illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 138 della Cost., l’art. 1, comma 3, nella parte in cui non prevede che il giudice valuti in concreto, a norma dell’art. 420-ter, comma 1,del codice di procedura penale, l’impedimento addotto. La Corte ha invece dichiarato non fondate le questioni di legittimita’ costituzionale relative all’art. 1, comma 1, in quanto tale disposizione venga interpretata in conformita’ con l’art. 420-ter, comma 1, del codice di procedura penale e ha dichiarato inammissibili le ulteriori questioni di legittimita’ costituzionale, relative alle disposizioni di cui all’art. 1, commi 2, 5 e 6, e all’art. 2”.

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L’autonomia universitaria ingessata dalla burocrazia

Il rinvio dell’approvazione della legge Gelmini al Senato è stata provvidenziale. E’ stato un successo del PD. Sarebbe stato da irresponsabili approvare la legge prima della mozione di sfiducia, poiché in assenza del governo si sarebbe creata davvero una grave paralisi del sistema universitario. L’attuazione del ddl richiede l’emanazione di ben 47 decreti del Governo, su proposta del ministro o emanati direttamente del  ministro. Li abbiamo già elencati nei giorni scorsi, ma dopo il passaggio alla Camera sono aumentati. Nella legge ci sono ben quattro (4) disposizioni di delega (art. 5 commi 3,4,5 e 6 sulla qualità ed efficienza delle Università, revisione contabilità atenei, valutazione ex post politiche reclutamento, diritto allo studio): il che vuol dire almeno altrettanti decreti legislativi. C’è una disposizione di delega correttiva con il relativo decreto. Ci sono tre autorizzazioni alla delegificazione con almeno altrettanti regolamenti del Governo (revisione disciplina sul trattamento economico di professori e ricercatori – art.8, comma 1 e 3; disciplina delle procedure finalizzate all’abilitazione scientifica nazionale, art.16, comma 2). Ci sono ben cinque disposizioni che rinviano a decreti di natura non regolamentare di assai dubbia costituzionalità ( art.1, comma 2; art. 4, commi 3, 5 e 9; art.15 comma 1). Ci sono infine ben 33 disposizioni che rinviano a decreti ministeriali o interministeriali. E’ qui che si stabilisce la tutela quasi costante del Ministero dell’economia rispetto a quello dell’Economia. C’ infine una disposizione che rinvia ad un dpcm (art. 20, comma 1). Il totale di tutti questi atti, spesso assai complessi dal punto di vista procedurale, pareri delle Commissioni parlamentari, pareri del Consiglio di Stato, rende chiara l’ingessatura colossale dell’autonomia universitaria, ingabbiata in un sistema amministrativo senza precedenti in mano alla burocrazia universitaria. Rende chiaro anche il fatto che tutte queste decisioni lontane dalle universitarie diventeranno effettive dopo un’estenuante attesa. Ecco perché è un bene che tutto questo sia stato bloccato.

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