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Il governatore Fazio ignora il diritto dell'opinione pubblica ad avere risposte

Il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, dopo la bufera delle intercettazioni di quest'estate ha presentato la sua difesa davanti al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio. I giornali hanno titolato diversamente. La Repubblica: L'autoassoluzione di Fazio; il Corrirere della Sera: Fazio si difende, governo diviso; il Messaggero: Bankitalia verso il mandato a termine. Quello che è impressionante è la lettura di una parte significativa della relazione del Governatore riportata nel documento del Corriere della sera. Un testo redatto in uno stile superburocratico dove tutte le polemiche di queste settimane sembrano scomparse nel nulla. I problemi appaiono totalmente appiattivi in un quadro piatto e acritico dove scompare anche ogni giudizio di valore. Naturalmente nessun riferimento è contenuto alle diverse valutazioni interne alla Banca e naturalmente a tutta la vicenda delle intercettazioni. Un atteggiamento inconcepibile. L'opinione pubblica secondo questa logica non ha alcun diritto di sapere. Un potere oscuro, altero e misterioso si trincera dietro a sé stesso. E poi si dice dei giudici e dei giornalisti. Se non ci fossero loro questo potere si autoriprodurrebbe in eterno. !

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Il problema delle intercettazioni e l'interesse pubblico: ci vuole una Commissione d'inchiesta

Sono sgomento e sorpreso di fronte alle notizie che si rincorrono in questi giorni sui giornali. Sono i verbali delle intercettazioni che hanno rivelato la trama incredibile sulle più recenti vicende finanziarie italiane. Scalate alle banche, scalate al gruppo RCS e al Corriere della sera. Un quadro disastroso del nostro paese e dei debolissimi poteri di controllo. Al centro di questo incredibile intreccio una serie di personaggi quasi sconosciuti fino a poco tempo fa, la Banca d'Italia, una serie di esponenti politici e naturalmente lo stesso Presidente del Consiglio. Al posto del solito gossip dell'estate, questa volta sono venute alla luce vicende assai preoccupanti di intreccio tra gli affari e la politica. Interesse e preoccupazione enorme della pubblica opinione. Basta leggere il fondo molto significativo di Sergio Romano sul Corriere di oggi. Di fronte a tutto questo, di fronte a queste vicende che meriterebbero ben altri approfondimenti, l'unica proposta che Berlusconi è in grado di fare è sempre la stessa: preoccupazione per le indagini dei giudici, preoccupazione per le rivelazioni giornalistiche: un annunciato bavaglio per giudici e giornalisti. Non se può proprio più. E' intollerabile questo modo di agire. Quando torneremo in Parlamento in luogo del ddl sulle intercettazioni che proporrà il Governo, dovremo chiedere, prima di tutto, una Commissione di inchiesta che faccia luce completa su queste incredibili vicende. !

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Sulla legge Gasparri deciderà l'Europa.

In attesa di andare davanti alla Corte costituzionale, sulla Gasparri deciderà la Corte di Giustizia europea. In questi giorni infatti la VI Commissione del Consiglio di Stato ha deciso di rimettere alla Corte di giustizia delle Comunità europee la decisione sulla mancata assegnazione delle frequenze ad Europa 7, non ancora avvenuta attraverso i successivi rinvii che finora hanno “salvato” Rete 4 dal trasferimento sul satellite. Nell'ordinanza di rimessione, pubblicata lo scorso 21 luglio, il massimo organo di giustizia amministrativa ricostruisce nel dettaglio sia l'evoluzione del sistema televisivo italiano (con i successivi interventi legislativi e le pronunce della Corte Costituzionale), sia le norme comunitarie che garantiscono il pluralismo nel campo dei media e conclude rimettendo alla Corte di giustizia di Lussemburgo la decisione sulla compatibilità della disciplina italiana con i trattati istitutivi delle Comunità europee. In particolare, si richiede (4.14 punto10) di vagliare la compatibilità con i trattati del Sistema Integrato delle Comunicazioni (c.d. SIC) e dell'adeguatezza del tetto di concentrazione fissato al 20 % del SIC, anche in relazione alla differente (e più restrittiva) concezione di “mercato rilevante” che viene impiegata nel diritto antitrust. Non resta che affidarsi al rigore del giudice comunitario per uno stop (definitivo?) al continuo rinvio dell'attuazione delle sentenze della Corte costituzionale che, a garanzia del pluralismo, hanno prospettato il riassetto del sistema televisivo, cercando di superare il duopolio “anomalo” attuale. !

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Una riforma della giustizia contro la Costituzione

Questa c.d. riforma della giustizia è contro la Costituzione e apre più problemi di quanti non ne risolva. Il primo problema aperto è con la magistratura italiana e con il suo organo di autogoverno che sono apparsi spesso più avversari che non naturali interlocutori. Non era mai successo nella storia della Repubblica che i magistrati dovessero ricorrere per ben tre volte allo strumento dello sciopero. Il secondo problema aperto è con i cittadini che chiedevano più efficienza alla giustizia ed hanno avuto un provvedimento che tende solo a “normalizzare” e a gerarchizzare gli organi di giustizia con totale indifferenza verso il prodotto-giustizia. Il terzo problema aperto è con la Costituzione, anzi contro la Costituzione. Questa c.d. riforma, come molte altre di questo Governo sull'informazione, sulla scuola e sull'Università, sul lavoro, sulla previdenza, stravolge la nostra Costituzione in alcune sue norme fondamentali e proprio per questo dovrà essere eliminata quando il centro sinistra andrà al Governo. Non è un caso quindi che questa c.d. riforma dell'ordinamento giudiziario sia stata ottenuta dopo svariati voti di fiducia senza un vero confronto parlamentare e dopo un pesantissimo rinvio da parte del Presidente della Repubblica. !

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La doppia censura: la “censura” del CSM e la “censura” della Camera

Gli interventi dei presidenti delle Camere sul recente ordine del giorno del CSM suscitano particolare sorpresa, soprattutto alla luce del ruolo di altissima responsabilità che per le loro cariche istituzionali rivestono Pera e Casini. Infatti la decisione del CSM – tra l'altro avallata dalla presidenza della Repubblica – di riesaminare il ddl di riforma dell'ordinamento giudiziario nelle parti oggetto di modifica da parte del Senato, sembra perfettamente rientrare nelle attribuzioni dell'organo di autogoverno della magistratura che, oltretutto, risulterebbe in prima istanza coinvolto dagli effetti della norma “taglia concorsi” Inoltre, proprio per il ruolo che rivestono i presidenti delle Camere, una loro critica all'operato di un organo di rilevanza costituzionale quale il CSM non è assimilabile all'esternazioni di un privato cittadino. Il presidente del Senato in particolare, riveste la carica di possibile sostituto del presidente della Repubblica ex art. 86, primo comma, Cost. e con la sua presa di posizione dei giorni scorsi si configura un singolare conflitto tra il presidente Pera, “vice” presidente della Repubblica, e Virginio Rognoni, vice di Ciampi alla presidenza del CSM. Non bisogna dimenticare infine che il CSM intendeva esercitare un potere di consulenza istituzionale attraverso una forma di espressione del pensiero disciplinata per legge. L'intervento dei Presidenti delle Camere si configura come una sorta di “censura”, ancora più grave dopo la posizione della questione di fiducia che obiettivamente limita la facoltà della Camera di esprimersi. E' dunque questa l'idea di democrazia che dobbiamo coltivare: quella di una democrazia del silenzio? Per fortuna che il Presidente Ciampi, oggi sui giornali, difende l'operato del CSM. Possiamo ancora sperare. !

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Una sola fiducia sulla giustizia e due strappi della Costituzione

La fiducia posta dal Governo sulla legge delega sull'ordinamento giudiziario in discussione alla Camera, dopo il rinvio del Presidente della Repubblica costituisce una doppia forzatura della Costituzione. La prima forzatura sta nel fatto che che l'art.74 della Costituzione nel prevedere il rinvio presidenziale configura un rapporto a due, un dialogo diretto tra Capo dello Stato e Parlamento. Il Governo in questo rapporto non c'entra. Può avere un ruolo la maggioranza parlamentare che è altra cosa. La posizione della questione di fiducia snatura questo rapporto con l'intervento di un soggetto non previsto dalla Costituzione ed incide anche sul principio del bicameralismo perché impedisce ad uno dei due rami del Parlamento di potersi esprimere liberamente, ma solo in maniera conforme. La seconda forzatura è ancora più grave per la sua applicazione ad una norma nuova inserita in maniera molto discutibile al Senato (c.d. emendamento Bobbio). La fiducia che probabilmente la Camera, dati i numeri, concederà rappresenta per il suo significato, un “deterrente preventivo” contro un possibile secondo rinvio. Come potrebbe il Presidente rinviare una norma seppure nuova e palesemente incostituzionale che abbia ottenuto la fiducia della Camera? Ecco le due forzature: una successiva ed una preventiva. !

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