La doppia censura: la “censura” del CSM e la “censura” della Camera

Gli interventi dei presidenti delle Camere sul recente ordine del giorno del CSM suscitano particolare sorpresa, soprattutto alla luce del ruolo di altissima responsabilità che per le loro cariche istituzionali rivestono Pera e Casini.
Infatti la decisione del CSM – tra l'altro avallata dalla presidenza della Repubblica – di riesaminare il ddl di riforma dell'ordinamento giudiziario nelle parti oggetto di modifica da parte del Senato, sembra perfettamente rientrare nelle attribuzioni dell'organo di autogoverno della magistratura che, oltretutto, risulterebbe in prima istanza coinvolto dagli effetti della norma “taglia concorsi”
Inoltre, proprio per il ruolo che rivestono i presidenti delle Camere, una loro critica all'operato di un organo di rilevanza costituzionale quale il CSM non è assimilabile all'esternazioni di un privato cittadino.
Il presidente del Senato in particolare, riveste la carica di possibile sostituto del presidente della Repubblica ex art. 86, primo comma, Cost. e con la sua presa di posizione dei giorni scorsi si configura un singolare conflitto tra il presidente Pera, “vice” presidente della Repubblica, e Virginio Rognoni, vice di Ciampi alla presidenza del CSM.
Non bisogna dimenticare infine che il CSM intendeva esercitare un potere di consulenza istituzionale attraverso una forma di espressione del pensiero disciplinata per legge.
L'intervento dei Presidenti delle Camere si configura come una sorta di “censura”, ancora più grave dopo la posizione della questione di fiducia che obiettivamente limita la facoltà della Camera di esprimersi.
E' dunque questa l'idea di democrazia che dobbiamo coltivare: quella di una democrazia del silenzio? Per fortuna che il Presidente Ciampi, oggi sui giornali, difende l'operato del CSM. Possiamo ancora sperare.
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