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PAR CONDICIO: ZACCARIA (PD), BERLUSCONI VUOLE TRUCCARE CARTE

   ROMA, 10 FEB – ‘Berlusconi ha creato a tavolino una spregiudicata operazione per azzerare la par condicio, che altro non e’ se non una norma garanzia che esiste in molti paesi e che la Corte Costituzionale ha dichiarato legittima. La drammatizzazione di queste ore ad opera della sua maggioranza in commissione di Vigilanza ha voluto estendere impropriamente le regole ai programmi di informazione politica. Questa estensione non era affatto necessaria ed infatti non e’ stata mai applicata negli ultimi dieci anni. Tutta questa sceneggiata e’ una pura invenzione costruita apposta per cancellare una legge democratica che assicura a tutti un minimo di partecipazione televisiva in campagna elettorale’. Lo ha dichiarato il Democratico Roberto Zaccaria, vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera, commentando l’affermazione di Berlusconi secondo il quale la par condicio ‘va abolita’.(ANSA).

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Molti dubbi sulla costituzionalità di una riforma radiotelevisiva fatta per decreto

    In poco più di un mese la Camera e il Senato hanno dato il via libera con un semplice parere corredato di alcune limitate osservazioni ad una delle più significative riforme degli ultimi anni del sistema radiotelevisivo. Naturalmente tutta l’opposizione si è rifiutata di condividere questo metodo.Ormai a questa deriva siamo arrivati. Tra decreti legge, deleghe, ordinanze di necessità, regolamenti di delegificazione, leggi comunitarie, il Parlamento italiano non fa più leggi. In quasi due anni ne sono state fatte una decina di significative (compreso il lodo Alfano, poi dichiarato incostituzionale, e il legittimo impedimento).Nel settore radiotelevisivo in Italia le riforme erano state caratterizzate sempre da importanti dibattiti in Parlamento e nel Paese. Questo era accaduto con la prima grande riforma del 1975. Poi con la c.d. legge Mammì del 1990 e  un dibattito molto impegnativo aveva caratterizzato anche la legge Maccanico del 1997 e la legge Gasparri del 2004. In quest’ultimo caso era intervenuto anche il Presidente della Repubblica Ciampi con il rinvio ed un importante messaggio alle Camere.Questa volta prendendo spunto da una direttiva del 2007/65/CE, elaborata in Europa dopo molti anni di riflessioni di dibattiti, di audizioni e di discussioni, il nostro Governo, in fretta e furia, utilizzando una delega estremamente generica contenuta nella legge comunitaria ha elaborato in gran segreto un decreto legislativo, tra l’altro diverso in molte parti dalla direttiva  ed ha portato al Parlamento il prodotto finale per un semplice parere non vincolante.Non c’era nessuna fretta. Sui ventisette paesi dell’UE solo quattro avevano già provveduto. Nonostante la scadenza formale, si poteva prendere più tempo e soprattutto si doveva far deliberare il Parlamento. In Francia la radiotelevisione è disciplinata con legge organica e su questi argomenti interviene il Parlamento. Anche da noi in presenza di diritti di libertà e di riserve assolute di legge sarebbe stato necessario l’intervento dell’Assemblea.Ma i problemi di costituzionalità non si limitano a questo pur decisivo rilievo. Altri se ne aggiungono che avrebbero dovuto far più attentamente riflettere. Nonostante sia stato formalmente richiesto dall’opposizione, non si è ritenuto opportuno chiedere neppure il parere della Commissione affari costituzionali. Eppure in ripetuti interventi dell’on Gentiloni e dell’on Giulietti si è sottolineata la possibilità di un eccesso di delega. Molte delle disposizioni contenute nel decreto non hanno alcun fondamento nella Direttiva comunitaria. Prima di tutto quella gravissima relativa all’estensione al web della disciplina relativa ai programmi radiotelevisivi, ma anche le modifiche (gratuite) delle quote di produzione e di trasmissione delle opere nazionali ed europee e i penalizzanti indici di affollamento per Sky. Dove sono i principi e criteri direttivi che la Costituzione impone per la delega? Il Parlamento è stato vistosamente aggirato.Ma un’altra grave violazione costituzionale sta nel fatto che l’intervento con un decreto legislativo statale ignora del tutto la competenza concorrente che in base all’art.117 della Costituzione le Regioni hanno sulla materia dell’ordinamento della comunicazione. Certo lo Stato può fare norme di principio, ma solo quelle e il decreto Romani contiene ben altro.In conclusione un’importante riforma del sistema tv fatto in tutta fretta e con vistose lacune costituzionali, sulla procedura  e sulla sostanza. E’ proprio il caso di dire che Romani,“la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi”.

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Legittimo impedimento: determinante il voto dei Ministri

Intervento di Roberto Zaccaria alla Camera del 3 febbraio 2010: Signor Presidente, vorrei parlare con lei e con il banco del Governo del problema del conflitto di interessi. L’emendamento in esame è un monumento al conflitto di interessi. Questo argomento credo che interessi anche i colleghi dell’UdC. Noi sappiamo che anche la debolissima legge Frattini dice una cosa molto precisa: quando un uomo di Governo si trova in situazioni di conflitto dovrebbe astenersi dal partecipare al voto e non dovrebbe partecipare alle deliberazioni collegiali. In questi due giorni abbiamo assistito ad un insolito panorama dell’Aula: una presenza massiccia di tutti i parlamentari, una presenza dei membri del Governo e dei Ministri come non si era mai vista, se non nelle votazioni finali dei provvedimenti. Qui, invece, abbiamo avuto la presenza costante del Governo, che neanche prende posto nei banchi che sarebbero disponibili in Aula, per sottolineare che il provvedimento non è di natura governativa; infatti, se fosse stato un disegno di legge l’avrebbero dovuto votare in Consiglio dei Ministri ed i Ministri avrebbero dovuto compiere un atto che li pone potenzialmente in conflitto di interessi. So che i Ministri non sono toccati dal provvedimento in esame, che è generale ed astratto, ma se per caso un solo Ministro fosse nella situazione di poter utilizzare il provvedimento sottoposto alla nostra attenzione, la situazione diventerebbe un po’ diversa. Vorrei che riflettessimo su questo fatto. Abbiamo votato quasi sempre con circa cento voti di scarto. Quando, però, abbiamo votato insieme all’Unione di Centro, proprio sulle questioni che riguardavano l’estensione della norma in oggetto ai Ministri, lo scarto è stato di una ventina di voti. Quindi, probabilmente, quelle posizioni sono state decisive. In altri termini, il famoso «ponte» – scusate, ma ormai vi si fa sempre riferimento – non è più un ponte fragile dove passano in molti, ma è addirittura tenuto in piedi da alcuni ministri attraverso il loro voto. Questo è l’aspetto che deve preoccuparci. La norma in esame potrebbe essere illustrata tecnicamente, come ha già fatto il collega Tenaglia, dicendo che siamo di fronte all’autocertificazione della situazione di impedimento. Tuttavia, il lodo Alfano, che abbiamo messo fuori dalla porta, rientra dalla finestra in maniera clamorosa. Infatti – come ha spiegato l’onorevole Palomba molto bene – attraverso un’autocertificazione, si consente di stabilire se l’impedimento sia permanente, e il magistrato ne deve prendere atto: se questo non è il lodo Alfano, ditemi voi che cosa altro è. È inutile evocare il Parlamento inglese o quello di altri Paesi; con riferimento ad un provvedimento di questa natura, non dico nella sua interezza, ma almeno nella parte in oggetto, si dovrebbe dire: sono un Ministro e, forse, sono avvantaggiato da questo provvedimento, pertanto, mi astengo dal votare almeno questo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). Se, invece, il Parlamento ritiene che il Ministro di oggi e di domani debba avere questa prerogativa, la voti, la voti la maggioranza parlamentare. Prendete posizione nei posti che vi sono in Aula, ma quello spazio riservato al Governo deve essere simbolicamente vuoto! Questo voglio dire ai colleghi parlamentari (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)!  Concludo, signor Presidente. Vi è un problema di moralità pubblica, che dobbiamo dimostrare in questa sede. Quindi, il conflitto di interessi deve essere sentito nell’animo, prima ancora che nella manifestazione finale del voto in Aula (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni).

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GIUSTIZIA: PD “CORSIA PREFERENZIALE PER PROCESSI A PARLAMENTARI”

  -“Una corsia preferenziale per i processi per gli imputati parlamentari”. E’ la provocazione lanciata da Rosy Bindi (“a titolo personale”, precisa la presidente dell’assemblea Pd) e dall’ex sottosegretario alla presidenza del governo Prodi, Ricky Levi e dai parlamentari Pd Roberto Zaccaria, Giovanni Bachelet e Donatella Ferranti. I parlamentari hanno presentato oggi la proposta in conferenza stampa a Montecitorio, attraverso un testo per modificare l’articolo 132 del codice di procedura penale. Gli esponenti del Pd spiegano che “proprio mentre la maggioranza chiede il diritto alla serenita’ di chi governa, noi sosteniamo quello dei cittadini a sapere chi li governa”, ha affermato la Bindi. Insomma una sorta di legittimo impedimento al contrario. E infatti il testo, di due articoli, verra’ presentato sotto forma di emendamenti al progetto sul legittimo impedimento che arriva in Aula domani: “Speriamo che li considerino ammissibili. Se cosi’ non fosse li tradurremo in legge ordinaria”, ha detto Levi. Insomma, una legge, ha esclamato Zaccaria, “per cercare di restituire onore alla classe politica. Quell’onore che la pubblica opinione non gli riconosce piu’ definendola solo una casta ammantata di privilegi”.

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GIUSTIZIA: PROPOSTA PD,PER I PARLAMENTARI PROCESSO SUBITO

  Dare priorita’ assoluta’ ai processi penali a carico dei parlamentari. E’ la proposta di legge di un gruppo di deputati e senatori del Pd che va in totale controtendenza rispetto alle altre ipotesi in discussione in Parlamento in materia di procedimenti penali, come quello sull’immunita’ o il legittimo impedimento. Il testo di due soli articoli e’ a gia’ stato sottoscritto da diversi parlamentari del partito di Bersani (tra gli altri i deputati Rosy Bindi, Roberto Zaccaria, Donatella Ferranti, Giulio Santagata, Paolo Corsini, Giovanni Battista Bachelet, Maria Letizia De Torre, Salvatore Margiotta, Massimo Marchignoli, Eugenio Mazzarella, Ivano Miglioli, Margherita Miotto, Sandra Zampa) e quello dell’Api Bruno Tabacci e senatori (Franca Chiaromonte, Pierpaolo Giaretta, Ignazio Marino, Daniela Mazzuconi, Albertina Soliani) e sara’ presentato in una conferenza stampa alla Sala del Mappamondo della Camera lunedi’ alle 15.30 da Ricardo Levi (primo firmatario alla Camera), Zaccaria e da Marina Magistrelli (prima firmataria al Senato). Sara’ presente il vicepresidente della Camera, Rosy Bindi. ‘Si tratta di un modo per rispondere alla domanda di trasparenza dei cittadini – si legge nella relazione – che hanno il diritto di sapere nel piu’ breve tempo possibile se chi li rappresenta e’ innocente o colpevole dei reati di cui sia stato eventualmente imputato. Questo progetto di legge non vuole essere una semplice proposta dell’opposizione alla maggioranza ne’, tanto meno, una provocazione. Esso e’ rivolto a tutti i parlamentari e ha l’ambizione di rappresentare un ponte teso a superare il fossato sempre piu’ largo che divide la classe politica dai cittadini’.(ANSA).

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Islam, Zaccaria: Impossibile vietare abito specifico

E’ impossibile introdurre nel nostro ordinamento una norma che vieti esplicitamente uno specifico abito: questo concetto e’ emerso con forza dalle numerose audizioni di autorevoli giuristi svolte in parlamento sull’uso del burqa e secondo me da qui bisogna ripartire per scrivere un eventuale provvedimento. Già la scelta francese di vietare il velo islamico ha fatto molto discutere e non è stata accolta positivamente dal resto d’Europa. Facendo un divieto generale si corre il rischio di violare altri valori. Dunque, è necessario valutare con serenità e senza fretta quali siano le ripercussioni sulle libertà’ individuali di un eventuale provvedimento che vieta un indumento, per quanto estraneo alla nostra cultura. Bisogna stare molto attenti a non ledere la libertà religiosa o a creare discriminazioni, insomma su questi temi occorre procedere con il bisturi e non certo con l’accetta.

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PA: ZACCARIA, BRUNETTA PREDICA LA MERITOCRAZIA MA PRATICA IL PEGGIOR NEPOTISMO

PA: ZACCARIA, GIACALONE PRESIDENTE DIGITPA E’ NEPOTISMO (V. ‘CAMERA: SI’ COMMISSIONE…’ DELLE 14:35) (ANSA) – ROMA, 20 GEN – Il Pd ha votato contro la nomina di Davide Giacalone a presidente della Digitpa. ‘Incarico per il quale percepira’ una indennita’ di 315 mila euro’. Cosi’ Roberto Zaccaria, vice presidente per il Pd della commissione affari costituzionali della Camera, che oggi si e’ espressa a favore della nomina con 24 si’ contro 20 no. ‘Il dottor Giacalone in base al suo curriculum non risulta idoneo per questo incarico che richiede alte e comprovate competenze scientifiche e manageriali nel campo dell’innovazione tecnologia. Anche da quanto e’ chiaramente emerso dal dibattito in commissione, la proposta del ministro Brunetta e’ basato sul loro antico rapporto di amicizia e dimostra che il ministro ‘predica bene e razzola male’: se questo e’ l’esempio di quella meritocrazia di cui spesso si parla, penso che tutto il mondo scientifico avra’ la possibilita’ di giudicare la coerenza del ministro in questo come in altri casi’.(ANSA).

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