XV legislatura – 12 dicembre 2006: disegno di legge di modifica dell’art. 12 Cost. (italiano lingua ufficiale della Repubblica)
12-dicembre-2006
Nella mattinata del 5 dicembre, nel corso della trasmissione Uno mattina su Rai 1, si terrà un dibattito tra me e l'on. Santelli sui temi della libertà religiosa. La grande attualità del tema richiede uno sforzo di confronto non solo nelle sedi istituzionali, ma anche sulla stampa e nei mezzi di comunicazione, al fine di suscitare interesse nei cittadini per quello che si appresta ad essere uno degli argomenti centrali del futuro prossimo. La mancanza di una organica disciplina sul tema e la persistenza nell'ordinamento di norme provenienti dal regime fascista sottolineano con maggior forza l'urgenza di un intervento normativo sul tema.!
Ci siamo astenuti sul decreto legge in materia di intercettazioni telefoniche perché, al di la di qualsiasi altra considerazione, non è più possibile continuare ad intervenire in materia di diritto di cronaca "a pizzichi e bocconi". Si ricorre solo e sempre ad un inasprimento delle sanzioni contro gli editori e contro quei non molti cronisti che ancora osano indagare sui troppi misteri d Italia. La mala pianta delle intercettazioni illegali e del loro commercio clandestino va estirpata ma la "cultura dell emergenza" non può essere ritenuta la causa principale per prendere tali provvedimenti. Una serena discussione deve partire dall'analisi dei limiti e delle contraddizioni di questi provvedimenti per altro puntualmente denunciati in uno specifico ordine del giorno votato dal Parlamento. Per queste ragioni ci auguriamo che già nei prossimi giorni i ministri competenti vogliano aprire un confronto sereno e costruttivo con tutte quelle associazioni professionali e sindacali davvero interessate ad un rafforzamento della cultura delle garanzie e della libertà di informazione".!
"Bisogna separare contabilmente il servizio pubblico e l'attività commerciale, lasciare una rete (Raidue) finanziata dalla pubblicità e mantenere le altre due col canone e, su Raiuno, anche un po' di spot ma solo la sera. Per qualche anno la gestirei secondo le regole di una tv commerciale poi, certo, si potrebbe pensare alla vendita o all'ingresso di privati. Ma questo, nel programma dell'Unione per questa legislatura, non c'è. Manca di un percettibile piano industriale. La conseguenza di aver bloccato la cessione di Rai Way, che avrebbe portato una grande alleanza strategica, e' stata l'inerzia sulle nuove tecnologie. Digitale terrestre, dove Mediaset la fa da padrone, in primis."(Adnkronos, estratto dall'intevista pubblicata da "Il Messaggero" il 16/10/2006)!
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"Non vogliamo passare altri cinque anni senza attuare il titolo V della Costituzione. Dopo che la commissione Affari costituzionali si sarà espressa, applicheremo un intervento su cio' su cui siamo tutti d'accordo. Ci saranno modifiche puntuali e non di ampio respiro. Sara' inoltre una riforma di tipo processuale, per tappe successive: modifichiamo cio' che e' indispensabile e condiviso e per il resto attuiamo. Credo che non si debba estendere il capitolo alla forma di governo. Gia' il tema del bicameralismo e del Senato delle autonomie rischiano di arrivare a piani troppo alti. Ho sentito anche il parere del presidente Roberto Formigoni, che mi e' parso molto radicale. Il nostro intento e' quello di riformare la Costituzione tenendo conto dell'esito referendario e non fare aggiunte". (estratto dell'intervento tenuto in occasione del seminario organizzato dall'ANCI il 22 settembre a Milano sul tema delle riforme cosituzionali)!
Non partecipo volentieri neppure io al chiacchiericcio di questi giorni sul conflitto di interessi dal momento che molti degli interventi mi sembrano fatti al buio, da persone cioè che non hanno neppure letto la proposta di legge presentata in Parlamento. Questo naturalmente non è il caso di Marco Travaglio (Articolo21.info) che merita attenzione e qualche provvisoria risposta in attesa di continuare meglio il dialogo dopo il 13 di settembre quando la proposta di legge comincerà il suo iter parlamentare alla Camera. Vorrei dire prima di tutto che mi pare assai difficile rientrare dall'anomalia italiana con una sola mossa e cioè con la sola legge sul conflitto di interessi. Questa legge è importante e va fatta seriamente e rapidamente ma può risolvere solo alcuni problemi del rapporto tra politica ed economia. Caricarla di tutti gli obiettivi mi pare improprio. Il problema della proprietà e del peso dei mezzi di informazione deve essere risolto attraverso una buona legge sulla televisione pubblica e privata e questa deve essere fatta con la stessa urgenza perché la connessione dei problemi è evidente. La proposta De Zulueta è importante per incidere sul rapporto tra televisione pubblica e politica; ma è altrettanto importante ristabilire serie norme antitrust per impedire che le concentrazioni nei media condizionino la politica, come purtroppo è avvenuto ed avviene. Tornando alla legge sul conflitto di interessi non c'è dubbio che si aprano le due strade dell'incompatibilità tra le funzioni di governo ( a tutti i livelli) e gli interessi economici e mediatici e quella più drastica dell'ineleggibilità che impedirebbe la presenza nelle assemblee elettive nazionali e locali dei soggetti interessati. Personalmente ho dei dubbi che dopo l'interpretazione data dal Parlamento alla legge del 1957 che sia possibile tornare indietro od estendere l'ineleggibilità ai proprietari oltre che ai titolari delle concessioni. Certo la strada che propone Travaglio di sottrarre il giudizio al Parlamento per darlo alla magistratura ordinaria potrebbe riaprire la questione, ma si metterebbero in discussione principi di autonomia delle Camere che hanno alle spalle tradizioni importanti. Credo che sia anche importante vedere bene i modelli stranieri che continuamente vengono citati. Io penso che non siano molti i paesi che adottano l'ineleggibilità secca della quale si parla in questi giorni. Non mi pare che tra questi ci siano gli Stati Uniti, come dimostra il caso Bloomberg, né la Francia o la Germania o l'Inghilterra. Questo almeno è quanto risulta da un rapporto del Servizio studi della Camera del 2002, a meno che io non lo abbia consultato troppo frettolosamente. In sostanza io concordo sul fatto che sia necessario fare norme precise e dettare sanzioni severe, ma penso anche che non si possa adottare uno schema sommario, bensì strumenti appropriati per i diversi tipi di infrazioni. !