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Berlusconi poliziotto contro i giornalisti

Berlusconi minaccia l’uso della polizia contro gli studenti mentre si fa lui stesso poliziotto nei confronti dei giornalisti presenti alla conferenza stampa, ventilando minacce. Ci auguriamo che quegli stessi giornalisti consegnino il loro taccuino al direttore e facciano un servizio dettagliato sulle parole del premier. Questa sarebbe la risposta piu’ civile’. Lo ha detto Roberto Zaccaria, deputato del Pd, vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera. ‘I saluti per i direttori di giornali e telegiornali, poi, il presidente del Consiglio se li tenga per se’ – prosegue Zaccaria -. Berlusconi sappia che non siamo disposti a fare il callo ai suoi violenti attacchi contro coloro che esprimo un libero dissenso sulle proposte del governo e contro chi fa il proprio lavoro informando i cittadini. Si sforzi, piuttosto, di capire i motivi dei manifestanti e impari a confrontarsi con chi ha una opinione diversa dalla sua’.(ANSA).

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Un ricordo di Leopoldo Elia

Il giudizio più significativo alla notizia della morte del prof. Elia è stato certamente quello del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “La scomparsa di Leopoldo Elia – ha scritto in un messaggio di cordoglio inviato al presidente della Corte costituzionale, Franco Bile – suscita profonda commozione in me come in tutti coloro che lo hanno conosciuto da vicino. Uomo di straordinaria probità e mitezza, Elia è stato un maestro del costituzionalismo italiano, per cultura, esperienza vissuta nelle istituzioni, capacità di dialogo e fermezza di convinzioni”. Poi la conclusione: “Gli sono stato legato dalla più grande stima e amicizia, e rivolgo alla sua figura un pensiero riconoscente per il prezioso contributo che ha dato allo sviluppo democratico del paese e innanzittutto all’affermazione dei principi e dei valori della Costituzione repubblicana”. Sono riassunte in queste poche parole le qualità principali del professore-maestro, del servitore delle istituzioni, dell’uomo. Io personalmente ricordo ancora nitidamente una delle prime volte che l’ho incontrato. E’ stato a Napoli in occasione di un convegno sulla radiotelevisione. Lui era relatore insieme al mio maestro, Paolo Barile. Eravamo all’inizio degli anni 70. La Rai era al centro di una riforma, che sarebbe stata storica e che proprio da quella relazione prendeva le mosse. Capii allora la ragione per la quale due costituzionalisti illustri prendevano in considerazione un tema, apparentemente marginale, come quello della radiotelevisione. Mi dissero che era inutile studiare solo i temi classici del costituzionalismo se poi l’asse principale del potere si spostava di fatto e inevitabilmente in altre direzioni. Mi pare che siano stati profetici. Una seconda volta le esperienze di Leopoldo Elia e di Paolo Barile si sono incrociate significativamente, al di fuori dell’Università ed è stato nel 1993 con il Governo Ciampi. Elia era ministro delle riforme e Barile, ministro dei rapporti con il Parlamento. C’erano tanti altri nomi illustri in quell’ Esecutivo. Rileggerli ora fa quasi impressione. Oggi voglio ricordare come insieme Leopoldo e Paolo abbiamo dato un esempio di servizio allo Stato. Infine mi piace ricordare la scuola che si è creata intorno a maestri come loro. Basta scorrere oggi con tristezza i necrologi in ricordo di Leopoldo Elia e si possono leggere molti dei nomi che si riconoscono in quell’insegnamento e che porteranno avanti quel lavoro. L’insegnamento principale di Elia non è solo nei libri che ha lasciato, nelle esperienze, importantissime, che ha vissuto, prima di tutte la Corte costituzionale, ma nella lezione umana che ha mostrato nella sua vita di tutti i giorni, nella sua famiglia e tra i suoi amici ed allievi. Un uomo mite, come ha detto bene il Presidente Napolitano. Quando lo incontravi ti ascoltava sempre come se lui fosse l’allievo e tu il maestro e non viceversa: con un’attenzione, con un rispetto e con una curiosità che solo gli uomini grandi riescono a far apparire credibile.

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Ci ha lasciati ieri Leopoldo Elia: un grande maestro, un grande uomo, un grande amico.

E’ una perdita immensa e incommensurabile per moltissimi tra noi, per la scienza del diritto, per la democrazia italiana, per l’Italia. Una perdita immensa per l’Università italiana, a cui ha dato fino all’ultimo l’assiduo, quotidiano contributo della sua cultura, della sua intelligenza, della sua dottrina, della sua esperienza, del suo equilibrio, della sua generosità e disponibilità, della sua capacità di ascolto e comprensione, della sua limpida coscienza di autentico democratico. Questo è il necrologio preparato insieme ad alcuni colleghi del Dipartimento di Diritto Pubblico di Firenze “Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Paolo Caretti, Stefano Merlini, Roberto Zaccaria, Stefano Grassi, Cristina Grisolia, Massimo Carli, Filippo Donati, Giovanni Tarli Barbieri, Orlando Roselli, Giusto Puccini, Pier Francesco Lotito, Elisabetta Catelani, Andrea Simoncini, Marcello Cecchetti partecipano al profondo dolore per la morte del prof. Leopoldo Elia e ne ricordano l’alto magistero, lo straordinario impegno civile e la profonda amicizia con la scuola fiorentina di Paolo Barile”.

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Sicurezza: il governo si presenta in Europa con una faccia diversa da quella che mostra in Italia

Nel corso di un incontro che si terrà oggi al Senato con una delegazione del Parlamento europeo sul tema della sicurezza e delle impronte digitali, evidenzierò come il Governo italiano si mostra con due facce diverse in Italia e in Europa. Da noi si atteggia a lupo e in Europa veste i panni dell’agnello. Questo è quanto è accaduto nella vicenda della schedature e delle impronte digitali ai bambini rom. In un primo tempo (nel mese di maggio) sono state emanate delle discutibili ordinanze con le quali si è autorizzata la prima schedatura in deroga ai diritti fondamentali delle persone. Ordinanze a tal punto discrezionali che alcuni prefetti si sono comportati in un modo ed altri in un altro. Successivamente a seguito delle fortissime critiche dell’opposizione parlamentare, della società civile e, soprattutto, del Parlamento europeo (10 luglio), sono state approvate delle linee guida interpretative (23 luglio) molto più morbide: con quelle e con il parere del garante ci si è presentati in Europa. Purtroppo quanto è avvenuto sulla pelle dei poveri diavoli è diverso da quanto si racconta nelle disposizioni ingentilite che si presentano in Europa, ma purtroppo sono in pochi a saperlo perché i poveri diavoli non hanno la possibilità di andare davanti ad un giudice e sempre pochi sono coloro che si prendono la briga di leggere le denunce della Comunità di sant’Egidio che il 25 di giugno, aveva ricordato che nel campo “centrale del latte” di Napoli erano stati distribuiti questionari in cui si richiedeva la religione professata e l’etnia.

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CAMERA: CAPIGRUPPO, NO A URGENZA PER EUROPEE. Tutta l’opposizione annuncia battaglia sulle liste bloccate.

(ASCA) – Roma, 17 set – La Conferenza dei capigruppo non ha concesso la corsia di urgenza per la legge elettorale per le europee come era stato chiesto dal governo attraverso il ministro per i rapporti col parlamento Elio Vito. Si e’ valutato che l’iter legislativo ‘normale’ e’ sufficiente per portare la riforma all’esame dell’aula per la fine del mese di ottobre, e forse anche per la penultima settimana. Secondo una stima fatta dalla Commisione Affari Costituzionali dove la legge di riforma ha mosso il primo passo, si potrebbe fare a tempo per permettere al Senato di votare entro Natale. La maggioranza vuole una legge con una soglia di sbarramento alta (5 per cento) e con liste bloccate. Tutta l’opposizione è contraria. Partito democratico, UDC e Italia dei valori vogliono mantenere almeno una preferenza. E’ gravissimo escludere ancora i cittadini dalla scelta degli eletti. Tutto lascia prevedere che se la maggioranza non cambierà atteggiamento ci sarà una dura battaglia parlamentare

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