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INTERCETTAZIONI: PER SITI WEB RIDUZIONE DANNO GRAZIE AL PD

 Avevo presentato un anno fa l’emendamento alla cosiddetta norma ‘anti-blog’, con l’intento di limitare il danno di una proposta che resta molto criticabile, in un provvedimento complessivamente inaccettabile: e’ una buona cosa che oggi, dopo esser stato respinto varie volte, governo e maggioranza lo hanno fatto proprio’. Lo afferma il Democratico Roberto Zaccaria, vicepresidente della commissione Affari costituzionali. ‘L’emendamento approvato limita alle sole testate on-line che risultano registrate l’obbligo di rettifica entro 48 ore: nella mia dichiarazione – spiega Zaccaria – ho anche precisato che i responsabili dei siti non devono rispondere dei commenti dei lettori. Rispetto ai propositi iniziali della maggioranza, e’ cosi’ garantita una forte riduzione, almeno del 95%, dei soggetti ai quali sara’ applicata la norma’. (ANSA).   <!– –>  

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Rai…di tutti, di più

Nei giorni scorsi ho presentato con alcuni colleghi di altri gruppi parlamentari dell’opposizione (Giulietti, Tabacci, Granata e Leoluca Orlando) e con  tre esponenti del mio gruppo, il PD, (Corsini, Mazzarella e Sarubbi)  una proposta di legge sulla RAI (A.C. n.4559) dal contenuto forse un po’ utopistico, forse anche un poco romantica,  ma che  a me pare di grande significato. Testo proposta di legge Il patrimonio storico e culturale che la Rai-Radiotelevisione italiana rappresenta per il nostro Paese è davvero unico e irripetibile. La Rai è stata per moltissimi anni la più grande industria editoriale italiana; per decenni essa ha rappresentato quasi l’emblema dell’informazione pluralistica ed ha saputo dare spazio e voce alle  migliori esperienze sociali ed artistiche, nonché alle diverse opinioni politiche,  culturali e di pensiero presenti nella società. Oggi, la Rai appare e forse è molto più ostaggio dei partiti e sempre meno rispettosa delle regole e del principio fondamentale del pluralismo, è indispensabile, proprio al fine di non disperdere questo patrimonio, riformare il nostro servizio pubblico, rivedendone i profili fondamentali della sua legittimazione e della sua rappresentanza. E’ evidente, infatti, come in questo contesto l’indipendenza della RAI sia messa in grave pericolo dalle ingerenze dei partiti e dei gruppi di interesse. Le recenti tornate elettorali e referendarie – contro la cui iniquità dal punto di vista informativo pure mi sono a lungo battuto –  hanno manifestato solo la punta di un iceberg rappresentato da un’informazione “condizionata” e parziale che ormai da anni viene diffusa agli Italiani. Pertanto, se il problema della Rai è l’esasperata lottizzazione dei ruoli amministrativi e dirigenziali e la mancanza di accountability e di responsabilità dei suoi vertici politico amministrativi, perchè non dare la parola direttamente agli utenti-ascoltatori? Perchè non permettere alle persone, ai cittadini di esprimere il proprio gradimento e il proprio orientamento nei confronti di chi deve dirigere il servizio pubblico radio-televisivo? Perchè, quindi, non prevedere delle vere e proprie elezioni, sebbene indirette, dei membri del Consiglio di amministrazione della Rai? L’ispirazione costituzionale della nostra proposta si fonda direttamente sull’art.43 della Costituzione che riconduce a comunità di utenti la gestione dei servizi pubblici essenziali. Prevediamo infatti una nuova modalità di nomina del consiglio di amministrazione della RAI, legata alla scelta degli stessi utenti ed operata direttamente al momento del pagamento del canone di abbonamento. Attribuiamo così il diritto a decidere sull’azienda, attraverso la nomina dei suoi amministratori, a quegli utenti che pagano il canone per la radiotelevisione che, ad oggi, rappresenta ancora gran parte delle fonti di finanziamento della RAI (oltre il 60 per cento). In questo modo il pagamento del canone per la radiotelevisione cesserebbe di essere solo l’odiosa “tassa sulla televisione”, troppo spesso invocata in termini critici, ma si convertirebbe in un mezzo di finanziamento dell’azienda pubblica da parte dei suoi utenti/abbonati nonché in un titolo per contribuire alla gestione dell’azienda attraverso un voto finalizzato alla nomina di un Consiglio di utenti che a loro volta avrebbero il compito di nominare il più ristretto consiglio di amministrazione della Rai. In altre parole i cittadini-utenti-abbonati andrebbero a scegliere i membri di una sorta di collegio di grandi Elettori, il cui compito sarà quello di nominare i membri del CdA.  Il meccanismo attraverso il quale vengono eletti questi “grandi elettori” è il seguente: al momento del pagamento del canone il cittadino, sul medesimo bollettino, potrà scrivere fino a due nomi di preferenza. Inoltre, nella logica di attribuire agli abbonati/utenti la possibilità di incidere direttamente anche sulla programmazione RAI, sempre al momento del pagamento del canone, l’abbonato potrà indicare sul bollettino il nome di un programma della RAI che abbia apprezzato e uno di un programma che non abbia gradito. Tutte indicazioni di cui si dovrà tener conto al momento della strutturazione dei palinsesti. Utopia?Romanticismo?Provocazione? Idea irrealizzabile? Forse un po’ di tutto questo. O forse solo la volontà di liberare, sul serio, la “Rai di tutti” dal giogo, apparso a momenti inevitabile, della pressione politica e partitica. Forse in questo modo quell’enorme patrimonio di storia, uomini, donne, professionalità e cultura che è racchiuso nell’azienda di Viale Mazzini potrà finalmente esprimersi pienamente.

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Conflitto interessi: Zaccaria (PD), Antitrust chiara, e Agcom?

(ANSA) – ROMA, 27 LUG – ”La relazione dell’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato e’ molto chiara nel riconoscere i limiti della legge attuale sul conflitto d’interesse. Questo e’ un nodo che il parlamento ha il dovere di affrontare al piu’ presto”. Lo afferma Roberto Zaccaria (Pd). ”L’Antitrust – spiega Zaccaria – si spinge a segnalare l’opportunita’ di riformare l’istituto del conflitto di interessi, trasformandolo da illecito di danno a illecito di pericolo, per consentire all’Autorita’ stessa di intervenire puntualmente e con adeguati poteri gia’ nella fase in cui si manifesta il rischio di un conflitto, al fine di prevenirlo. L’Agcom invece che potrebbe applicare la norma sul sostegno privilegiato in campagna elettorale da parte delle aziende del premier tace di fronte ai ripetuti esposti e per il momento non invia neppure le relazioni periodiche al parlamento. Chiederemo in commissione di convocare i presidenti per informare le Camere sui rimedi necessari”. (ANSA)

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TV: AGCOM INTERVENGA SU SQUILIBRI POLITICI NEI TG

  I dati che oggi vengono forniti da ‘Il Sole 24 Ore’ sugli equilibri politici nei Tg sono preoccupanti. Passate le elezioni e spenti i riflettori si ritorna ad una ben triste realta’. La fonte del servizio e’ molto autorevole, l’Osservatorio di Pavia ed i mesi considerati sono quelli di maggio e giugno. In periodo normale si dovrebbe tornare al criterio dei tre terzi: un terzo governo, un terzo maggioranza ed un terzo opposizione, ma siamo lontanissimi da quel criterio’. Lo dichiara Roberto Zaccaria, deputato Pd e vicepresidente della commissione Affari costituzionali a proposito dei dati sul pluralismo nei tg a maggio e giugno riportati oggi dal quotidiano finanziario. ‘Naturalmente quelli che si discostano di piu’ sono i Tg militanti. Il Tg1 da al governo il 41,3 per cento e lascia al Pd un modesto 12 per cento. Il Tg4 dedica al governo e alla maggioranza l’88 per cento e al Pd il 4 per cento. L’ unico che rispetta il criterio corretto e’ ancora una volta il Tg de La7 che da il 60 a governo e maggioranza e il 31 all’opposizione dando visibilita’ anche al alcune forze come Futuro e liberta’ che gli altri hanno oscurato. Di fronte a questo stato di cose – continua Zaccaria – non vorremmo che l’Agcom avesse anticipato le vacanze. Come al solito i dati sul sito sono in ritardo e del tutto illeggibili. Noi abbiamo apprezzato il comportamento dell’arbitro in campagna elettorale, ma non ci basta. Non vorremmo che si dicesse da qualche parte: ‘finita la festa, gabbato lo santo’.(ANSA).

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Rai: Zaccaria annuncia querela al Giornale

(ANSA) – ROMA, 6 LUG – ”Ho dato incarico al mio avvocato di procedere immediatamente in sede civile contro Il Giornale, dopo l’articolo pubblicato ieri a firma di Mario Giordano”.  Lo rende noto Roberto Zaccaria, deputato Pd, il quale spiega: ”I giornalisti prima di scrivere dovrebbero leggere. Mario Giordano, infatti, mi ha accusato di aver creato nel 2000, quando ero presidente della Rai, una struttura Alfa o Beta e richiama ancora, come prova, una cena tenutasi a casa mia con Veltroni, Giulietti e Vita. Giordano non ha letto che per un’affermazione simile legata a quella cena il giornalista Bruno Vespa e’ stato condannato in primo grado in sede civile a risarcirmi con 82 mila euro per diffamazione”. ”Il Giornale – prosegue il deputato – nell’eccitazione difensiva alza un polverone fantasioso ripetendo la diffamazione, aggravata, questa volta, dalla recidiva. Tutto questo solo per vanificare ruolo e obiettivi della struttura Delta, quella che in Rai, insieme agli ex di Mediaset, avrebbe pianificato le campagne pro-berlusconi. Ma il tentativo di Giordano e di chi gli ha commissionato il pezzo e’ assai imprudente oltre che mistificatorio: a casa mia, come e’ stato provato dal giudice, non si pianifico’ nessuna campagna contro nessuno”. (ANSA).

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P4: Zaccaria, paradossale proposta commissione inchiesta

(ANSA) – ROMA, 28 GIU – E’ ”paradossale” che la maggioranza chieda una commissione d’inchiesta sull’uso delle intercettazioni e non sulle ”trame oscure della P4”: lo afferma Roberto Zaccaria, deputato Pd e vicepresidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio. ”Per fare luce sulle trame oscure della P4 e sulla rottura delle regole democratiche secondo noi occorre una commissione di inchiesta del Parlamento: abbiamo presentato in questo senso una proposta di legge di cui e’ prima firmataria Rosy Bindi ma la maggioranza fino ad ora ha mostrato ben poco interesse. Per questo e’ paradossale che qualcuno nel centrodestra avanzi la proposta di una analoga commissione parlamentare ma sull’utilizzo dell’istituto delle intercettazioni che sono uno strumento legittimo: per stabilirne l’eventuale l’abuso ci sono altri strumenti. Dunque, e’ incredibile l’inversione del significato che la destra da’ alla realta’: vogliono indagare su cio’ che e’ legittimo ma non su cio’ che palesemente viola l’integrita’ delle istituzioni”, conclude. (ANSA).

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