12
marzo 2016

Secondo l’art.138 Cost. il referendum serve per raccogliere le valutazioni dei CITTADINI, che devono esprimersi in prima persona, aldilà degli schieramenti partitici e governativi, sulle modifiche alla Costituzione approvata nel 1948.

1) Consenso ridotto in Parlamento. Si era detto – anche da parte dell’attuale Presidente del Consiglio – che riforme molto ampie della Costituzione avrebbero dovuto raccogliere un consenso molto ampio in Parlamento, come avvenne alla Costituente. Questo non è avvenuto e in alcuni passaggi si è perfino invocata la disciplina di partito o di maggioranza per convincere le minoranze.
2) Forma discutibile. Tenere distinti: Governo e Costituzione. La riforma è scritta male e stona rispetto al bellissimo testo originale della nostra Costituzione. Il Governo ha avuto un ruolo eccessivo, rispetto alla Costituente, quando il Governo si astenne dal condizionare i lavori. Il Governo ora vuole condizionare anche il giudizio referendario, ponendo una fiducia impropria sul risultato. “Se non vince il SI vado a casa”.
3) Senato troppo debole. Regioni indebolite. C’è un’evidente asimmetria tra Camera e Senato. La seconda Camera è squilibrata tra composizione e competenze. Rappresenta le autonomie regionali che nel frattempo sono state quasi azzerate. E’ un “dopolavoro” di consiglieri regionali che non bilancia la prima Camera e sarà inevitabilmente controllata dai partiti più che dalle Istituzioni territoriali.
4) Troppi procedimenti legislativi. Prima c’era un procedimento legislativo semplice e ordinato. Si dice di voler semplificare.Con le modifiche introdotte, anziché snellire il processo di formazione delle leggi, lo si complica. Si sono sostituiti almeno sette diversi procedimenti legislativi ed aumenterà inevitabilmente il contenzioso costituzionale.
5) Troppo forte il Governo in Parlamento. Finora il Governo aveva già un peso molto forte in Parlamento. Ora le cose peggiorano. Per effetto della legge elettorale il Governo potrà contare su di una maggioranza amplissima alla Camera ed anche nel Parlamento in seduta comune (che ne costituisce una sorta di propaggine). Potrà continuare a fare i decreti legge e disporrà di una corsia preferenziale per fare le leggi che giudica importanti. Il Parlamento composto in gran parte da “nominati” (preoccupati della rielezione che dipende dal “capo”) non avrà la possibilità di bilanciarne i poteri.
6) Indeboliti gli organi di garanzia. Presidente della Repubblica, Corte costituzionale e CSM escono più deboli per effetto di questa riforma. Risultano soprattutto compromessi i meccanismi di elezione.

1 commento per “Riforma costituzionale: perché dire NO in caso di referendum.”

  1. Salvatore Sperandeo 17 marzo 2016 alle 18:11

    1) Non sono i cittadini ma gli elettori quelli che saranno chiamati a pronunciarsi nel referendum costituzionale 2) il ridotto consenso dipende dal voltafaccia di Forza Italia che prima ha votato a favore della riforma (il tanto criticato dalla sinistra Patto del Nazareno, ora a quel che scrive rimpianto) e poi contro. 3) le autonomie regionali non sono azzerate; semplicemente si riporta allo Stato quel che ad esso spetta, come le grandi infrastrutture, altrimenti paralizzate; inoltre il Senato acquista una funzione di raccordo e comunque approva a pari titolo le leggi più importanti, a cominciare da quelle costituzionali;4) i diversi procedimenti legislativi sono il riflesso inevitabile del diverso peso del Senato a seconda della materia, proprio per evitare che esso non conti nulla; 5) vengono costituzionalizzati i limiti alla decretazione d’urgenza contro finalmente l’introduzione di un iter legislativo a data certa che permetta al governo di aver votato le sue proposte; 6) solo 100 su 630 saranno i deputati eletti con liste bloccate; 7) basterebbe saper far di conto per comprendere che, anche con il premio elettorale, la maggioranza non potrebbe eleggersi il suo Capo dello Stato. infatti occorrerebbe che dal settimo scrutinio per il candidato Presidente della Repubblica votino (a scrutinio segreto!) i tre quinti, cioè 438 parlamentari, quindi non solo tutti i 340 deputati della maggioranza ma anche 98 dei 100 senatori, eletti in modo proporzionale: semplicemente irrealistico!

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