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La campagna elettorale parla di rifiuti in Campania…ma non in Lombardia.

Lo sappiamo da tempo: la campagna elettorale non è il momento migliore per fare informazione. A volte notizie insignificanti vengono amplificate e notizie importanti vengono oscurate. Ad esempio si è parlato molto, ed è comprensibile, del problema dei rifiuti in Campania, mentre non si è parlato per niente del problema dei rifiuti in Lombardia. Eppure c'è stata proprio durante i giorni della campagna elettorale la notizia di una sentenza della Corte di cassazione che ha riacceso le luci su una vicenda assai poco edificante legata alla discarica di Cerro Maggiore. Il 20 marzo 2008 è stata depositata la sentenza della Corte Suprema di Cassazione (sezione III Penale) del 7 febbraio 2008 n. 12409/2008 con la quale è stato riaperto un filone contiguo del processo a Paolo Berlusconi in relazione ai fatti relativi alla discarica di Cerro Maggiore. Non mi pare che nessuno dei grandi giornali e neppure di quelli più piccoli ne abbia parlato. Eppure a guardar bene la vicenda giudiziaria ha aperto pagine di un libro a dir poco inquietante. Intorno al 2002 c'era stato da parte di Paolo Berlusconi un patteggiamento di varie decine di milioni di euro per una serie di gravi reati (peculato, appropriazione indebita e corruzione in danno della Regione Lombardia e altro) in relazione alla gestione della discarica di Cerro Maggiore. Una delle più alte cifre versate nella storia di mani pulite per ottenere una condanna mite al disotto dei due anni di pena (1 anno e nove mesi di reclusione). Il Tribunale di Milano nel 2004 aveva accertato altri reati di natura fiscale (anche qui si trattava di somme ingenti di milioni e milioni di euro) in relazioni a fatture emesse in relazione a prestazioni inesistenti. Il problema riguardava anche la sussistenza di una possibile continuazione del reato che avrebbe reso più pesante la sanzione penale. La Corte di appello di Milano aveva espresso un avviso contrario. La Cassazione con la recentissima sentenza ha invece annullato la decisione più blanda e trasmesso gli atti ad altra sezione della Corte di appello di Milano. La discarica di Cerro, gestita all'epoca dalla Simec s.p.a., riferita a Paolo Berlusconi, dalla Corte di Appello era stata, “riduttivamente ed impropriamente…considerata il mero “contesto spaziale” della commissione (della maggior parte) dei delitti; essa invece (secondo l'impostazione del Tribunale) costituisce l'oggetto ed il fulcro di quell'attività imprenditoriale che si assume fin dall'inizio preordinata a compromettere anche le ragioni dell'Erario”. Dato che di questa storia si è parlato pochissimo sui grandi mezzi di informazione, ci domandiamo se la pubblicità per queste grandi vicende di natura fiscale (possiamo dire di evasione fiscale o è troppo poco?) debba riguardare solo Valentino Rossi o anche qualcun altro. Per chi volesse saperne di più in relazione alla storia della nostra repubblica ed anche a quella delle nostre regioni si può vedere il sito ( www.alphaice.com/giurisprudenza ) per quanto riguarda il contenuto della sentenza e il commento di Anna Teresa Paciotti per la ricostruzione della complessa e, per diversi profili, inquietante vicenda giudiziaria(www.studiolegalelaw.it/new.asp?id=4457). Più in là nel tempo ci sono stati interessanti approfondimenti di Diario e di Avvenimenti !

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Corriere della sera: Costituzionalisti, appello al PD:

Un appello al Partito democratico perché costituisca una «consulta» per le riforme che dia un contributo al programma e metta «in sicurezza » anche la seconda parte della Costituzione. Lo hanno inviato al segretario del Pd Walter Veltroni quarantasette fra i massimi costituzionalisti e politologi del nostro Paese, girandolo anche al presidente del Pd, Romano Prodi, e al vicesegretario Dario Franceschini. Un elenco di personalità illustri che va da Umberto Allegretti (docente di diritto pubblico a Firenze) ad Adriana Vigneri (stessa materia insegnata alla Ca' Foscari di Venezia), passando per tre presidenti emeriti della Consulta Leopoldo Elia, Valerio Onida e l'ex garante Tlc Enzo Cheli, l'ex ministro delle Riforme Franco Bassanini e, tra gli altri, i politologi Stefano Passigli, Oreste Massari e Bruno Dente, i costituzionalisti Enzo Balboni, Anna Chimenti, Cesare Pinelli e gli amministrativisti Alessandro Pajno e Alberto Massera. Gli esperti mettono in guardia: «È opinione diffusa che la prossima legislatura dovrà occuparsi intensamente, fra l'altro, di riforme istituzionali». «Sicuramente — fanno notare — dovrà occuparsi della riforma elettorale e delle connesse modificazioni ai regolamenti parlamentari, alla legge sul finanziamento dei partiti e sulla stampa di partito in modo da restituire agli elettori la possibilità di scegliere i loro rappresentanti ». Ma bisognerà porre mano anche ai «necessari aggiornamenti alla nostra Costituzione in tema di forma di governo, di struttura del Parlamento (superando il bicameralismo paritario), di "manutenzione" e attuazione del Titolo V». E dare il via a «una coraggiosa e impegnativa modernizzazione e semplificazione del nostro sistema amministrativo » riprendendo un'opera «rimasta a metà del guado». Su questi punti però, fanno notare, «il programma del Pd contiene alcune buone proposte ma anche indicazioni generiche o ambivalenti e altre che sembrano non sufficientemente meditate». Tra queste ultime includono anche l'«ipotesi di limitare la "messa in sicurezza" della Costituzione alla sola sua prima parte sottovalutando — rimarcano — le strette connessioni che esistono tra la prima parte e molte disposizioni della seconda e sottintendendo così che le riforme della seconda parte non richiedano un largo consenso». Ma chi potrà occuparsi di tutto ciò? Purtroppo, lamentano i sottoscrittori, le liste del Pd «comprendono ben pochi esperti in questi campi». Li enumerano: «Un politologo Salvatore Vassallo, due costituzionalisti, Roberto Zaccaria e Stefano Ceccanti (entrambi non garantiti), nessun esperto di pubblica amministrazione e di diritto europeo». Troppo pochi. Da qui la proposta di costituire «un organismo di riflessione, di studio, di discussione ». «Una "consulta" del partito che si avvalga dei migliori costituzionalisti, amministrativisti e politologi italiani, molti dei quali si riconoscono nell'area cultural-politica espressa dal Pd». !

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Rapporto agli elettori

Cara amica, caro amico, un anno fa, il 23 febbraio del 2007, ho inserito sul sito ed ho simbolicamente inviato agli elettori il mio primo rapporto sulla XV legislatura . Oggi con un secondo rapporto intendo tracciare una sintesi, un rendiconto delle mie attività parlamentari svolte nella quindicesima legislatura. Una legislatura brevissima (appena venti mesi) interrotta dalla sfiducia al Governo Prodi e dallo scioglimento delle Camere, maturato dal Presidente della Repubblica dopo il fallito tentativo di dar vita con il Presidente Marini al un governo istituzionale per le riforme. Il centro destra ha chiuso ogni spiraglio alla possibilità di fare insieme le riforme costituzionali o anche solo la legge elettorale e così è diventato inevitabile lo scioglimento da parte del Presidente Napolitano. Lascio a voi il giudizio su chi ha fatto cadere il Governo ed anche su chi non ha voluto appoggiare il tentativo di Marini. Giudicheranno gli elettori. Vorrei soffermarmi a descrivere le vicende politiche di questo anno che abbiamo alle spalle, le ragioni che hanno provocato la crisi di una maggioranza troppo eterogenea; vorrei soffermarmi a parlare delle tante cose fatte dal Governo Prodi in questi quasi due anni di Governo. Non lo faccio per quanto riguarda la situazione politica, perché questi fatti sono stati descritti abbondantemente dai giornali; non lo faccio per quel che riguarda l'azione di Governo, perché ho pensato di descrivere tutte queste cose in un sito particolare dedicato al programma (www.portaledeitalenti.com). Voglio invece sia pure in sintesi darvi conto della mia attività perché questa non è ricostruibile dalla lettura dei giornali ed io sento pertanto il dovere di informarvi. Mettendo insieme questo con gli altri precedenti rapporti potrete ricostruire in maniera dettagliata la mia attività nel corso della XIV legislatura (16 mesi per me, eletto alla suppletive di ottobre 2004 a Milano) e della XV legislatura (venti mesi). Il rapporto agli elettori è disponibile al link https://www.robertozaccaria.it/collegio/rapporti/rapporti.php !

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I 12 PUNTI DI VELTRONI PER CAMBIARE L'ITALIA

Cambiare l'Italia si può. Walter Veltroni lancia all'Assemblea costituente il programma del Partito democratico: dodici punti, dalle infrastrutture alla riforma Tv, passando per la lotta al precariato, e tre stelle polari, più crescita, più uguaglianza e più libertà. Le carte ancora non sono state tirate fuori tutte, ma la linea è chiara: coniugare principi con esempi concreti "per dare l'idea che sappiamo cosa fare", spiega il braccio destro del segretario. Un'ora e mezzo di discorso, che raccoglie molti applausi tra i delegati all'Assemblea costituente, e che 'svela' il cuore dell'azione del Pd. Innanzitutto, la promessa delle promesse: meno tasse per tutti. Certo, si procederà passo dopo passo ma la direzione e questa. Poi, salari minimi per i precari, doti fiscali per i figli, più asili nido, ma anche un grande piano per aiutare chi è in affitto. Non mancano infine i tempi classici, dalle infrastrutture alla giustizia e alla sicurezza. INFRASTRUTTURE E ENERGIA – Basta con l'ambientalismo Nimby (Not In My Back Yard, ndr), che cavalca "ogni protesta". Sì all'ambientalismo "del fare". Ai termovalorizzatori per trattare i rifiuti, anche alla Tav. Per il Pd suona poì l'ora delle energie alternative: con il 20% di energia solare e eolica si risparmiano – fa i conti Veltroni – 20 miliardi di euro. "Per anni abbiamo incentivato la rottamazione delle auto. Ora incentiviamo – rilancia Veltroni – la rottamazione del petrolio". SUD – Al secondo posto del programma c'é il Mezzogiorno. Quel mezzogiorno che vive grazie alle risorse di Bruxelles, ma che troppo spesso le usa male. Qui, bacchetta il segretario del Pd, bisogna cambiare velocità. E lo stesso bisogna fare per i trasporti. Entro il 2013 il passo deve essere quello del resto dell'Europa sviluppata. SPESA PUBBLICA – Spendere meglio, spendere meno. Uno slogan ce riassume bene gli obiettivi che vuole centrare il Pd. La spesa pubblica "é il banco di prova decisivo" del nuovo governo. Fissati gli step: mezzo punto di Pil in meno entro il primo anno, un punto all'anno nei due successivi. Solo così si restituisce ai cittadini fino all'ultimo euro che arriva dalla lotta all'evasione. MENO TASSE – Fisco più leggero per tutti, ovviamente tutti i contribuenti 'leali'. Meno tasse quindi per famiglie, imprese e lavoratori: dal 2009 Veltroni promette un taglio delle aliquote Irpef di un punto l'anno per tre anni. Da qualche parte bisogna però partire e si parte dai redditi più bassi. Così come da subito il Pd dice sì agli sconti Irpef sul salario di produttività. In programma anche interventi sul cosiddetto forfettone per gli autonomi e sugli studi di settore, la cui revisione – è la assicurazione – non sarà mai retroattiva. DONNE – Parola d'ordine: investire sul lavoro femminile. Il Pd lancia un credito d'imposta rosa per le donne che lavorano, adeguato a sostenere le spese di cura. Si inizierà con le donne del Sud. Non solo. Tra le misure poi, via libera ai congedi parentali al 100% per 12 mesi. Idee chiare su nodi delicati come la 194. "E' una buona legge, che va difesa". AFFITTI PIU' FACILI – Il Pd sceglie chi una casa una ce l'ha. Nessun riferimento al'Ici, non nei 12 punti elencati dal segretario, ma una serie di interventi diversi per chi paga la 'pigione'. Un grande piano di 'social housing' per aumentare l'offerta di case in affitto e un fisco più amico con la possibilità, tra l'altro, di sgravi fino a 250 euro al mese. BAMBINI – Dote fiscale per i figli da 2.500 euro annui e più asili nido: raddoppiare il numero nei prossimi 5 anni. Non solo lotta alle violenze contro i più piccoli, in primis contro la pedofilia. SCUOLA E UNIVERSITA' – Creare 100 campus entro il 2010; poi, test periodici per valutare gli studenti. Parola d'ordine: favorire e premiare il merito. LOTTA ALLA PRECARIETA' – Il Pd di Veltroni ci prova: salario minimo di 1.000 euro per i precari e poi percorsi per rendere stabile il lavoro, anche attraverso incentivi alle imprese. SICUREZZA – E' uno dei primi, forse il primo diritto di ciascuno, dice il segretario. E allora, il futuro prevede più agenti per le strade e nuove tecnologie. Non solo. "La sicurezza dipende anche dalla certezza della pena", dice Veltroni. GIUSTIZIA E LEGALITA' – Il Pd chiede trasparenza per le nomine, interne e esterne. Niente candidature in Parlamento poi per chi è stato condannato per reati "gravissimi", dalla mafia alla concussione. Non manca poi un impegno sui tempi della giustizia, ovviamente per accelerarli. RIFORMA TV – Doppia ricetta del Pd. Superare il duopolio Rai-Mediaset. Poi per la tv di Stato, via libera a una fondazione titolare delle azioni che nomini un amministratore unico del servizio. (di Chiara Scalise,ANSA) !

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Sabato e domenica l'Assemblea costituente per approvare lo statuto del PD: è necessario trovare un'intesa

Il 16 e il 17 di febbraio, sabato e domenica prossima si terrà l'assemblea costituente nazionale per approvare il manifesto dei valori, il codice etico e lo Statuto. I tempi della campagna elettorale hanno imposto una fortissima accelerazione e tutto questo renderà più difficile condurre una esame approfondito dei tre documenti. Soprattutto lo Statuto meriterebbe un esame ed un dibattito vero dal momento che le scelte in esso contenute sono destinate a durare nel tempo. Probabilmente verrà accolta la proposta di riesaminare l'intero testo tra sei mesi o un anno, sulla base della prima esperienza, in modo che alcune scelte di fondo siano frutto di una forte condivisione. Nella Commissione dei 100 che ha predisposto il testo base per l'Assemblea ci siamo astenuti per tre fondamentali ragioni. Prima di tutto perché consideriamo troppo alta la soglia del 15 per cento degli iscritti per poter partecipare alla competizione per la segreteria nazionale e per quelle regionali e locali. In questo modo non solo ci si discosta dal modello del 14 ottobre ma si impedisce ad una realtà con un seguito consistente non solo di partecipare all'elezione a segretario, ma addirittura di essere rappresentate nelle assemblee di ogni livello. E' un lusso che un partito che ambisce a correre da solo non si può permettere. Le primarie rappresentano un altro elemento di divisione. Noi vogliamo fare una scelta netta in questo senso visto che il nostro partito si è caratterizzato proprio su quell'obiettivo il 14 ottobre. Forse sarà difficile farle per questa tornata elettorale, ma bisogna dare ugualmente il senso preciso di una direzione ed anche il senso della novità in queste elezioni. Anche qui è vero che correndo al di fuori della coalizione può essere più importante il risultato del partito, ma elettori ed iscritti devono poter valutare qualità e ordine delle candidature. Infine c'è la questione del federalismo: sono soddisfatto perché è stato accolto il mio emendamento all'art.1, primo comma, che definisce il PD come partito federale, ma se poi si legge il testo e soprattutto gli articoli dedicati alla struttura regionale, ci si accorge che sono ancora troppi i principi inderogabili che limitano l'autonomia degli statuti regionali. Visto che i tempi stringono e visto che sarebbe bene approvare uno Statuto con un consenso amplissimo, noi ci auguriamo che in questa settimana che ci divide dall'Assemblea costituente, si possa trovare un punto di incontro su questi temi !

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Replica a Gitti: Veltroni candidato non è in discussione

Guai a piegare la stesura dello Statuto del Pd all'attualità politica. Nell'intervista pubblicata ieri sul Corriere della sera, Gregorio Gitti alimenta una polemica sul nulla accusando di correntismo i “Democratici, davvero” e travisa il senso del nostro emendamento – condiviso anche da altri autorevoli componenti del comitato di redazione – che vuole togliere dallo Statuto l'automatica identificazione tra il segretario del partito e il candidato premier. Nessuno, e tanto meno Rosy Bindi, mette in discussione il ruolo del segretario Veltroni e la sua naturale candidatura a premier. Ma nello Statuto che si sta scrivendo e che deve durare a lungo, come vogliamo che duri a lungo il PD, il candidato premier può essere anche il frutto di un accordo di coalizione. La sua designazione è dunque il risultato di una scelta politica e non di una norma statutaria di uno dei partiti della coalizione. A dimostrazione della coerenza complessiva del nostro Statuto, non è neppure previsto alcun automatismo del genere nei livelli comunali e regionali. Ed inoltre, che si tratti di una scelta affidata alla politica e non alle regole di vita interna di un partito è confermato anche dal fatto che abbiamo già scartato l'automatismo al contrario contenuto nell'emendamento in cui si prevedevano le dimissioni del segretario in caso di sconfitta. La nostra posizione risponde ad un'idea di partito che è stata al centro del programma della lista nella quale Gitti si è candidato, forzarne l'interpretazione alla luce degli eventi di queste ore, è un'evidente furbizia che crea confusione e alimenta strumentalmente divisioni che noi non vogliamo e non cerchiamo. !

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La "bozza Vassallo" verso il giudizio della Commissione

Nella seduta del 1 e 2 febbraio la Commissione dei 100 dovrà votare il testo base per l'assemblea Costituente di fine febbraio. E' singolare il fatto che tutti si riconoscano a parole nell'intenzione di voler dar corpo nello Statuto al modello del 14 ottobre ma che da questa affermazioni discendano su alcuni punti importanti soluzioni molto diverse. Personalmente ritengo che tutti dovremmo convergere su un primo articolo o quantomeno sul primo comma dell'art.1 scritto in questo modo: “Il PD è un partito federale costituito da elettori ed iscritti, fondato sul principio delle pari opportunità che si riconosce nello spirito dell'art.49 della Costituzione e che persegue i fini di una vera democrazia interna ed esterna disciplinati nello Statuto, nel codice etico e nel manifesto dei valori”. Nonostante che ci sia una sostanziale condivisione di questo testo premessa, vi sono ancora molte questioni aperte.Voglio sintetizzare in una decina le questioni fondamentali su una metà delle quali il mio, il nostro punto di vista è diventato patrimonio comune mentre sulla seconda metà resta un forte dissenso. I punti condivisi. 1) La definizione di due categorie fondamentali di soggetti (elettori/sostenitori ed aderenti/iscritti) con indicazione di diritti e doveri diversi; 2) L'esistenza di un albo, pubblico ed aperto ove si registrano fino al momento delvoto gli elettori; 3) Un'assemblea nazionale che preveda la rappresentanza anche delle Regioni; 4) Collegi/circoscrizioni sufficientemente ampi per evitare soglie implicite ed ampie di sbarramento; 5) Incompatibilità e pari opportunità. I punti di forte dissenso. 1) Ruolo squilibrato tra elettori ed iscritti con una prevalenza dei secondi; 2) Meccanismo burocratico ed “escludente” nell'attuale configurazione della convenzione-congresso; 3) Soglia di sbarramento per le candidature a segretario troppo alta (oltre il 15 per cento con l'obbligo di presenza pluriregionale) e con la insufficiente attenuazione dell'apertura ai primi tre candidati; 4) Partito federale solo sulla carta. Nella bozza attuale sono previsti oltre 25 principi nazionali vincolanti che trasformano gli statuti regionali in semplici “fotocopie” di quello nazionale. Bisogna abrogare quell'articolo (il 16 attuale) che ne contiene ben 10 in una volta e ristrutturare la conferenza dei segretari regionali che attualmente appare più che come un organo di autonomia come una cinghia di trasmissione dal centro verso le regioni. 5) Le primarie per le cariche istituzionali hanno troppi filtri e troppe “soglie”: bisogna inserire la regola tendenziale delle primarie generalizzate; 6) Tra i tanti organi collegiali che lo statuto prevede nonne esiste uno solo in grado da costituire un reale contrappeso verso il segretario ad ogni livello: è indispensabile prevederlo. !

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PD: STATUTO.ACCORDO PARZIALISSIMO, RESTANO NODI

– L'accordo sullo statuto del Pd oggi al comitato ristretto 'e' parzialissimo' e riguarda solo due punti, seppur importanti. Lo hanno affermato i componenti dell'area-Bindi del Comitato (Matteo Cosulich, Roberto Zaccaria e Giovanna Calciati), che esprimono 'radicale dissenso' su altri punti. 'L'accordo sulla bozza di Statuto del Pd – si legge in un comunicato – e' parzialissimo e riguarda solo due dei tanti punti sui quali abbiamo presentato soluzioni alternative nel comitato ristretto della Commissione. Siamo soddisfatti che siano state accolte la proposta di rendere aperto, senza preiscrizioni l'Albo degli elettori, e la richiesta di accompagnare le candidature alla segreteria del partito con liste circoscrizionali piuttosto che con liste di collegio'. 'Detto questo – proseguono Zaccaria, Cosulich e Calciati – manteniamo un radicale dissenso su altre questioni che se non saranno positivamente risolte non permetteranno di ripetere la straordinaria esperienza delle Primarie del 14 ottobre'. In particolare, proseguono i tre esponenti dell'area Bindi, 'non ci piace che il ruolo degli elettori continui ad essere residuale rispetto a quello degli iscritti; non condividiamo i meccanismi burocratici e macchinosi previsti per l'elezione dei vertici del partito; non condividiamo le elevate soglie di sbarramento, palesi e occulte, che sono state introdotte per poter accedere alla competizione e che a nostro avviso negano il pluralismo; non condividiamo la mortificazione dell'autonomia dei livelli regionali e territoriali del partito. Inoltre anche le cosiddette primarie, previste per i vertici istituzionali e per i candidati al Parlamento, prevedono filtri e soglie di sbarramento che, di fatto, espropriano gli elettori di un'effettiva e libera scelta'. 'Infine – aggiungono – resta del tutto aperto il capitolo dei contrappesi democratici all'elezione diretta del Segretario. Su tutte queste questioni abbiamo presentato emendamenti e altri ne presenteremo entro il 28 gennaio, pronti a sostenere uno Statuto democratico, davvero'. (ANSA). !

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STATUTO PD: maggiore peso agli elettori nella scelta del segretario e maggior autonomia agli statuti regionali

Nella riunione di domani il Comitato di redazione dello Statuto del Partito democratico dovrà affrontare gli ultimi nodi prima di definire il “testo base”. Nell'ultima riunione della Commissione c'è stata una significativa convergenza sulla possibile stesura dell'articolo 1, primo comma, che potrebbe essere così formulato: “Il PD è un partito federale formato da elettori ed iscritti che si riconosce nello spirito dell'art. 49 della Costituzione e persegue i fini di democrazia interna ed esterna indicati nello Statuto. Perché questa formulazione sia pienamente rispettata è necessario da un lato che gli elettori siano riconoscibili attraverso una partecipazione trasparente (albo pubblico e aperto) ed abbiano un ruolo adeguato nella scelta dei segretari ad ogni livello e dei candidati alle cariche istituzionali. E' necessario, dall'altro lato, che il partito federale si realizzi attraverso il riconoscimento di una vera autonomia statutaria. Nel testo attuale ci sono troppi vincoli ai costituenti regionali. Gli articoli dedicati alla struttura federale (da 11 a 19 del capo III) contengono oltre venticinque principi non derogabili. In questo modo gli statuti regionali diventano fotocopie di quello nazionale. E' necessario abrogare almeno l'articolo 16 (dedicato all'organizzazione sub-regionale) che risulta il più invasivo e disegnare in senso più autonomistico la conferenza dei segretari regionali. L'unico principio che merita di essere ribadito ad ogni livello territoriale è quello che potremmo definire il “principio del 14 ottobre” , quello cioè dell'elezione diretta da parte degli elettori dei segretari e delle assemblee rappresentative. !

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SULLO STATUTO ANCHE DOPO LA RIUNIONE DI IERI RIMANGONO ALCUNE RISERVE DI FONDO: RUOLO DEGLI ELETTORI E PARTITO REALMENTE FEDERALE

Roma, 12 gen. (Apcom) – Bisogna "tornare allo spirito del 14 ottobre" mentre nella bozza di Statuto "ci sono molti passi indietro". Così i bindiani, membri della commissione che sta redigendo le regole di organizzazione del nuovo partito, giudicano la bozza esaminata nella riunione di oggi e con gli interventi di Margherita Miotto, Roberto Zaccaria e Giovanni Kessler chiedono di "correggere in profondità la bozza se si vuole costruire un partito nuovo capace di assicurare democrazia, pluralismo e autonomia dei territori". "La contrapposizione tra partito del leader e partito delle tessere – sostengono gli eletti nella lista Bindi a proposito delle due ipotesi che si contrappongono in commissione – è una semplificazione che mette in ombra problemi e questioni ben più serie: è necessario in primo luogo un albo degli elettori pubblico e aperto, ma che non venga chiuso preventivamente, le primarie devono essere vere e non filtrate da un primo turno riservato solo agli iscritti. Un partito plurale non può avere una soglia di sbarramento occulta del 40 per cento" come quella che si creerebbe per la candidatura a segretario qualora l'assemblea nazionale fosse composta da soli mille membri. I bindiani chiedono inoltre "l'abrogazione della conferenza dei segretari regionali per dare vera autonomia alle Regioni e inoltre chiedono di procedere al radicamento anche in Trentino dove ancora non si possono fare i circoli del Pd". Infine servono dei "contrappesi per contenere i rischi di una gestione personalistica del partito perciò vogliamo che in futuro sia prevista esplicitamente l'elezione del presidente dell'assemblea nazionale a maggioranza qualificata". Inoltre i bindiani vorrebbero che venisse ridotto "il numero dei componenti del coordinamento nazionale e che venisse chiamato direzione con 50 membri e il compito di indirizzo politico e di approvare l'esecutivo". Per maggiori approfondimenti vedi www.portaledeitalenti.com e www.scelgorosy.it !

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