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Presentate le pregiudiziali di costituzionalità sulla riforma elettorale

Da domani i lavori parlamentari saranno incentrati soprattutto sul seguito dell'esame del ddl di riforma elettorale. In aula saranno presentate delle questioni pregiudiziali, che sottolineano l'incostituzionalità del testo in base a diversi argomenti. Innanzitutto, la previsione di un premio di maggioranza sul piano nazionale per l'elezione del Senato vìola l'art. 57 della Costituzione, il quale dispone che il Senato è eletto su base regionale; in secondo luogo, l'indicazione politica del candidato premier non può costituire un vincolo giuridico per il Presidente della Repubblica, il quale in base all'art. 92 della Costituzione, ha il potere di nomina del Presidente del Consiglio. La proposta in esame si mostra perciò in palese contrasto con la Costituzione vigente, mentre si pone come attuazione della riforma costituzionale in corso di approvazione: si pretende, quindi, con la legge di riforma elettorale, di anticipare gli effetti di una modifica della Costituzione ancora in discussione e prima che questa superi il vaglio del referendum oppositivo previsto dall'art.138, eludendo l'attuale dettato costituzionale. Tutto ciò stride irrimediabilmente con il principio della sovranità popolare solennemente sancito all'art. 1 della Costituzione, soprattutto nella misura in cui, con le previsione di due premi di maggioranza diversi tra Camera e Senato, potrebbero formarsi delle maggioranze opposte e contraddittorie, con la conseguente paralisi del sistema. Non va dimenticato inoltre, che tutto l'iter di riforma ha subito un'accelerazione inaudita, poiché il testo in discussione in aula è il frutto di un maxiemendamento su cui non si è avuta un'adeguata istruttoria in commissione, vanificando il precedente esame già concluso in sede referente, con una indubbia forzatura dei principi sul procedimento legislativo contenuti nell'art. 72 Cost. Il testo integrale delle pregiudiziali sarà disponibile da domani sul sito della Camera, all'indirizzo http://www.intra.camera.it/_dati/leg14/lavori/odg/cam/fascicoli/frame.htm. !

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Continua l'ostruzionismo contro l'odiosa legge elettorale

Questa mattina ancora tutti in aula per continuare l'ostruzionismo contro la legge elettorale. Ieri l'opposizione ha iscritto più di 200 persone a parlare sulla conversione in legge del decreto-legge sulla violenza negli stadi. Si cerca in ogni modo di far saltare o ritardare il calendario dei lavori che per la prossima settimana ( 11, 12 e 13 ottobre) ha dedicato 16 ore alla discussione della legge truffa in materia elettorale. Pensate solo 16 ore per votare un provvedimento che capovolge totalmente il nostro sistema elettorale e tende a cancellare l'esisto del referendum del 1993. Si cominceranno col votare numerose pregiudiziali di costituzionalità. Intanto domenica 9 alle ore 11 tuttal'Unione ha convocato a Roma una grande manifestazione contro la legge elettorale e contro la finanziaria. E' importante essere in tanti perchè in questo modo avrà più forza l'opposizione in Parlamento!

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Giovedì 6 ottobre alle 20.30 anteprima del video “La Rai di questi anni” (scarica il trailer qui a fianco)

Giovedì 6 ottobre alle ore 20,30 al Circolo di Montecitorio a Roma, in Via dei Campi Sportivi L'Associazione Articolo21, presieduta da Federico Orlando, presenta un video di Enrico Zaccheo dal titolo La RAI di questi anni. Il video contiene una serie di frammenti dei programmi RAI più discussi di questi ultimi anni da Biagi a Santoro, dai Guzzanti a Benigni e a Paolo Rossi, da Serena Dandini a Simona Ventura, da Luttazzi a Travaglio, da Vespa a Floris e a tanti altri. Alcuni di questi programmi assumono un significato particolare a qualche anno di distanza… un percorso a ritroso nel tempo, attraverso le paludi limacciose della censura per impedire che l'oblio nasconda definitivamente una pagina poco felice per la televisione pubblica. Roberto Zaccaria sintetizza con queste parole il senso del video: “Questa raccolta di immagini largamente incompleta, ma pur sempre significativa per gli esempi fatti tende a ricordare la trasformazione che in poco più di quattro anni si è realizzata nei programmi della RAI sotto i colpi, neppure troppo mascherati, della censura e della omologazione: una semplice esercitazione per non disperdere la memoria” Post scriptum L'associazione Articolo21 esprime un vivo ringraziamento a tutti coloro che, noti o meno noti, nei rispettivi ambiti di lavoro, nonostante questo clima, sono riusciti a mantenere la schiena dritta Roma ottobre 2005 NOTE . Seguirà un buffet per i partecipanti allo scopo di finanziare le attività dell'associazione. Costo 30 euro a persona.Per prenotazioni internet (redazione@articolo21.com) telefono 06 67602245 o 06 67602250. !

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Riforma elettorale, siamo al diktat antidemocratico.

Dopo circa tre mesi di dibattito in Commissione affari costituzionali, alla vigilia del licenziamento del testo per l'Aula, la maggioranza ha stravolto il testo della proposta di riforma della legge elettorale con un subemendamento dell'ultimo minuto. Si tratta di un vero e proprio strappo alle regole democratiche: infatti il subemendamento è praticamente immodificabile da parte dell'opposizione e mortifica le proposte e le discussioni fin qui svolte, travolgendo quanto disposto dall'art. 72 della Costituzione. Si rende così inutile qualsiasi tipo di atteggiamento costruttivo da parte dell'Unione, trattandosi di un compromesso raggiunto in maniera estremamente difficoltosa e precaria da parte della maggioranza che, come tale, non può più essere soggetto a revisione, a meno di compromettere i delicati equilibri all'interno della stessa Cdl. In poche parole è un diktat per il Parlamento e per il Paese, che ha ben poco a che fare con le regole della democrazia. !

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Gravissima la modifica unilaterale delle regole elettorali.

Con un gesto inaccettabile la maggioranza ha forzato la discussione sulla riforma elettorale. Infatti, all'ultimo momento utile è arrivato il maxiemendamento che, a pochi mesi dalle elezioni, stravolgerebbe le regole del prossimo confronto elettorale. Nel disaccordo totlae con l'opposizione ed al solo scopo di sovvertire o almeno contenere la prevedibile disfatta della prossima primavera, è stato messo in piedi il più controverso meccanismo elettorale che si sia mai visto nelle democrazie occidentali. Combinando clausola di sbarramento ed una originale concezione del premio di maggioranza si attacca al cuore il principio costituzionale dell'uguaglianza del voto. Infine, la svolta proporzionale costituisce un ritorno al passato, ignorando il forte messaggio che i referendum del 1991 e del 1993 avevano lanciato contro un sistema che privilegiava i partiti a scapito dei cittadini e ne limitava la possibilità di effettuare una scelta libera e consapevole. Si vorrebbe tornare ora ad uno strapotere dei partiti, affidando ad essi la decisione se lasciare al cittadino il diritto di esprimere la propria preferenza sui candidati proposti. Una proposta assolutamente inaccettabile. !

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Un video sulla RAI di questi anni presentato alle Feste nazionali della Margherita (8 sett) e dell'Unità (14sett) VEDI IL PROMO

L'Associazione Articolo21, presieduta da Federico Orlando, presenta un video di Enrico Zaccheo dal titolo La RAI di questi anni. Il video contiene una serie di frammenti dei programmi RAI più discussi di questi ultimi anni da Biagi a Santoro, dai Guzzanti a Benigni e a Paolo Rossi, da Serena Dandini a Simona Ventura, da Luttazzi a Travaglio, da Vespa a Socci e a tanti altri. Alcuni di questi programmi assumono un significato particolare a qualche anno di distanza. Il video sarà presentato il giorno 8 settembre, alle ore 22.30 alla Festa nazionale della Margherita a Porto Santo Stefano e il 14 settembre, alla stessa ora alla Festa nazionale dell'Unità di Milano. Le immagini saranno commentate, al termine delle rappresentazioni da Paolo Gentiloni, da Giuseppe Giulietti e da Roberto Zaccaria. “Questa raccolta di immagini largamente incompleta, ma pur sempre significativa per gli esempi fatti tende a ricordare la trasformazione che in poco più di quattro anni si è realizzata nei programmi della RAI sotto i colpi, neppure troppo mascherati, della censura e della omologazione: una semplice esercitazione per non disperdere la memoria” !

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Giornalisti troppo zelanti? In prigione

Che la libertà di stampa in Italia fosse un optional lo avevamo constatato da un bel pezzo… non bastava il rapporto stilato da Reporters sans frontieres, che colloca il nostro paese al 40° posto, dopo Cile e Corea del Sud, superata, addirittura da molti paesi africani, (questo a dimostrazione del fatto che la ricchezza di un paese non va sempre di pari passo con la libertà), a riprova della grave situazione italiana arriva anche il decreto legge che apporta numerose modifiche riguardanti la pubblicazione delle intercettazioni e reintroduce il carcere per i giornalisti accusati di tale reato. Il decreto, respinto da Ciampi, nella giornata di ieri, poiché ritenuto non urgente, per il momento rimane in fase di elaborazione, e probabilmente sarà necessario un disegno legge studiato ad hoc prima che entrino in vigore nuove norme.(di Bruna Iacopino, dal Sito di Articolo21) !

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Il governatore Fazio ignora il diritto dell'opinione pubblica ad avere risposte

Il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, dopo la bufera delle intercettazioni di quest'estate ha presentato la sua difesa davanti al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio. I giornali hanno titolato diversamente. La Repubblica: L'autoassoluzione di Fazio; il Corrirere della Sera: Fazio si difende, governo diviso; il Messaggero: Bankitalia verso il mandato a termine. Quello che è impressionante è la lettura di una parte significativa della relazione del Governatore riportata nel documento del Corriere della sera. Un testo redatto in uno stile superburocratico dove tutte le polemiche di queste settimane sembrano scomparse nel nulla. I problemi appaiono totalmente appiattivi in un quadro piatto e acritico dove scompare anche ogni giudizio di valore. Naturalmente nessun riferimento è contenuto alle diverse valutazioni interne alla Banca e naturalmente a tutta la vicenda delle intercettazioni. Un atteggiamento inconcepibile. L'opinione pubblica secondo questa logica non ha alcun diritto di sapere. Un potere oscuro, altero e misterioso si trincera dietro a sé stesso. E poi si dice dei giudici e dei giornalisti. Se non ci fossero loro questo potere si autoriprodurrebbe in eterno. !

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Il problema delle intercettazioni e l'interesse pubblico: ci vuole una Commissione d'inchiesta

Sono sgomento e sorpreso di fronte alle notizie che si rincorrono in questi giorni sui giornali. Sono i verbali delle intercettazioni che hanno rivelato la trama incredibile sulle più recenti vicende finanziarie italiane. Scalate alle banche, scalate al gruppo RCS e al Corriere della sera. Un quadro disastroso del nostro paese e dei debolissimi poteri di controllo. Al centro di questo incredibile intreccio una serie di personaggi quasi sconosciuti fino a poco tempo fa, la Banca d'Italia, una serie di esponenti politici e naturalmente lo stesso Presidente del Consiglio. Al posto del solito gossip dell'estate, questa volta sono venute alla luce vicende assai preoccupanti di intreccio tra gli affari e la politica. Interesse e preoccupazione enorme della pubblica opinione. Basta leggere il fondo molto significativo di Sergio Romano sul Corriere di oggi. Di fronte a tutto questo, di fronte a queste vicende che meriterebbero ben altri approfondimenti, l'unica proposta che Berlusconi è in grado di fare è sempre la stessa: preoccupazione per le indagini dei giudici, preoccupazione per le rivelazioni giornalistiche: un annunciato bavaglio per giudici e giornalisti. Non se può proprio più. E' intollerabile questo modo di agire. Quando torneremo in Parlamento in luogo del ddl sulle intercettazioni che proporrà il Governo, dovremo chiedere, prima di tutto, una Commissione di inchiesta che faccia luce completa su queste incredibili vicende. !

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Sulla legge Gasparri deciderà l'Europa.

In attesa di andare davanti alla Corte costituzionale, sulla Gasparri deciderà la Corte di Giustizia europea. In questi giorni infatti la VI Commissione del Consiglio di Stato ha deciso di rimettere alla Corte di giustizia delle Comunità europee la decisione sulla mancata assegnazione delle frequenze ad Europa 7, non ancora avvenuta attraverso i successivi rinvii che finora hanno “salvato” Rete 4 dal trasferimento sul satellite. Nell'ordinanza di rimessione, pubblicata lo scorso 21 luglio, il massimo organo di giustizia amministrativa ricostruisce nel dettaglio sia l'evoluzione del sistema televisivo italiano (con i successivi interventi legislativi e le pronunce della Corte Costituzionale), sia le norme comunitarie che garantiscono il pluralismo nel campo dei media e conclude rimettendo alla Corte di giustizia di Lussemburgo la decisione sulla compatibilità della disciplina italiana con i trattati istitutivi delle Comunità europee. In particolare, si richiede (4.14 punto10) di vagliare la compatibilità con i trattati del Sistema Integrato delle Comunicazioni (c.d. SIC) e dell'adeguatezza del tetto di concentrazione fissato al 20 % del SIC, anche in relazione alla differente (e più restrittiva) concezione di “mercato rilevante” che viene impiegata nel diritto antitrust. Non resta che affidarsi al rigore del giudice comunitario per uno stop (definitivo?) al continuo rinvio dell'attuazione delle sentenze della Corte costituzionale che, a garanzia del pluralismo, hanno prospettato il riassetto del sistema televisivo, cercando di superare il duopolio “anomalo” attuale. !

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