Deputato al Parlamento eletto nella lista del Pd Lombardia I (XVI Leg.) Vice presidente della I Commissione Affari Costituzionali
9
agosto 2006

Alla ripresa dei lavori parlamentari, il 13 settembre, nella sua prima seduta, la Commissione Affari Costituzionali della Camera inizierà l'esame di una proposta di legge presentata dal presidente dei deputati dell'Ulivo Dario Franceschini e firmata da tutti i capigruppo.
Era questo l'impegno assunto dall'Unione in campagna elettorale. La maggioranza ha ora intenzione di procedere con impegno ed ha posto il problema come una delle priorità nell'ultimo Ufficio di Presidenza insieme a quello della nuova legge sulla cittadinanza il cui iter è cominciato proprio alla vigilia dell'approvazione del nuovo disegno di legge del Governo.
Nel merito la proposta sul conflitto d'interessi, depositata il 7 luglio, ricalca a grandi linee il progetto presentato nella precedente legislatura, ma completamente disatteso dalla maggioranza di allora.
La legge Frattini approvata, dopo una lunghissima gestazione nel 2004, all'indomani dell'altrettanto laboriosa approvazione della legge Gasparri (proprio per evitare gli “imbarazzi” del Presidente-imprenditore) si è rivelata del tutto inadeguata alla soluzione dei vari conflitti d'interesse che infatti si sono sviluppati in maniera abnorme nei vari campi di attività del premier: basta ricordare la vicenda emblematica della fiducia posta sulla finanziaria contenente gli “aiuti” alle aziende produttrici dei decoder. Ma si potrebbe fare un elenco sterminato concluso con il rinvio della riforma del TFR per non dispiacere alle compagnie di assicurazione amiche.
Risolvere il problema del conflitto d'interesse è condizione determinante per il corretto funzionamento di una compiuta democrazia.
Questa affermazione non può essere considerata in alcun modo come una formula di rito. Essa è la premessa di ogni altro discorso sul terreno della politica. Anche il dibattito ricorrente sui rapporti tra le forze politiche, sugli equilibri nelle coalizioni e sul peso della leadership, soprattutto nella Casa della Libertà, si gioca sulla corretta soluzione di questo problema. Penso che lo sappiano bene soprattutto gli alleati di Berlusconi.
La proposta di legge che si presenta correttamente come una proposta aperta al contributo delle altre forze parlamentari, affronta alcune delle questioni di fondo del problema.
Anzitutto l' istituzione di una nuova Authority: Questo passaggio è importante per non attribuire alle Autorità esistenti compiti impropri. L' Autorità garante dell'etica pubblica e della prevenzione dei conflitti di interessi, eserciterà le funzioni ora esercitate dall' Antitrust e dall' AGCOM, per le rispettive aree di competenza, ma viene dotata di poteri ulteriori, in particolare nel campo della prevenzione. Questa Autorità, secondo l'Unione, deve avere poteri reali di prevenzione e di sanzione dei conflitti, grazie “ad un insieme flessibile ed articolato di strumenti, da adottare caso per caso”.
Il meccanismo di nomina è solo in parte simile a quello delle autorità esistenti: infatti quattro dei suoi cinque membri sono nominati dal Presidente della Repubblica su “indicazione” delle Camere (due ciascuna), mentre il presidente è nominato dagli altri quattro componenti. In caso si inerzia, è sorteggiato un giudice costituzionale in carica, che assume le funzioni di presidente dell'Autorità.
La caratteristica essenziale della legge è il “blind trust”: infatti i membri del Governo (compresi sottosegretari e viceministri) devono affidare i loro patrimoni mobiliari (ove eccedenti i 10 milioni di euro) ad un “gestore” scelto con determinazione adottata dal Presidente dell'Autorità, sentiti il titolare della carica di Governo nonché i Presidenti della CONSOB e delle Autorità di settore eventualmente competenti. In pratica, a differenza di altre proposte di legge, non è il titolare del patrimonio che sceglie a chi affidarlo (magari all'interno di una rosa di nomi), ma è integralmente l'Authority che provvede in tal senso.
L'intenzione della legge è che il trust sia davvero “cieco”. Infatti è proibita qualunque comunicazione, anche per interposta persona tra gestore e titolare della carica di governo. L'unica comunicazione sul proprio patrimonio è ricevuta trimestralmente attraverso l'Autorità, che comunica il risultato economico complessivo dell'amministrazione. Inoltre semestralmente il titolare del patrimonio riceve il reddito derivante dalla gestione dello stesso.
Altra particolarità della legge è quella di individuare settori “sensibili” alla nascita di un conflitto d'interessi, tra cui spicca il campo dei media e della pubblicità. Infatti l'art. 3 dispone che “Il possesso, anche per interposta persona, di partecipazioni rilevanti in imprese operanti nei settori della difesa, energia, servizi erogati in concessione o autorizzazione, nonché concessionarie di pubblicità e imprese dell'informazione giornalistica e radio-televisiva editrici di testate a diffusione nazionale, è in ogni caso suscettibile di determinare conflitti di interessi”. Le sanzioni sono molto incisive. Per fare un esempio, l'art. 11 della pdl dispone che “la violazione degli obblighi e dei divieti di cui alla presente legge comporta in ogni caso la decadenza dell'atto di concessione”.
Queste sono le nuove regole che dovranno ispirare i rapporti tra la politica e gli interessi economici e mediatici dei suoi protagonisti: prima ancora che sui singoli contenuti è importante che si riesca a trovare un accordo sul metodo di procedere. Questo accordo rappresenterebbe la migliore premessa della reale volontà di cambiare pagina sul serio.

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22
luglio 2006

La commissione affari costituzionali della Camera sta valutando in questi giorni, in parallelo con il Senato, il percorso più appropriato per riprendere un discorso sulle riforme dopo l'esito del referendum.
Proprio quel risultato impone un percorso diverso dal passato e consiglia un metodo di lavoro, compatibile con l'attuale formulazione dell'art.138 della Costituzione, che affronti capitoli monografici, secondo le priorità stabilite dal Parlamento.
In questa prospettiva molto ampia è la convergenza sull'individuazione del Titolo V come primo terreno di confronto. Il nuovo titolo V introdotto dalla riforma del 2001 e le modifiche che da più parti sono state ritenute necessarie. C'è anzitutto da verificare, anche alla luce della giurisprudenza costituzionale, la coerenza dell'art.117 Cost e la bontà della distribuzione delle competenze tra i vari soggetti istituzionali in esso previsti. C'è da considerare l'attuazione dei principi condivisi (art.11 della legge cost. del 2001) ed in particolare l'attuazione del federalismo fiscale previsto dall'art.119 Cost. A proposito di attuazione è molto importante che dopo cinque anni di sostanziale blocco della riforma del 2001 si dichiari esplicitamente la contemporanea intenzione di modificare il necessario e di attuare il possibile. Il sistema delle autonomie ha diritto di veder realizzati alcuni principi.
Naturalmente non si può non tener conto del fatto che in questa materia spesso un capitolo ne richiama un altro: così la riforma del titolo V chiama in causa la possibile modifica del Senato e la modifica del Senato chiama in causa il tema del Bicameralismo e quello ben più complesso della forma di governo.
E' evidente che un tale metodo non esclude le connessioni tra vari capitoli delle possibili riforme, ma impone di trattare gli argomenti secondo una logica non contestuale, ma processuale, per tappe successive. Parte un vagone e intanto se ne forma un altro. Un riformismo processuale è l'unico oggi possibile, dopo il referendum, e consente di sviluppare le coerenze attraverso un'adeguata guida politica.
In questo percorso il Parlamento ha un ruolo centrale, ma il Governo non è affatto escluso. Senza avere il ruolo preponderante della scorsa legislatura, che del resto è innaturale e rischioso in processi di questo tipo, il Governo gioca un ruolo concorrente e in alcuni momenti essenziale, come ad esempio avviene in materia di federalismo fiscale. In questi casi è chiamato in causa il Governo nella sua collegialità e in primis il Ministro delle riforme, quello dell'economia e quello degli affari regionali.
Un ultimo accenno prima di concludere al tema della riforma elettorale. Non è materia costituzionale, ma come è stato detto più volte è materia che si inserisce a pieno titolo nel percorso delle riforme costituzionali.
L'esigenza di rivedere la legge elettorale è molto forte per reintrodurre un rapporto più forte con il territorio ed un potere di scelta dei candidati da parte degli elettori. Il Parlamento può modificare quando crede la legge elettorale e questo solo fatto non determina una caduta di legittimazione del Parlamento in carica come dimostrano molteplici esempi comparati. Solo una modifica introdotta dal referendum avrebbe un carattere di questo genere. Il Parlamento deve quindi mettere in cantiere questo progetto in tempi ragionevoli e per un ordine logico di connessione con altri temi dopo la modifica del titolo V.
C'è un'ultimissima esigenza che non va assolutamente trascurata ed è quella di fare presto. E' giusto fare da qui alla fine dell'anno, prima della finanziaria, un'indagine conoscitiva, meglio se da parte delle due commissioni, di Camera e Senato, per consultare autonomie, parti sociali ed università e poi partire risolutamente all'esame del primo capitolo di questo possibile itinerario.

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12
luglio 2006

L'aver dichiarato 'infondata' la notizia sulle intercettazioni di giornalisti riguardanti attività illecite messe in atto dalla struttura del Sismi da parte del sottosegretario Forcieri mi ha lasciato sconcertato.
La risposta alla mia interpellanza è stata totalmente evasiva, in particolare sulla questione che riguarda i rapporti con la stampa. Che in quella struttura si praticasse una attivita' di informazione avendo a libro paga giornalisti ben identificati è un problema gravissimo che chiama in causa non solo le responsabilità dell'Ordine professionale ma le stesse responsabilita' degli organi preposti al controllo dell'attivita' di indagine di alcune strutture
deviate.
Due cose oggi sembrano più che mai urgenti: una riforma dei servizi di sicurezza e anche una riforma dell'Ordine dei giornalisti che non puo' chiudere gli occhi di fronte a così palesi deviazioni della deontologia professionale.
Le notizie, i giornalisti, le devono dare ai lettori e non essere mai fonte di informazione retribuita per i sistemi di sicurezza.!

30
giugno 2006

Cito qui sotto alcuni stralci di un articolo di Federico Orlando (da articolo21) che contiene utili riflessioni
"Con un risultato di proporzioni imprevedibili, che ha seppellito la Mala Costituzione della destra, è finita l'era del berlusconismo. Ed è finita nel modo più radicale: con la bocciatura – in un referendum che per la prima volta dopo anni è tornato a superare il quorum, stavolta solo ideale – di quel che la destra aveva pensato come il coronamento del suo malgoverno…………….
Il centrosinistra ha diritto di cantare vittoria, perché gli italiani hanno dimostrato di non credere più – dopo l'estremo fuoco fatuo sprigionato da Berlusconi nella campagna elettorale del 9-10 aprile – ai suoi ulteriori giochi di prestigio: la spallata per i brogli elettorali, la spallata con le elezioni amministrative, la spallata col referendum……………..
Adesso il centrosinistra deve completare l'opera che aveva avviato nella legislatura 1996-2001 e aggiungere le altre riforme, tante volte qui richiamate, attraverso il procedimento dell'articolo 138.
Si mettano l'anima in pace i nostri amici che parlano di bicameralina, di convenzione, di costituentina o addirittura di costituente per una riforma “condivisa” della Costituzione. Meglio pensare che, attraverso la scomposizione della destra, dove Udc e Lega sono in movimento, e non solo loro, si coagulino volta a volta maggioranze capaci di individuare alcune riforme e realizzarle attraverso le Commissioni ordinarie (affari costituzionali) di Camera e Senato. è in quelle commissioni che si confrontano le proposte di maggioranza e di minoranze e si elaborano i testi da mandare in aula. Se questo accordo nelle ordinarie commissioni fosse arduo, sarebbe impossibile cercarlo in convenzioni e costituenti, peraltro da creare attraverso procedimenti lunghissimi.
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23
giugno 2006

Il 25 giugno quando andremo a votare per il referendum costituzionale sulla maximodifica della nostra Costituzione celebreremo, involontariamente o meno, alcune ricorrenze significative della nostra storia costituzionale.
Il 25 giugno del 1944 con il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 151 si era stabilito che l'assemblea costituente avrebbe scritto la nuova carta costituzionale e compiuto la scelta tra monarchia e repubblica
Un altro decreto, di due anni successivo, il n. 98 del 1946, affidò la scelta istituzionale direttamente al referendum istituzionale. Il 2 giugno del 1946 si celebrarono contestualmente le elezioni dell'Assemblea costituente e il Referendum istituzionale. Il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la vittoria della Repubblica.
Il 25 giugno 1946 venne insediata l'Assemblea Costituente con Giuseppe Saragat alla presidenza. Come suo primo atto, il 28 giugno l'Assemblea, elesse come Capo provvisorio dello Stato Enrico de Nicola.
Poco tempo dopo, il 20 di luglio, si insediò la Commissione dei 75, incaricata di redigere il testo costituzionale. La Commissione era presieduta da Meuccio Ruini e composta da alcuni dei più prestigiosi padri costituenti. Mortati, Perassi, Calamandrei, Terracini, Basso, La Pira e tanti altri ancora. Il 22 dicembre del 1947 fu approvata, a larghissima maggioranza, la nuova Carta costituzionale: la nostra casa comune.
E' inutile fare simmetrie tra il metodo e il clima di allora ed il metodo ed il clima di oggi. E' ingiusto e perfino crudele paragonare i costituenti di allora a quelli di oggi. E' ingiusto ricordare il diverso stile di allora, quando sul banco del Governo sedevano i rappresentanti della commissione dei 75 e lo stile di oggi, quando sui banchi del Governo, sedevano Ministri, più o meno distratti, tanto per fare numero.
Certo allora è stata costruita la casa comune degli italiani: quella che non è rimasta affatto immutabile che ha conosciuto oltre una trentina di modifiche formali secondo la procedura dell'art. 138 della Costituzione e che è stata interpretata, adattata, fatta vivere attraverso centinaia e centinaia di sentenze della Corte costituzionale.
Quella casa comune oggi rischia la demolizione: una demolizione, non accidentale o sfortunata, ma una demolizione ostinatamente voluta attraverso il lavoro di una maggioranza chiusa ed ostinata che ha lavorato per un'intera legislatura. Una legislatura che ha conosciuto non solo questo processo di disgregazione formale della nostra costituzione, ma che è stata attraversata da una serie di provvedimenti e controriforme che hanno messo in crisi alcuni principi fondamentali del nostro sistema costituzionale e che abbiamo denunciato nelle decine e decine di pregiudiziali di costituzionalità.
Valerio Onida, nelle pagine iniziali del suo bel libro sulla Costituzione, ricorda l'art. 16 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, dove si dice significativamente che un popolo che non attua la separazione dei poteri e non garantisce i diritti fondamentali non ha Costituzione.
Non vorrei drammatizzare eccessivamente la situazione presente, ma credo di poter dire che alcuni degli interventi contenuti nella nuova seconda parte della Costituzione, mettono in crisi seriamente una moderna concezione della separazione dei poteri: la concentrazione di poteri nelle mani del Premier, l'indebolimento del ruolo del Parlamento e quello parallelo del Presidente della Repubblica, devono far riflettere.
Sono anche convinto che alcuni diritti sociali fondamentali in materia di istruzione e di salute, siano stati oggettivamente indeboliti, insieme al principio di eguaglianza, dall'azione combinata di legislazione ordinaria e di queste discutibili modifiche costituzionali relative alla devoluzione. Resta aperto il grande problema dei costi di questa riforma per i cittadini, ma è sicuro che difficilmente un cittadino del sud potrà avere gli stessi diritti di un cittadino del nord.
I diritti sociali fondamentali devono necessariamente fare i conti con le risorse economiche e queste risorse ben difficilmente potranno essere paragonabili, nonostante gli interventi nazionali a sostegno delle prestazioni essenziali.
Se allora fosse vero che da questa sommaria ristrutturazione risultasse indebolita ad un tempo la separazione dei poteri e la fisionomia di alcuni diritti fondamentali, forse potremmo dire con qualche ragione che la casa comune della Costituzione sarebbe assai meno ospitale.

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22
giugno 2006

Il complesso e farraginoso meccanismo per il procedimento legislativo descritto dalla riforma costituzionale del centrodestra anziché costituire un passo in avanti, come sarebbe stato nel caso di una specializzazione nelle competenze delle due Camere, potrebbe determinare un enorme passo indietro rispetto alla situazione vigente.
Mentre il bicameralismo perfetto della Costituzione del 1948, unito alla forte volontà politica della vecchia maggioranza, ha permesso, ad esempio, l'approvazione in meno di due mesi di un provvedimento estremamente complesso e avversato dall'opposizione come la legge elettorale, con la proposta di riforma si complicherebbe inverosimilmente il quadro dell'iter legis, in un senso che appare pregiudicare enormemente l'efficienza e l'economicità del dibattito parlamentare.
Una ricerca effettuata dall'Ufficio Studi della Camera ha infatti sottolineato come esistano nella riforma almeno cinque differenti iter procedimentali distinti e, per di più, provvedimenti complessi come la legge finanziaria non sarebbero univocamente inquadrati.
Infine, anche il ruolo di garanzia del Capo dello Stato sarebbe travolto dalla riforma, venendo trascinato nell'agone politico per assecondare le richieste della maggioranza che, se in difficoltà al Senato, può, con il tramite del Quirinale, avocare alla Camera qualunque provvedimento, e in questa sede procedere a colpi di fiducia.”
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20
giugno 2006

Le modifiche all'art. 117 della Costituzione proposte dalla riforma del centrodestra finiscono per creare un coacervo inestricabile di competenze, che risulta irrimediabilmente oscuro per qualunque interprete e finirà per acuire ulteriormente il contenzioso tra Stato e Regioni.
Invece di creare meccanismi di coordinamento e di collaborazione tra i diversi livelli di governo, si creano competenze esclusive ulteriori, che finiranno per stridere tra loro e con quelle già esistenti.
Ciò è evidente, in particolare nel campo dell'istruzione, ove accanto alle norme generali di competenze esclusiva dello Stato, esiste la competenza concorrente concernente “l'istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale”. A queste viene affiancata “l'organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche;” e la “definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione”.
Se erano sicuramente possibili miglioramenti circostanziati della riforma del Titolo V operata nel 2001, in questo modo non si fa che rimettere ulteriormente alla Corte costituzionale il reale assetto delle attribuzioni tra Stato e Regioni, per altro ignorando completamente la ricchissima giurisprudenza che dal 2001 ad oggi è andata consolidandosi.
L'ambiguità degli interventi operati con il progetto di riforma è ancora maggiore se si considera la soppressione del terzo comma dell'art. 116, come modificato dalla riforma del 2001, che introduceva la possibilità per le Regioni che ne facessero richiesta, di condizioni di maggiore autonomia in campi specifici. Questo strumento, noto come “regionalismo differenziato”, avrebbe ben potuto inserire nel sistema quegli elementi di dialogo tra centro e periferia e quella dose di flessibilità che invece viene mortificata dall'assoluta rigidità delle clausole proposte dal centrodestra.!

15
giugno 2006

Con la riforma costituzionale proposta dal centrodestra la casa comune di tutti gli italiani, costruita con la Costituzione del 1948 potrebbe non esistere più.
Le riforme del centrodestra sono disordinate e disorganiche, per cui risulta estremamente difficile per l'elettore orientarsi in maniera consapevole in prospettiva del referendum del 25 e 26 giugno prossimi.
Il denominatore comune della riforma appare infatti l'obiettivo, già parzialmente raggiunto per altro con la legge elettorale, di rendere la casa non funzionante ed ingovernabile.
Appare infine paradossale l'argomentazione secondo cui la devoluzione permetterebbe una razionalizzazione delle spese, che in realtà aumenterebbero in maniera esponenziale, vista la parcellizzazione irragionevole di competenze fondamentali in materia di scuola e di sanità, che, per di più, finisce per ledere in maniera inaccettabile il principio di uguaglianza tra i cittadini della Repubblica.!

2
giugno 2006

Il 2 giugno è la festa della Repubblica. Quello di quest'anno è un'anniversario particolare perché è il sessantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica (2 giugno 1946).
Questi anniversari si stanno rincorrendo in una meravigliosa sequenza: l'anno scorso 25 aprile 2005- 25 aprile 1945 è stato celebrato a Milano in presenza di una folla immensa l'anniversario della liberazione. Ricordo ancora con vivissima emozione l' appassionato discorso di Ciampi tutto centrato sul valore e l'attualità della nostra Costituzione. Tra pochi giorni (il 25 di giugno) ricorrerà il sessantesimo anniversario dell'insediamento dell'Assemblea Costituente. Dalla cronaca giornalistica di quel giorno (Il progresso): “un'affluenza di pubblico quale si è raramente verificata anche nelle più solenni occasioni, ha caratterizzato la prima seduta dell'Assemblea costituente dando con la sua massa compatta che si estende su tutte le tribune, l'impressione più viva con cui il paese si accinge a seguire i lavori di questa assise eletta dopo tanti anni di dispotismo dal libero voto del popolo. E, come gremite sono le tribune, così l'aula appare occupata nella quasi totalità dei suoi scanni dai deputati di tutti i partiti. Alle 16 il discorso inaugurale dell'on. Orlando e dopo di lui il presidente del consiglio on. de Gasperi.”
Un clima di grande unità ed una straordinaria emozione all'inizio di quei lavori che avrebbero portato un anno e mezzo dopo, nello stesso clima di unità ad approvare la Costituzione repubblicana.
Per una singolare coincidenza in quello stesso 25 giugno, sessantanni dopo gli italiani saranno chiamati ad esprimere con il referendum un giudizio su una riforma costituzionale, approvata a maggioranza da partiti del tutto diversi da quelli di allora, che modifica e stravolge l'intera seconda parte della Costituzione e che ha evidentissime ripercussioni sulla prima parte, ritenuta da tutti intangibile.
Il valore più grande di una Costituzione è rappresentato dal fatto che costituisce un insieme di valori condivisi. Se il 25 di giugno dovesse vincere il si, noi non avremmo più nel nostro paese una Costituzione condivisa da tutti, ma la Costituzione di una parte e di quella parte che il 25 giugno del 1946 non c'era.
Sarebbe del tutto legittimo che nuove forze che entrano a far parte sulla base del voto popolare del consesso democratico dei partiti e delle istituzioni chiedessero di aggiornare il patto costituzionale alle nuove istanze di cui si sentissero portatori, ma il metodo di elaborazione dovrebbe essere condiviso da tutti e così anche il nuovo testo perché altrimenti si frantumerebbe il senso del patto costituzionale.
Questa è la ragione di fondo per la quale dovremo andare a votare NO a questa riforma, che è tra l'altro un grande pastoccio costituzionale e riprendere, dopo, con maggioranze qualificate e solo con un amplissimo accordo, il percorso per la ricerca di quell'accordo comune che la Costituzione rappresenta.
Il 25 giugno del 2006 si collega al 25 giugno del 1946 e soprattutto al 2 giugno data del referendum istituzionale ed oggi festa della Repubblica e della Costituzione.
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27
maggio 2006

Ieri il Ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme, Vannino Chiti, ha inviato ai Presidenti del Senato, Franco Marini, e della Camera, Fausto Bertinotti, le indicazioni del Governo per la predisposizione del calendario dei lavori parlamentari del primo immediato periodo.
In attesa di una verifica doverosa della reale situazione finanziaria, si è scelto di lavorare su provvedimenti realizzabili interamente senza che incidano sui capitoli di spesa.
Il calendario proposto contiene provvedimenti riguardanti la politica estera, l'economia e le politiche sociali e ambientali.
Questi gli argomenti che saranno trattati nei prossimi Consigli dei Ministri per il successivo invio delle relative proposte alle Camere:il provvedimento che definisce la tempistica del ritiro delle truppe dall'Iraq e il rifinanziamento delle missioni di pace;il DPEF, che conterrà, tra l'altro, le linee-guida della diminuzione del cosiddetto cuneo fiscale, l'introduzione di un credito d'imposta per le imprese delle aree svantaggiate che assumono stabilmente nuovi lavoratori o stabilizzano lavoratori precari e interventi di incentivazione e promozione della ricerca;il Ddl per sopperire alla carenza di approvvigionamento del gas e favorire il processo di liberalizzazione del mercato dell'energia e lo sviluppo delle fonti rinnovabili e di risparmio energetico;il Ddl di delega per la riforma delle politiche industriali e il rilancio delle imprese;il DL di proroga dal 31 luglio al 15 dicembre 2006 della sospensione dei giudizi pendenti e delle procedure di riscossione e recupero dei carichi contributivi previdenziali di agricoltori e imprese agricole e il Ddl di rinnovo delle deleghe per il rilancio dell'agricoltura, per il codice agricolo e per la revisione del settore biologico; il provvedimento per l'istituzione di nuovi Parchi nazionali;i Ddl sulle “quote rosa”, sulla riforma della legge sulla cittadinanza e sul sostegno di un parto sicuro e indolore;il Ddl di riforma dei criteri di assegnazione dei diritti televisivi sugli eventi sportivi;
il DL sulla riorganizzazione delle competenze dei Ministeri e il disegno di legge sul recepimento delle Direttive UE (“Legge comunitaria 2006”);i Ddl di riforma della legge sulla inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, di riforma della legge 5 dicembre 2005 n. 251 (ex Cirielli); la proroga dei termini dell'entrata in vigore dei decreti attuativi della riforma dell'ordinamento giudiziario.
Nelle prossime settimane, inoltre, il Consiglio dei Ministri affronterà la discussione sul Ddl di attuazione delle norme costituzionali su Roma Capitale e sulle altre aree metropolitane.
I Ministri competenti, infine, provvederanno alla rimodulazione dei tempi di attuazione del 2° ciclo della Riforma della scuola e alla correzione dei Decreti sulle nuove classi di laurea e sulla programmazione triennale 2007-2009.

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