Il 6 luglio ho svolto nell’ambito della Scuola di Politica Democratica una lezione sul tema “Le garanzie giuridiche per l’informazione nelle democrazie”. Puoi vedere il video della lezione a questa pagina: http://www.scuoladipolitica.it/web/news.aspx?id=26


Il presidente del Consiglio non ha nessuna credibilità quando dice di voler dimezzare la popolazione che vive di politica dopo che ha aumentato il numero dei ministri e dei sottosegretari. Come se non bastasse ha anche nominato 81 commissari straordinari che sono veri e propri ministri che operano nell’ombra in deroga a tutte le leggi e che, a volte, fanno dei pasticci come si legge sui giornali. Tutto questo a carico dei contribuenti italiani. Capiamo che chi fa del plebiscitarismo il suo riferimento nell’azione politica non può fare a meno della demagogia, ma un minimo di coerenza non guasterebbe, comunque.
I dati diffusi dai giornali sul crollo della produttivita’ del Parlamento non stupiscono chi in questi due anni ha osservato piu’ volte come si sia progressivamente spostato l’asse della produzione normativa a favore del Governo. Attraverso i decreti-legge passa ormai circa il 75 per cento della legislazione primaria (larga parte della manovra finanziaria triennale) e attraverso le deleghe legislative, vengono demandate ormai al Governo tutte le scelte nevralgiche. Sono piu’ di 200, contro le 150 del governo precedente, le deleghe che danno al Governo la possibilita’ di decidere in materie strategiche con semplici pareri parlamentari: federalismo, nucleare, riforma televisiva, processo amministrativo, carta delle autonomie, riforma della pubblica amministrazione. Attraverso le ordinanze di protezione civile, poi, il Governo disciplina anche aree estranee all’emergenza, come quella dei grandi eventi; e qui si contano piu’ di 150 ordinanze emanate in deroga a tutte le norme vigenti in solo due anni e con effetti devastanti, basta pensare ai mondiali di nuoto a Roma e al G8. A cio’ si aggiunga che, dove il Parlamento potrebbe magari intervenire, in sede di conversione dei decreti-legge o di approvazione dei disegni di legge, interviene la scure della questione di fiducia: ben 32 volte in questa legislatura.
Se si avra’ la forza di restituire al Parlamento il ruolo che ad esso spetta in una equilibrata forma di governo ed alla legge il ruolo centrale che ad essa spetta nel sistema di produzione di regole democratiche, si vedra’ che nelle statistiche la produttivita’ del Parlamento tornera’ rapidamente a crescere.
V. sotto l’articolo sul Fatto quotidiano del 19 maggio 2010
All’indomani del vertice di Arcore tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, a prevalere nel Pd e’ lo scetticismo. Uno scetticismo trasversale a tutte le componenti del Partito sull’effettiva volonta’ di maggioranza e governo di mettere mano alle riforme istituzionali. E per di piu’ in maniera condivisa.
Tanto che per il segretario Pier Luigi Bersani, al momento, al di la’ delle interviste sui giornali non si vede nessuna grossa novita’. “La nostra agenda sulle riforme c’e’ – e’ il pensiero del segretario – ed e’ pronta da tempo. Sono due anni che li aspettiamo in Parlamento, vedremo se stavolta lo faranno sul serio”.
Quanto al merito delle riforme istituzionali il Pd ha da tempo messo nero su bianco una serie di proposte come il superamento del bicameralismo perfetto e la riduzione del numero dei parlamentari. Per Bersani, poi, un tema centrale e’ quello di restituire agli elettori la possibilita’ di scegliersi i rappresentanti: basta quindi con le liste bloccate. Punti questi su cui c’e’ una certa unita’ di vedute nel partito. Sul capitolo presidenzialismo e legge elettorale le opinioni sono diverse. Sulla legge elettorale si va dal doppio turno alla francese gradito a Walter Veltroni al modello tedesco preferito da Massimo D’Alema.
Quanto alla proposta lanciata da Roberto Maroni sul semipresidenzialismo alla francese, il costituzionalista e parlamentare del Pd, Stefano Ceccanti, non pone pregiudiziali purche’ la riforma si accompagni ad una nuova legge elettorale: il maggioritario uninominale, sistema adottato in Francia.
La disponibilita’ di Ceccanti a discutere del semipresidenzialismo non e’ pero’ condivisa da Roberto Zaccaria, vice presidente Pd della commissione Affari costituzionali alla Camera, che sottolinea: “Se le riforme devono cominciare da questo capitolo, per me sono chiuse”. (adnkronos)
Cominciamo col dire che non ci abitueremo mai…
Siamo arrivati al cinquantottesimo decreto-legge, in meno di due anni di legislatura, ad oltre duecento ordinanze in deroga alle leggi, alla ventottesima questione di fiducia, siamo arrivati ad usare la Legge del Parlamento in chiave puramente residuale, ma noi non ci abitueremo mai e continueremo a denunciare lo stravolgimento dello stato di diritto.
Non si possono fare decreti legge in materia elettorale, non si possono fare quando la campagna elettorale è già cominciata e soprattutto non si possono fare a favore di una parte politica e contro le altre parti.
Mettere il bavaglio all’informazione politica in campagna elettorale, in base ad un’interpretazione della legge sulla par condicio che non era mai stata data nei dieci anni precedenti, e cambiare unilateralmente le regole elettorali è roba indecente. Non possiamo permettere che la reiterazione negli strappi alla Costituzione ammorbidisca la nostra coscienza.
Non esistono diritti delle forze politiche principali. In campagna elettorale tutte le forze politiche hanno gli stessi diritti.
Ieri Valerio Onida ed oggi Gustavo Zagrebelsky hanno parlato con grande chiarezza. Non tutti i costituzionalisti che sentiamo pontificare in questi giorni sono eguali. L’autorevolezza morale non si compra dovunque. Ricordiamo alcuni dei loro libri: La Costituzione (Onida), Il diritto mite (Zagrebelsky) e l’ultimo libro di Gustavo: Intorno alla legge, Il diritto come dimensione del vivere comune (Einaudi).
Lapidarie le parole che trafiggono questo decreto: 1) un decreto in questa materia non si può fare; 2) I soggetti interessati modificano unilateralmente la legge a proprio favore; 3) Si finge il decreto interpretativo mentre è assolutamente innovativo 4) Questo decreto travolge in maniera clamorosa il principio di eguaglianza che è il pilastro fondamentale della Costituzione.
Di fronte a questa arroganza non ci abitueremo mai….