A parole Berlusconi dice di rispettare il Parlamento, nei fatti poi lo considera un passacarte delle leggi varate dal Governo. Mai come in questi due anni di legislatura il Parlamento è stato calpestato e svuotato. La cosa più grave è che i 70 decreti legge, spesso accompagnati dal voto di fiducia che con quello di oggi sono 37, contengono l’80 per cento delle norme deliberate fin qui in questa legislature. Comprese le due Finanziarie. Le leggi significative approvate dalle Camere non sono più di una decina e tra queste c’è il lodo Alfano, poi bocciato dalla Consulta, e il legittimo impedimento. Il governo ha fatto anche un uso abnorme delle ordinanze di Protezione civile, estese anche ai grandi eventi, in deroga a tutte le leggi. Tra il 2008 ad oggi se ne contano 224; un record assoluto. Infine, sono state varate oltre 270 disposizioni di delega che è un altro modo per sottrarre competenze al Parlamento e sono stati approvati circa quaranta decreti legislativi. Se la considerazione del Parlamento vuol dire non farlo lavorare, questo svela bene la filosofia del presidente del Consiglio. Questa non è Costituzione materiale ma solo una plateale violazione della Costituzione. Se proprio si vuole affrontare il tema delle riforme, la prima si esse è un ritorno alla Costituzione.
Il 26 luglio 2010 l’on. Bindi assieme all’on. Zaccaria e ad altri deputati dei principali partiti di opposizione hanno presnetato una proposta di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta per accertare l’origine, la natura, l’organizzazione, la consistenza e le finalità dell’associazione cosiddetta P3.
Di fronte alle notizie apparse sugli organi di stampa a partire dall’8 luglio 2010 ed ai provvedimenti adottati dall’Autorità giudiziaria quali l’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di associazione segreta di un deputato, un senatore, un sottosegretario (poi dimessosi dal Governo) e un assessore regionale, appare indispensabile che la politica si assuma la responsabilità di istituire una Commissione d’inchiesta per comprendere l’effettiva dimensione dell’attività svolta da tale associazione. Appare indispensabile che le Camere siano chiamate ad indagare sulla portata dell’attività di tale associazione e sull’influenza che essa abbia esercitato o comunque abbia tentato di esercitare sull’attività degli organi costituzionali. Occorre difatti un’inchiesta che proceda parallelamente a quella svolta dall’Autorità giudiziaria, al fine di comprendere la portata anche dei profili non strettamente penali e giudiziali del fenomeno.
L’obiettivo di questo Manuale, nato nell’Università ed arricchito dalla pratica, è offrire, con l’ausilio di dottrina e giurisprudenza, una visione sistematica degli interventi legislativi nel settore dell’informazione e della comunicazione in Italia. Molti sono stati negli ultimi anni i richiami del Capo dello Stato e della Corte costituzionale (da ultimo nel 2002), gli interventi comunitari (dir. 2007/65/CE) nonché le leggi approvate quali il codice in materia di protezione dei dati personali (d. lgs. n. 196/03), il codice delle comunicazioni (d. lgs. n. 259/03), la legge sul sistema radiotelevisivo (l.n. 112/04). Ad essa ha fatto seguito il testo unico della radiotelevisione (d.lgs. n. 177/05), modificato dal d.lgs. n. 44/10 ed ora testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. A fronte di un quadro giuridico così problematico e complesso, il motivo conduttore del volume è la verifica dell’impianto costituzionale delle libertà in materia di comunicazione e del controverso stato di attuazione del principio pluralistico, risvolto positivo del diritto all’informazione garantito dalla Costituzione.
Autori: Roberto Zaccaria – Alessandra Valastro
Con la collaborazione di Enrico Albanesi ed Elda Brogi
Cedam, p. 688, 49,00€