Deputato al Parlamento eletto nella lista del Pd Lombardia I (XVI Leg.) Vice presidente della I Commissione Affari Costituzionali
23
dicembre 2009
La questione della cittadinanza è una riforma che va affrontata al di fuori di schemi di maggioranza. Il nostro paese con l’attuale legge dà 40 mila cittadinanze l’anno contro le 100 mila di Francia, Germania e Inghilterra e le 70 mila della Spagna. Per dare la cittadinanza ai 5 milioni di stranieri regolari ci vorrebbero oltre 100 anni. Va introdotta in Italia almeno una modifica che riguarda la cittadinanza ai minori figli di stranieri con carta di soggiorno e al compimento di un ciclo di studi scolastici. Su questo punto si può raggiungere un’intesa ampia. Aspettiamo soltanto che dalle affermazioni di principio si passi al voto in aula.

 

 
21
dicembre 2009
 
Roma, 21 DIC (Velino) – “In un periodo in cui si parla di riforme e di possibile intesa sulle riforme, credo che il primo test significativo sia rappresentato da un argomento come quello della cittadinanza che si discutera’ domani alla camera. Quale tra le riforme, la piu’ significativa, se non quella che tende a definire il perimetro della cittadinanza di un paese? E’ un principio costituzionale, ma che addirittura precede la stessa costituzione. Escludere da questa opportunita’ soprattutto i minori nati o arrivati prestissimo nel nostro paese e che vivono a fianco ai nostri figli sarebbe sbagliatissimo: domani e’ in gioco il concetto stesso di civilta’ del nostro paese. In aula misureremo la reale intenzione della maggioranza a confrontarsi su riforme che vadano nell’interesse del popolo italiano”. Lo ha dichiarato il vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Roberto Zaccaria.
17
dicembre 2009
 
(ANSA) – ROMA, 17 DIC – ‘Abbiamo votato contro il mandato al relatore, presenteremo una relazione di minoranza ed un testo alternativo’. Cosi’ il deputato del Pd, vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Roberto Zaccaria commenta il voto in commissione sulla cittadinanza. ‘La Bertolini – aggiunge – si e’ schiacciata sulle posizioni leghiste senza aprire alcun confronto ed anzi liquidando con sdegno il parere della commissione Cultura ispirato dall’on.
Granata. E’ un atteggiamento di totale chiusura ed e’ la plastica dimostrazione che per tenere il rapporto con la Lega il Pdl non da’ neanche spazio alla propria dialettica interna. Quel testo – conclude – e’ e resta una provocazione, un arretramento sul piano dei diritti civili che porta il nostro paese a divenire il fanalino di coda di tutta Europa in tema di cittadinanza’. (ANSA).
17
dicembre 2009
 
(ANSA) – ROMA, 17 DIC – ‘Quanto accaduto oggi in commissione con la relatrice che si e’ limitata a respingere, anche con un certo sdegno, il parere della commissione Cultura sulla cittadinanza, certifica che per tenere il rapporto con la Lega il Pdl non da’ neanche spazio alla dialettica interna’. Lo ha detto il deputato del Pd, Roberto Zaccaria, al termine della riunione della commissione Affari Costituzionali che ha licenziato per l’Aula il testo Bertolini sulla cittadinanza.
‘La posizione del Pdl – aggiunge – e’ schiacciata sulla Lega.
In un’altra situazione avrebbe aperto il confronto’.(ANSA).
16
dicembre 2009

 (ANSA) – ROMA, 15 DIC – ”Suona solo come un pretesto per un
giro di vite delle liberta’ democratiche: il governo si fermi,
non proceda all’oscuramento dei siti internet anche di quelli
che diffondono messaggi di istigazione a delinquere”. Lo
afferma Roberto Zaccaria, vicepresidente della commissione
Affari costituzionali della Camera e deputato del Pd, a
proposito delle comunicazioni del ministro dell’Interno Roberto
Maroni sull’aggressione al presidente del Consiglio.
   ”Le norme per contrastare questi fenomeni – sottolinea
Zaccaria – ci sono gia’ e non occorre far ricorso a nuove leggi
che sarebbero in chiaro contrasto rispetto alla scelta fatta dal
parlamento nel 2006 con la legge 85 sui reati di opinione.
Invitiamo il ministro Maroni ad una maggiore prudenza e a
tornare indietro rispetto ad una via sbagliatissima come e’
quella di limitare la liberta’ di espressione su Internet, una
scelta fatta da governi autoritari che vengono aspramente
criticati in tutto il mondo”.(ANSA).

14
dicembre 2009
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Siamo oggi di fronte ad un quadro istituzionale estremamente preoccupante. E’  gravissimo quanto è avvenuto ieri a Milano e privo di qualsiasi giustificazione possibile. Dopo aver espresso tutta  la nostra solidarietà al Presidente del Consiglio dobbiamo riprendere il filo di un discorso sulla Costituzione che inevitabilmente si riproporrà. Non possiamo dimenticare, né rimuovere, a causa di quel che è successo nelle ultime ore,  gli attacchi contro tutti gli organi di garanzia costituzionale che abbiamo sentito rinnovare  ogni giorno ed anche il comizio di ieri pomeriggio. Con quegli attacchi, che certo si rinnoveranno, non solo si cerca di delegittimare apertamente la Corte costituzionale, ma tutta la magistratura. Gli stessi equilibratissimi richiami del Presidente della Repubblica vengono ignorati o considerati alla stregua di rituali considerazioni. Si sfida costantemente, grazie anche al coro dei modesti comprimari, la tenuta della nostra forma di governo.
Il Presidente del Consiglio ha detto a chiare lettere che la nostra Carta costituzionale è vecchia e da modificare profondamente. Il solo potere legittimo – sempre secondo Berlusconi – è il suo in quanto attribuito dal popolo. Anche se l’affermazione è falsa, a forza di ripeterla c’è il rischio che diventi una verità inoppugnabile.
Per un anno è mezzo non si è parlato alla Camera o al Senato di riforme costituzionali, mentre si sono intenzionalmente  consolidate una serie di  prassi parlamentari contrarie alla Costituzione. La Costituzione sostanziale, non ancora quella materiale, segna ormai un profondo distacco dalla Costituzione formale, quella scritta, e i tentativi della Corte costituzionale di ristabilire la legalità costituzionale (in primis la illegittimità del Lodo Alfano) hanno prodotto una reazione violentissima con attacchi mai visti ai quindici giudici della Consulta.
Naturalmente non c’è alcuna seria intenzione di affrontare i problemi veri del nostro paese sul piano delle riforme: gli stessi interventi normativi che si potrebbero fare con legge ordinaria e che migliorerebbero notevolmente  le cose (legge elettorale, legge sui partiti, conflitto d’interessi) sono ben lontani dalle intenzioni della maggioranza.
Oggi sotto la spinta di un pericolosa riforma della giustizia si è ripreso il discorso sulle riforme costituzionali e la settimana scorsa al Senato si è svolto un dibattito concluso con distinte mozioni che sembra riaprire quel capitolo.
Per capire meglio le cose conviene fare un passo indietro alla XV legislatura e ricordare l’atteggiamento dell’opposizione di allora. Dei tre partiti di opposizione, Forza Italia, Lega ed Alleanza nazionale, solo il primo, animato dalle nostalgie della grande riforma bocciata dal referendum,  era contrario. La Lega, attratta dal modello di Senato federale era favorevole ed anche Alleanza nazionale che aveva in Bocchino uno dei due relatori, lo era. Alla fine tutti si astennero alla fine dei lavori di Commissione, ma l’on. La Russa ci tenne a dire che il testo c.d. Violante era un buon testo e che in ogni caso si sarebbe iniziato di lì nella prossima legislatura.
A me quell’affermazione parve equivoca. Si lodava il testo ma si sottolineava il fatto che si sarebbe solo “iniziato” il lavoro da quella base. Per arrivare dove? Il grande assente sembrava essere il presidenzialismo che in molte parti del centro destra (ed in primis da Berlusconi) veniva visto con grande interesse.
In realtà in questo primo scorcio di legislatura si è capito che le intenzioni dell’opposizione di allora ed oggi maggioranza erano ben diverse: prima si voleva procedere con la prassi parlamentare ed arrivare alle riforme solo in un secondo momento.
Vediamole un po’ più da vicino queste prassi che incidono profondamente sulla forma di governo parlamentare e sul rapporto Governo-Parlamento.
Cominciamo preliminarmente col dire che è perfino difficile parlare di Governo. Che cosa è diventato il Governo. Che cosa è diventata la collegialità del Consiglio dei ministri. E’ rimasta nella mente di tutti quell’espressione del Ministro dell’economia che si vantava di aver fatto approvare la manovra finanziaria del 2009 in un Consiglio durato appena 9 minuti. Tempi da Consiglio di amministrazione più che da Consiglio dei ministri. In pratica il Governo vede un solo protagonista, il Presidente, con un paio, al massimo, di Ministri significativi. Certamente il Ministro dell’economia e forse il Ministro dell’interno e il sottosegretario alla protezione civile.
Ma veniamo al rapporto con il Parlamento. Violante definisce esemplare e pericoloso il triangolo: decreti, maxiemendamento e fiducia. Sono d’accordo con lui. Questo è il fenomeno più eclatante, anche se non mancano precedenti nelle scorse legislatura.
Ora io vorrei porre l’attenzione su alcune prassi tipiche di questa legislatura che mi paiono particolarmente preoccupanti.
In primo luogo il numero delle fiducie. In un anno e mezzo siamo arrivati a 25 fiducie nei due rami del Parlamento. Nella scorsa legislatura Prodi, in ben altre condizioni numeriche, ne aveva chieste 22 in due anni! E’ lecito chiedersi che significato abbia rendere ordinario uno strumento che la Costituzione configura come eccezionale.
Il secondo elemento di attenzione è costituito dai decreti legge. In questo caso non è tanto preoccupante il numero dei decreti (50 in un anno e mezzo) quanto le caratteristiche dei decreti stessi. Da un calcolo effettuato all’interno della Camera risulta che più dell’85 per cento dell’attività normativa delle Camere è contenuta in decreti legge e leggi di conversione. Sembra che si possa dire tranquillamente che ormai non conta tanto contare i decreti quanto “pesare” gli stessi.
Quasi tutte le scelte più importanti sono contenute in decreti che sono quasi sempre decreti omnibus e che contengono materie che sfuggono alla conoscenza stessa dei parlamentari. C’è di più. Nel 2008 la manovra finanziaria è stata inserita quasi interamente nel decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, poi modificato una trentina di volte. La finanziaria vera e propria è risultata svuotata. Quest’anno si sta procedendo nello stesso modo con i decreti anticrisi che contengono le scelte più significative di finanza pubblica. Con questa tecnica normativa si pregiudica radicalmente il principio contenuto nell’art.81 Cost. che impone l’unitarietà della manovra finanziaria e di bilancio. 
Poche settimane fa è stato approvato lo scudo fiscale, un provvedimento contrastato e delicatissimo, contenuto nel disegno di legge di conversione di un “decreto-legge c.d. correttivo” (decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103). Finora conoscevamo i decreti legislativi correttivi (già discutibili) ma i decreti legge correttivi rappresentano una categoria che sta molto stretta nell’art.77 ed anche nella legge n. 400 del 1988. A volte ne sono stati fatti, ma mai con un contenuto così rilevante come quello contenente lo scudo fiscale.
C’è poi la categoria dei “collegati” omnibus alla finanziaria. Anche questa è una categoria già conosciuta ma l’interpretazione che ne è stata data in questa legislatura ha fatto sì che materie molto diverse siano state inserite con una sorta di accentuazione. Il paradosso si è avuto quando è stata discussa la riforma del processo civile: il disegno di legge (ora, legge 18 giugno 2009, n. 69) è stato esaminato dalla commissione bilancio, con esclusione pregiudiziale della commissione giustizia. La domanda legittima è quella che discende dall’art.72 della Costituzione: è possibile disattendere la sequenza normale ivi prevista per l’approvazione delle leggi? Questo vale a maggior ragione per i decreti ad alto grado di eterogeneità. L’esigenza che le leggi siamo monografiche si collega anche al principio della pubblicità degli atti, un principio basilare negli ordinamenti democratici, l’unico che rende possibile un’effettiva partecipazione dei cittadini al dibattito intorno alle leggi e alla loro approvazione.
Un’altra caratteristica che accompagna questo tipo di normativa è lo scarso controllo parlamentare ed il forte peso delle corporazioni, anche di quelle più nobili. In tre casi abbiamo avuto pressioni forti ed in alcuni casi decisive della Corte di Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei conti o dei loro organi di vertice.
Nel corso dell’esame del già citato disegno di legge di riforma del processo civile, il Presidente della Corte di Cassazione aveva cercato di far passare un modello di “filtro” molto discusso e contestato da quasi tutti gli operatori del diritto. Ad opera della stessa legge 18 giugno 2009, n. 69 è stato inoltre riservato al Consiglio di stato un ruolo abnorme nella scrittura del decreto delegato, soprattutto nel delineare il confine tra giurisdizione ordinaria e amministrativa. Infine, nel corso dell’approvazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, la Presidenza della Corte dei conti si è chiaramente battuta per ridurre il ruolo collegiale del Consiglio di Presidenza.
C’è un’altra prassi assai preoccupante che tende a ridurre il ruolo della legge del Parlamento. Questa prassi è rappresentata da un ricorso sempre crescente alle ordinanze in deroga alla legge. Ormai se ne fanno un centinaio all’anno. Il settore dei rifiuti a Napoli e quello del terremoto in Abruzzo ne sono i campi di più ampia applicazione.
Un caso decisamente grottesco riguarda l’Abruzzo. Una disposizione limitava alla fine 2009 la data per il pagamento delle tasse per i terremotati. Un emendamento dell’opposizione al disegno di legge di conversione del decreto-legge anticrisi (decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78) proponeva di spostare questa scadenza alla fine del 2010. Il Governo si è opposto a quell’emendamento, ma poi ha annunciato che sarebbe intervenuto in quella stessa direzione con un’ordinanza in deroga ad un decreto appena convertito!!! Siamo decisamente di fronte ad un nuovo tipo di fonte normativa in mano al Governo.
Tutti questi esempi concorrono a definire un quadro d’insieme dal quale emerge sempre più chiaramente un Presidenzialismo “strisciante”, un Presidenzialismo di fatto che si accompagna al fortissimo potere mediatico e si collega anche alla procedura assai discutibile del nome del leader della coalizione sulla scheda elettorale.
Quali sono dunque gli strumenti che abbiamo per reagire a questo stato di cose? In primo luogo dobbiamo attentamente valutare i casi nei quali sia possibile attivare l’intervento della Corte costituzionale. La materia dei decreti anomali è la più vistosa da prendere in considerazione, assieme alle ordinanze in deroga alla legge. In secondo luogo dobbiamo attenerci ad un’interpretazione restrittiva dell’art.138 Cost. ed accettare una procedura eventuale di revisione costituzionale molto contenuta ed omogenea, assolutamente vicina a quella costruita nella scorsa legislatura. Un rafforzamento dei poteri del Governo o del Premier favorirebbe un consolidamento del Presidenzialismo plebiscitario che già sta affermandosi in Italia, senza pesi e contrappesi adeguati.
Tutto questo sarebbe auspicabile in un contesto diverso da quello attuale. In un contesto nel quale realmente si volesse cercare il denominatore comune tra le proposte di revisione costituzionale delle varie forze politiche presenti in Parlamento.
L’atteggiamento però del Presidente del consiglio e della maggioranza non sembra essere affatto questo. I ripetuti attacchi di questi giorni agli organi supremi di garanzia e soprattutto quel marchio di vecchia attribuito alla nostra Costituzione non consentono di seguire questa strada.
Ormai è chiaro che Berlusconi intende usare il tavolo delle riforme per penalizzare magistratura e Corte costituzionale e per introdurre il suo presidenzialismo senza “contrappesi” e garanzie.
Questa sarebbe una vera sciagura! Il giorno dopo l’approvazione il Presidente dovrebbe dimettersi.
Allora credo che in questo momento la strada migliore sarebbe quella di non toccare per nulla la nostra bella ed attualissima Costituzione ed eventualmente prepararsi ad un nuovo referendum. A tutto questo potrebbe servire moltissimo una grande, serena, gioiosa, tranquilla manifestazione come quelle tenutesi, con enorme partecipazione popolare,ai primi di ottobre e ai primi di dicembre. Questa volta la piattaforma, come dice Giuseppe Giulietti, sarebbe estremamente semplice: Difendiamo la Costituzione.

12
dicembre 2009
 
(ANSA) – ROMA, 11 DIC -’Il contenuto dell’editoriale del direttore del Tg1, Augusto Minzolini e’ improprio e pericoloso’, secondo Roberto Zaccaria, deputato del Pd ed ex presidente della Rai.
‘Improprio – afferma – perche’ utilizza il servizio pubblico televisivo per pronunciare verdetti a processo in corso.
Pericoloso perche’ sembra voler distinguere tra ‘mafiosi buoni’ e ‘mafiosi cattivi’ a seconda che nelle loro dichiarazioni vi siano attacchi al presidente del Consiglio’.
‘L’editoriale di stasera – aggiunge Zaccaria – mi spaventa perche’ e’ il tentativo esplicito di schierare il Tg1 come un giornale di parte, cosa che non e’ mai stato nella sua storia e nella sua tradizione’.(ANSA).
9
dicembre 2009

(AGI) – Roma, 9 dic. – Roberto Zaccaria ha criticato la richiesta di Pdl e Lega di rinviare l’inizio dell’esame alla Camera del disegno di legge sulla cittadinanza agli immigrati. “E’ chiara la volonta’ di rinviare l’esame della legge sulla cittadinanza per le divisioni che paralizzano la maggioranza. Il Pdl e’ ostaggio della politica di chiusura della Lega senza il permesso della quale non puo’ prendere nessuna iniziativa”, ha dichiarato in una nota Roberto Zaccaria, deputato Pd e vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera.

“Quello che stanno facendo i capigruppo di Lega e Pdl – ha proseguito Zaccaria – e’ gravissimo. L’esame della proposta di legge e’ iniziato un anno fa e adesso viene annunciata la presentazione di due nuove proposte della Lega. Tutto questo e’ una presa in giro del Parlamento, dell’opposizione e fa carta straccia del calendario stabilito dalla capigruppo senza l’opposizione”.

Dunque, ha aggiunto, “chiedo il rispetto di quel calendario e che la legge venga discussa in aula il 21 dicembre come stabilito. Quello della cittadinanza e’ un problema reale e nel Paese c’e’ attesa di una nuova legislazione in materia”. (AGI)

4
dicembre 2009
 
ROMA (ITALPRESS) – “Sono solo lacrime di coccodrillo, non c’e’ nessun pentimento nelle sue parole. Feltri ha prima distrutto una persona sulla base di un malinteso diritto di cronaca, poi ora prova a beatificarla. E’ un balletto poco credibile, nonostante il plauso scontato di alcuni esponenti del partito del suo editore”.
Lo afferma Roberto Zaccaria, deputato del Pd, commentando la lettera di Vittorio Feltri sul caso di Dino Boffo, l’ex direttore di Avvenire.
(ITALPRESS).
2
dicembre 2009
 
(ANSA) – ROMA, 2 DIC – ‘Ormai il presidente del Consiglio e’ costretto ad inventare ogni giorno nuove forme di ‘legittimi impedimenti’ per poter giustificare le proprie assenze ai processi che lo riguardano’. Lo afferma Roberto Zaccaria, deputato del Pd.
‘Dopo i dubbi che hanno accompagnato il suo recente viaggio in Bielorussia – rileva – oggi si prospetta un nuovo scenario in Sud America, a Panama per rispondere al ‘pressante’ invito del presidente di quel paese basato su argomenti assolutamente irresistibili. Nuove o antiche forme di turismo vengono evocate in forma piu’ o meno scherzosa’.
‘Il turismo processuale del presidente del Consiglio si sta adesso trasformando in un’altra forma di turismo? – chiede Zaccaria – Certo immaginiamo con quale spirito possano accogliere queste battute le centinaia di migliaia di italiani che ogni giorno lottano disperatamente per il loro posto di lavoro, avendo dinnanzi lo spettro drammatico della disoccupazione’.(ANSA).