Deputato al Parlamento eletto nella lista del Pd Lombardia I (XVI Leg.) Vice presidente della I Commissione Affari Costituzionali
25
settembre 2008
18
settembre 2008
18
settembre 2008

Nel corso di un incontro che si terrà oggi al Senato con una delegazione del Parlamento europeo sul tema della sicurezza e delle impronte digitali, evidenzierò come il Governo italiano si mostra con due facce diverse in Italia e in Europa. Da noi si atteggia a lupo e in Europa veste i panni dell’agnello.
Questo è quanto è accaduto nella vicenda della schedature e delle impronte digitali ai bambini rom. In un primo tempo (nel mese di maggio) sono state emanate delle discutibili ordinanze con le quali si è autorizzata la prima schedatura in deroga ai diritti fondamentali delle persone. Ordinanze a tal punto discrezionali che alcuni prefetti si sono comportati in un modo ed altri in un altro. Successivamente a seguito delle fortissime critiche dell’opposizione parlamentare, della società civile e, soprattutto, del Parlamento europeo (10 luglio), sono state approvate delle linee guida interpretative (23 luglio) molto più morbide: con quelle e con il parere del garante ci si è presentati in Europa.
Purtroppo quanto è avvenuto sulla pelle dei poveri diavoli è diverso da quanto si racconta nelle disposizioni ingentilite che si presentano in Europa, ma purtroppo sono in pochi a saperlo perché i poveri diavoli non hanno la possibilità di andare davanti ad un giudice e sempre pochi sono coloro che si prendono la briga di leggere le denunce della Comunità di sant’Egidio che il 25 di giugno, aveva ricordato che nel campo “centrale del latte” di Napoli erano stati distribuiti questionari in cui si richiedeva la religione professata e l’etnia.

17
settembre 2008

(ASCA) – Roma, 17 set – La Conferenza dei capigruppo non ha
concesso la corsia di urgenza per la legge elettorale per le
europee come era stato chiesto dal governo attraverso il
ministro per i rapporti col parlamento Elio Vito.
Si e’ valutato che l’iter legislativo ‘normale’ e’
sufficiente per portare la riforma all’esame dell’aula per
la fine del mese di ottobre, e forse anche per la penultima
settimana. Secondo una stima fatta dalla Commisione Affari
Costituzionali dove la legge di riforma ha mosso il primo
passo, si potrebbe fare a tempo per permettere al Senato di
votare entro Natale.
La maggioranza vuole una legge con una soglia di sbarramento alta (5 per cento) e con liste bloccate.
Tutta l’opposizione è contraria. Partito democratico, UDC e Italia dei valori vogliono mantenere almeno una preferenza. E’ gravissimo escludere ancora i cittadini dalla scelta degli eletti.
Tutto lascia prevedere che se la maggioranza non cambierà atteggiamento ci sarà una dura battaglia parlamentare

8
settembre 2008

QUESTIONE PREGIUDIZIALE – AC 5827 (10/05/2005)

La Camera,

premesso che:

il disegno di legge di conversione del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 trasmesso dal Senato contiene una serie di materie profondamente eterogenee rispetto al nucleo originario riguardante il rilancio della competitività; ai sedici articoli iniziali sono stati aggiunti ben venti articoli e numerose disposizioni prive di unicità di contenuto, quali ad esempio la riforma del codice di procedura civile, le disposizioni in tema di scioglimento degli effetti civili del matrimonio, le norme in materia di semplificazione amministrativa (peraltro già contenute nel disegno di legge n. 5736 in corso d’esame in Commissione alla Camera e nel disegno di legge di semplificazione per il 2005 in Aula al Senato). Tale intervento normativo è da ritenersi in contrasto palese con un corretto utilizzo delle fonti e in violazione dell’articolo 15, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, come ha rilevato il Comitato per la legislazione in uno dei pareri più critici tra quelli formulati in questa legislatura;
il testo del disegno di legge, come risulta dalle modifiche apportate dal Senato, è privo dei presupposti di necessità e urgenza, come dimostrano le due nuove deleghe contenute nell’articolo 1 del disegno di legge di conversione e le numerose disposizioni aventi carattere ordinamentale, richiamate dal parere del citato Comitato. Tali disposizioni non giustificano l’urgenza e le limitazioni del dibattito che caratterizzano questo disegno di legge di conversione e si pongono in contraddizione con l’articolo 77 della Costituzione e in seconda battuta con l’articolo 15, comma 2, della legge 400 del 1988, ritenuta alla base dell’«ordinato impiego della decretazione d’urgenza e quindi da osservare rigorosamente», come ha sottolineato il Presidente della Repubblica nel rinvio del disegno di legge di conversione del decreto-legge 25 gennaio 2002, n. 4;
le stessa deleghe previste risultano assai complesse ed eccessivamente ampie e sprovviste dei requisiti stringenti di cui all’articolo 76 della Costituzione; il loro inserimento nel disegno di legge di conversione limita l’intervento parlamentare che pure dovrebbe essere assicurato dall’articolo 72 della Costituzione, che istituisce la riserva di assemblea per la delegazione legislativa;
la combinazione dell’uso contemporaneo del decreto-legge, dei maxiemendamenti e della fiducia nei due rami del Parlamento espropria il Parlamento della funzione legislativa su materie di rilevantissimo interesse. Lo strumento del maxiemendamento, inoltre, contribuisce a rendere difficile l’esame del testo normativo (articolo 1 del disegno di legge di conversione), e si pone in controtendenza con i richiami del Presidente della Repubblica finalizzati a sollecitare delle modalità redazionali più conformi con l’articolo 72, primo comma, della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata «articolo per articolo» e con votazione finale (messaggio di rinvio alle Camere del disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario). Il cortocircuito istituzionale che si determina attraverso l’ingerenza governativa sulla decretazione di urgenza, il blocco di ogni possibile iniziativa parlamentare per effetto di reiterate fiducie mette in discussione lo stesso principio democratico nella formazione delle leggi così come disciplinato dall’articolo 70 della Costituzione, secondo cui la «funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere»,
delibera
di non procedere ulteriormente nell’esame del provvedimento.
n. 1. Zaccaria, Boato, Boccia, Sgobio.

1
settembre 2008

(Adnkronos) – “Il ministro dagli interni Maroni che non perde occasione per lanciare i suoi proclami e le sue ronde contro immigrati, stranieri, mendicanti e bambini rom e’ risultato del tutto impotente ieri di fronte alle impressionanti scene di guerriglia urbana che tutti i telegiornali ci hanno riportato’. Roberto Zaccaria, vicepresidente della commissione Affari costituzionali Camera dei Deputati, rincara: ‘Mentre centinaia di turisti stavano tornando dalle vacanze, le stazioni di Roma e Napoli sono state occupate e devastate da orde di giovinastri urlanti armati di spranghe e accuratamente mascherati. Interi treni sono stati requisiti ed i passeggeri costretti ad abbandonarli’.

‘Abbiamo visto scene di cittadini italiani e stranieri inorriditi e impauriti Questa e’ la sicurezza che il centro destra decanta in tutte le sedi. Questo e’ il risultato dell’intervento dell’esercito accanto alla polizia -accusa- Questa e’ la politica che si fa forte contro i poveri diavoli e lascia impunemente occupare e devastare le citta’ da bande di delinquenti. Venga il Ministro dell’interno a riferire in Parlamento e non si consoli con il fatto che in questo caso non ci sono stati ne morti, ne’ feriti gravi. Di fronte ad episodi di violenza del tutto prevedibili, le responsabilita’ di chi non ha saputo ne’ prevenire, ne reprimere sono evidenti”.

1
settembre 2008