Deputato al Parlamento eletto nella lista del Pd Lombardia I (XVI Leg.) Vice presidente della I Commissione Affari Costituzionali
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Solo decreti legge nei primi tre mesi di legislatura, contro una prassi costante che ne prevedeva al massimo 3 al mese. L'unica proposta di legge per salvare il Premier (il c.d. lodo Alfano) è passata alla Camera in soli tre giorni con una forzatura regolamentare spaventosa, consentita dal suo Presidente. Al Senato si è ricorsi allo stesso rito sommario. Più o meno cinque giorni per il complessivo esame parlamentare di un testo che nella vicina Francia di Chirac aveva richiesto 5 anni (dal 2002 al 2007).
Spesso sono aggirate le prerogative del Presidente della Repubblica perché vengono inserite nei decreti, durante l'esame alle Camere, disposizioni che non avrebbero ottenuto la firma iniziale del Capo dello Stato (clamoroso il caso della norma blocca processi inserita nel decreto sulle sicurezza). Prassi ancora più pericolosa e sempre in dispregio delle prerogative presidenziali è quella di “giocare” con i decreti legge trapiantandone allegramente uno nell'altro. Questo è avvenuto con i decreti Alitalia ( d.l. n. 80/2008 e n. 97/2008); è avvenuto ancora con i decreti rifiuti in Campania (d.l. n.90/2008 e n. 107/2008 ) ed ora, con il decreto c.d. “milleproroghe”, l'operazione è ancora più spregiudicata perché si fondono insieme ben tre decreti legge (n.97/2008,nn.112e 113/2008). Tutto questo con la benedizione ovviamente dei Presidenti delle Camere!. Sono proprio curioso di sapere come giudicherà, a suo tempo, la Corte costituzionale questa prassi che calpesta vistosamente gli articoli 72, 77 e 87 della Costituzione:
La fiducia posta sul decreto economico fiscale (la terza,manon certo l'ultima, in questo primo scorcio di legislatura) è stata particolarmente odiosa perché ha impedito qualsiasi discussione o confronto su un provvedimento di un centinaio di articoli che costituisce la prima manovra economica del Governo: una specie di finanziaria anticipata.
Anche questo precedente è assolutamente nuovo e assolutamente negativo perchè le finanziarie hanno già conosciuto maxiemendamenti e fiducie, ma sono comunque partite come leggi ordinarie e con un adeguato tempo per l'esame parlamentare.
In questo caso si è partiti invece con lo strumento del decreto legge e con tempi spaventosamente compressi. All'interno c'è poi una “perla” dal punto di vista costituzionale: si autorizza il Ministro dell'economia a modificare con atto amministrativo la struttura del Bilancio, come se non esistesse l'art.81 della Costituzione che ha una rigida riserva di legge.
In aggiunta a tutto questo la più dura svolta xenofoba della storia recente del nostro paese contro ricongiungimento familiare, rifugiati e comunitari è stata realizzata in semiclandestinità parlamentare utilizzando decreti “correttivi”ed una delega legislativa del centro sinistra del tutto inidonea allo scopo.
E' bastato invece un semplice atto amministrativo (Decreto Presidente del Consiglio) ed una serie di ordinanze con un aggancio del tutto abnorme alla protezione civile per avviare la schedatura di massa dei rom e dei bambini rom. Per fortuna che alle proteste vibranti dell'opposizione e di tutto il mondo delle associazioni e della Chiesa si è aggiunta la clamorosa censura del Parlamento europeo.
E' evidente che procedendo in questo modo, con il disprezzo totale delle più elementari regole parlamentari, con una maggioranza amplissima e militarizzata ai suoi ordini, con un Governo prono ai suoi piedi che approva la manovra finanziaria in 9 minuti e mezzo, è evidente che in queste condizioni Berlusconi, che già ha una naturale propensione a sentirsi onnipotente, si senta addirittura un padreterno e minacci di voler fare subito la riforma della giustizia, la compressione delle intercettazioni e il ripristino dell'immunità parlamentare. Ritiene di aver messo in ginocchio il Parlamento e ne vuol trarre le conseguenze, perdendo ogni pudore.
Sa benissimo il Presidente del Consiglio che l'immunità parlamentare, prevista nel testo originario della Costituzione, era stata tolta di mezzo, nel 1993, dopo tangentopoli con una legge costituzionale, approvata a larga maggioranza. Sa benissimo il Presidente che la fortissima spinta dell'opinione pubblica verso quella modifica nacque non solo per effetto di tangentopoli ma a causa di una continua e disastrosa prassi parlamentare che con criteri del tutto corporativi proteggeva i parlamentari di fronte a reati e ad incriminazioni di ogni tipo, attinenti alla loro vita privata, che nulla, proprio nulla avevano a che fare contro le invasioni delle prerogative parlamentari (alcuni esempi: emissione di assegni a vuoto, truffa, concorso continuato in peculato, concussione, appropriazione indebita, truffa allo Stato e ricettazione).
Il ritorno a quelle disposizioni e a quei privilegi oggi sarebbe considerato assolutamente intollerabile. Si darebbe alla maggioranza parlamentare un potere pressoché assoluto di autoassolversi.
E' già molto discutibile la prassi parlamentare che in attuazione dell'art.68, primo comma, della Costituzione oggi “salva” dal processo parlamentari che vanno ben oltre la manifestazione di opinioni e di voti legati all'esercizio delle funzioni: ci sono cittadini comuni che per effetto di queste prassi non riescono ad avere giustizia.
I problemi della giustizia sono altri: si tratta di darla giustizia, non di toglierla. Si tratta di fare una riforma con la magistratura, non contro la magistratura, in attuazione della Costituzione, non contro la Costituzione. Una riforma che ampli e non riduca la possibilità dei cittadini di partecipare, di conoscere il processo.
Restano prioritari ed intangibili i due principi stampati a caratteri cubitali nella nostra Carta: giustizia efficace, uguale per tutti ed esercitata in nome del popolo.

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16
luglio 2008

"La commissione Affari costituzionali della Camera ha dato parere favorevole, con il voto contrario e un parere alternativo del Pd, allo schema di decreto legislativo che restringe il diritto dei cittadini dell'Unione europea di circolare liberamente nel territorio italiano". Lo rende noto il vice presidente della I commissione di Montecitorio, Roberto Zaccaria, che aggiunge: "questa impostazione riduttiva dei diritti dei cittadini comunitari e dello schiacciamento sulle posizioni degli stranieri è il motivo conduttore che caratterizza i tre atti fondamentali che si stanno discutendo in questi giorni in parlamento: dal decreto sicurezza, al decreto legislativo sulla libera circolazione dei cittadini Ue, e perfino al decreto fiscale su cui il governo si appresta a votare la fiducia. Questa impostazione si pone in contrasto vistoso con i principi della giurisprudenza costituzionale italiana e con gli orientamenti della Corte di giustizia europea. E' quindi molto probabile che, dopo la censura che il parlamento europeo ha rivolto all'Italia sulla schedatura dei bambini rom, la Commissione aprirà una nuova procedura di infrazione nei confronti di una così plateale violazione dei principi comunitari".
"Il decreto legislativo – prosegue – non solo impone l'obbligo di iscrizione anagrafica dopo tre mesi di presenza in Italia nei confronti di qualsiasi cittadino comunitario, ma sanziona in maniera abnorme anche una qualsiasi omissione amministrativa trasformandola in una ragione tassativa di pubblica sicurezza che può giustificare l'allontanamento immediato. Si tratta di una misura chiaramente sproporzionata e discriminatoria in chiaro dispregio della direttiva Ue sulla libera circolazione dei cittadini comunitari (38/2004). Così come è sproporzionata e discriminatoria la norma che permette la restrizione di un qualsiasi cittadino comunitario in attesa di allontanamento in un centro di espulsione e identificazione come se si trattasse di un delinquente comune. Per non parlare del fatto che se il giudice non si pronuncia entro 90 giorni dal ricorso dell'interessato, il malcapitato ricorrente è comunque allontanato dal nostro Paese anche se l'omissione della pronuncia non dipende da lui. Una sorta di 'silenzio rifiuto' del tutto intollerabile di fronte al fondamentale diritto di agire in giudizio che il nostro ordinamento costituzionale riconosce a tutti. Così – conclude Zaccaria – in luogo dei principi liberali della nostra costituzione e dell'Europa si profila un pericoloso 'regime di polizia' per i cittadini Ue.

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16
luglio 2008
14
luglio 2008

Le norme votate giovedì in Commissione Affari costituzionali della Camera sul diritto d'asilo sono sbagliate e restringono ingiustamente un diritto sacrosanto.
Proprio mentre l'aula di Montecitorio votava con incredibili forzature costituzionali norme di privilegio per il presidente del Consiglio, il governo ha strappato un decreto legislativo di chiara impronta xenofoba contro i poveri esuli che fuggono dall'oppressione nei loro Paesi.
In Italia manca ancora una legge che dia attuazione all'articolo 10 della Costituzione sul diritto di asilo e ora il governo, anziche' procedere all'attuazione, si pone addirittura contro le direttive europee.
Si restringe, in contrasto con la direttiva 85 del 2005, la liberta' di circolazione dei richiedenti asilo; si trattengono nei Cpt come fossero delinquenti comuni; si circoscrive l'effetto sospensivo del ricorso; si compromette la loro sicurezza con l'espulsione in Paesi per loro pericolosi.

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11
luglio 2008