Il nostro ostruzionismo ha raggiunto uno scopo. Basta rileggere la parte modificata dell'emendamento del governo per capire che e' stata eliminata una vistosa sanatoria e
un potere improprio del governo in tema di pianificazione delle frequenze. Sulla parte restante
dell'emendamento il nostro giudizio resta comunque contrario, perché giudichiamo la norma introdotta ancora insufficiente a sanare i rilievi espressi dalla Commissione europea.
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Leggo sul Corriere della Sera di oggi che vi sarebbero dubbi tra alcuni esponenti del Partito Democratico (ex margheriti) sull'opportunità di condurre una dura opposizione contro il colpo di mano del Governo sull'emendamento relativo alle frequenze TV.
Battaglia di retroguardia dice qualcuno. Non si può puntare tutto sulla TV aggiunge qualcun altro. E commenta Europa: i sondaggi e i sondaggisti ci dicono che questo tema interessa ad un'esigua minoranza degli italiani.
Sono sbalordito. Ora i parlamentari devono decidere il loro comportamento parlamentare sulla base dei sondaggi. Non solo vengono nominati in base ad un'assurda legge elettorale, ma i loro comportamenti dovrebbero rispettare addirittura le prioritarie indicazioni di Mannheimer e di Piepoli. Ci manca solo che qualche bella mente venga a dirci che dobbiamo guardare l'oroscopo per scegliere i nostri comportamenti alla Camera e il circolo si chiude.
Per fortuna che Veltroni ha capito e spigato molto bene che un determinato atteggiamento sul modo di fare opposizione non risponde ad uno schema rigido e prestabilito e che l'atteggiamento parlamentare dipende dalla natura dei provvedimenti che il Governo adotta.
Quell'emedamento spuntato nella notte alla Camera e maldestramente modificato nelle ore successive è gravemente sbagliato nel metodo e nel contenuto e quindi va contrastato con durezza.
Martedì riprenderemo la nostra opposizione alla Camera e chi avesse un contrario avviso può alzarsi ed assumersi pubblicamente la responsabilità.
La politica si fa con le interviste, con gli editoriali, con i sondaggi, ma si fa soprattutto in Parlamento.
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L'emendamento del Governo sulle frequenze radiotelevisive non ha i requisiti di necessità ed urgenza che la Costituzione richiede ma risponde alle concrete esigenze del Gruppo Mediaset. Da quando si è aperta la procedura di infrazione comunitaria contro la Legge Gasparri, infatti, il titolo Mediaset sta perdendo vistosamente in borsa (-10% nell'ultimo mese, -19% negli ultimi sei mesi, -35% nell'ultimo anno).
Il tentativo di chiudere frettolosamente questa partita risponde ad una logica tutta estranea al Parlamento. Non sorprende quindi che l'emendamento sia stato difeso con tanta forza, primo fra tutti, dal Presidente Confalonieri parlando ad una conferenza a Cannes.!
Quel che è avvenuto ieri alla Camera, durante l'intervento dell'on Di Pietro è decisamente preoccupante, soprattutto se legato alle dichiarazioni iniziali del Presidente del Senato al TG1 (video qui sotto). Il leader dell'Italia dei Valori stava provocando,con le sue parole durante il dibattito sulla fiducia, vivaci reazioni nei banchi della maggioranza e il Presidente Fini, anziché tutelare, come di consueto, l'oratore si lasciato andare ad una battuta decisamente infelice: l'ordine della seduta ovviamente dipende unicamente da ciò che si dice. Come dire che il Presidente della Camera si fa parte della disputa politica,misurando la sua reazione al "tenore" dell'intervento, anziché collocarsi, come si deve, al di sopra dei contendenti. Vivacissime sono state le reazioni di tutte le opposizioni e l'ex Presidente della Camera, Pierferdinando Casini, ha vivacemente stigmatizzato il fatto richiamandosi alle regole fondamentali di conduzione dei dibattiti parlamentari. Speriamo che il Presidente Fini si sia reso conto di questo infortunio perché diversamente il nuovo clima tra maggioranza ed opposizione risulterebbe illuminato da una luce ambigua.
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Il Presidente del Senato è in questi giorni all'attenzione della cronaca per alcuni aspetti collegati ad una trasmissione televisiva.
Io vorrei invece trattare un'altra questione che emerge pure da una recente intervista al TG 1 del senatore Schifani, all'indomani della sua elezione alla Presidenza ma che pone in primo piano il modo di concepire l'opposizione in Parlamento.
Prima di tutto il fatto. L'intervistatore in questa prima e solenne intervista chiede al Presidente, dopo il discorso di insediamento al Senato tutto centrato sulla nozione di garanzia e sul dialogo maggioranza-opposizione, come intenda più concretamente il sen. Schifani garantire il ruolo delle opposizioni.
Il Presidente del Senato risponde così:
. posso assicurare che l'opposizione avrà diritto di parola, purchè questo non si trasformi in una pratica ostruzionistica. Verrà anche garantito il diritto di emendamento sui provvedimenti della maggioranza a condizione che gli emendamenti non siano tali da snaturare il contenuto essenziale dei provvedimenti stessi.
E conclude con enfasi: dobbiamo fare in modo che il ruolo dell'opposizione torni ad essere quello stabilito dai costituenti di stimolo e proposta e non di opposizione preconcetta.
Non ricordo altro di quella breve intervista ma sono state sufficienti queste poche parole che conservo ben impresse nella memoria – per lasciarmi senza fiato.
Secondo i manuali di diritto costituzionale e di diritto parlamentare, l'ostruzionismo, nei limiti del regolamento delle Camere è un diritto primario dell'opposizione che valuta se esercitarlo per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica su un provvedimento della maggioranza fortemente osteggiato. E' un diritto assoluto che non è rimesso a valutazioni discrezionali o a gentili concessioni di alcuno e tanto meno del soggetto che dovrebbe essere garante di questo comportamento estremo.
Il potere di emendamento è un altro potere fondamentale delle opposizioni.
Ci sono naturalmente nei regolamenti di Camera e Senato valutazioni di ammissibilità rimesse alle Presidenze, che riguardano l'oggetto della legge, il tipo di provvedimento (es decreti-legge), le procedure o altro.
Pensare però che i limiti di valutazione della Presidenza possano essere in qualche modo collegati all'indirizzo politico dell'emendamento, al suo contenuto alla compatibilità con il testo base e quindi ad un possibile valutazione sullo stravolgimento del contenuto dell'atto di maggioranza è quanto meno stravagante se non addirittura pericoloso.
La casistica di emendamenti che hanno stravolto i provvedimenti del Governo è tanto lunga quanto lo è la vita dei Parlamenti nelle moderne democrazie.
Mi meraviglio che queste considerazioni siano passate praticamente inosservate. Sono affermazioni che possono ritenersi consuete nel linguaggio di un capo partito che parli rivolgendosi alle sue minoranze interne, ma sono molto gravi in bocca al Presidente di un ramo del Parlamento che per di più voglia richiamarsi al ruolo dell' opposizione disegnato dai costituenti.
Sarebbe stato molto meglio nel delineare il rapporto maggioranza-opposizione limitarsi a richiamare il contenuto dei regolamenti parlamentari e lasciare ad altri il compito di delineare un ruolo così paternalistico dell'opposizione.
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