Deputato al Parlamento eletto nella lista del Pd Lombardia I (XVI Leg.) Vice presidente della I Commissione Affari Costituzionali
31
gennaio 2008
31
gennaio 2008

Guai a piegare la stesura dello Statuto del Pd all'attualità politica.
Nell'intervista pubblicata ieri sul Corriere della sera, Gregorio Gitti alimenta una polemica sul nulla accusando di correntismo i “Democratici, davvero” e travisa il senso del nostro emendamento – condiviso anche da altri autorevoli componenti del comitato di redazione – che vuole togliere dallo Statuto l'automatica identificazione tra il segretario del partito e il candidato premier.
Nessuno, e tanto meno Rosy Bindi, mette in discussione il ruolo del segretario Veltroni e la sua naturale candidatura a premier. Ma nello Statuto che si sta scrivendo e che deve durare a lungo, come vogliamo che duri a lungo il PD, il candidato premier può essere anche il frutto di un accordo di coalizione. La sua designazione è dunque il risultato di una scelta politica e non di una norma statutaria di uno dei partiti della coalizione. A dimostrazione della coerenza complessiva del nostro Statuto, non è neppure previsto alcun automatismo del genere nei livelli comunali e regionali. Ed inoltre, che si tratti di una scelta affidata alla politica e non alle regole di vita interna di un partito è confermato anche dal fatto che abbiamo già scartato l'automatismo al contrario contenuto nell'emendamento in cui si prevedevano le dimissioni del segretario in caso di sconfitta.
La nostra posizione risponde ad un'idea di partito che è stata al centro del programma della lista nella quale Gitti si è candidato, forzarne l'interpretazione alla luce degli eventi di queste ore, è un'evidente furbizia che crea confusione e alimenta strumentalmente divisioni che noi non vogliamo e non cerchiamo.
!

28
gennaio 2008
21
gennaio 2008

Nella seduta del 1 e 2 febbraio la Commissione dei 100 dovrà votare il testo base per l'assemblea Costituente di fine febbraio. E' singolare il fatto che tutti si riconoscano a parole nell'intenzione di voler dar corpo nello Statuto al modello del 14 ottobre ma che da questa affermazioni discendano su alcuni punti importanti soluzioni molto diverse.

Personalmente ritengo che tutti dovremmo convergere su un primo articolo o quantomeno sul primo comma dell'art.1 scritto in questo modo: “Il PD è un partito federale costituito da elettori ed iscritti, fondato sul principio delle pari opportunità che si riconosce nello spirito dell'art.49 della Costituzione e che persegue i fini di una vera democrazia interna ed esterna disciplinati nello Statuto, nel codice etico e nel manifesto dei valori”.

Nonostante che ci sia una sostanziale condivisione di questo testo premessa, vi sono ancora molte questioni aperte.Voglio sintetizzare in una decina le questioni fondamentali su una metà delle quali il mio, il nostro punto di vista è diventato patrimonio comune mentre sulla seconda metà resta un forte dissenso.

I punti condivisi. 1) La definizione di due categorie fondamentali di soggetti (elettori/sostenitori ed aderenti/iscritti) con indicazione di diritti e doveri diversi; 2) L'esistenza di un albo, pubblico ed aperto ove si registrano fino al momento delvoto gli elettori; 3) Un'assemblea nazionale che preveda la rappresentanza anche delle Regioni; 4) Collegi/circoscrizioni sufficientemente ampi per evitare soglie implicite ed ampie di sbarramento; 5) Incompatibilità e pari opportunità.

I punti di forte dissenso. 1) Ruolo squilibrato tra elettori ed iscritti con una prevalenza dei secondi; 2) Meccanismo burocratico ed “escludente” nell'attuale configurazione della convenzione-congresso; 3) Soglia di sbarramento per le candidature a segretario troppo alta (oltre il 15 per cento con l'obbligo di presenza pluriregionale) e con la insufficiente attenuazione dell'apertura ai primi tre candidati; 4) Partito federale solo sulla carta. Nella bozza attuale sono previsti oltre 25 principi nazionali vincolanti che trasformano gli statuti regionali in semplici “fotocopie” di quello nazionale. Bisogna abrogare quell'articolo (il 16 attuale) che ne contiene ben 10 in una volta e ristrutturare la conferenza dei segretari regionali che attualmente appare più che come un organo di autonomia come una cinghia di trasmissione dal centro verso le regioni. 5) Le primarie per le cariche istituzionali hanno troppi filtri e troppe “soglie”: bisogna inserire la regola tendenziale delle primarie generalizzate; 6) Tra i tanti organi collegiali che lo statuto prevede nonne esiste uno solo in grado da costituire un reale contrappeso verso il segretario ad ogni livello: è indispensabile prevederlo.
!

18
gennaio 2008

- L'accordo sullo statuto del Pd oggi al comitato ristretto 'e' parzialissimo' e riguarda solo due punti, seppur importanti. Lo hanno affermato i componenti dell'area-Bindi del Comitato (Matteo Cosulich, Roberto Zaccaria e Giovanna Calciati), che esprimono 'radicale dissenso' su altri punti.
'L'accordo sulla bozza di Statuto del Pd – si legge in un comunicato – e' parzialissimo e riguarda solo due dei tanti punti sui quali abbiamo presentato soluzioni alternative nel comitato ristretto della Commissione. Siamo soddisfatti che siano state accolte la proposta di rendere aperto, senza preiscrizioni l'Albo degli elettori, e la richiesta di accompagnare le candidature alla segreteria del partito con liste circoscrizionali piuttosto che con liste di collegio'.
'Detto questo – proseguono Zaccaria, Cosulich e Calciati – manteniamo un radicale dissenso su altre questioni che se non saranno positivamente risolte non permetteranno di ripetere la straordinaria esperienza delle Primarie del 14 ottobre'.
In particolare, proseguono i tre esponenti dell'area Bindi, 'non ci piace che il ruolo degli elettori continui ad essere residuale rispetto a quello degli iscritti; non condividiamo i meccanismi burocratici e macchinosi previsti per l'elezione dei vertici del partito; non condividiamo le elevate soglie di sbarramento, palesi e occulte, che sono state introdotte per poter accedere alla competizione e che a nostro avviso negano il pluralismo; non condividiamo la mortificazione dell'autonomia dei livelli regionali e territoriali del partito. Inoltre anche le cosiddette primarie, previste per i vertici istituzionali e per i candidati al Parlamento, prevedono filtri e soglie di sbarramento che, di fatto, espropriano gli elettori di un'effettiva e libera scelta'.
'Infine – aggiungono – resta del tutto aperto il capitolo dei contrappesi democratici all'elezione diretta del Segretario.
Su tutte queste questioni abbiamo presentato emendamenti e altri ne presenteremo entro il 28 gennaio, pronti a sostenere uno Statuto democratico, davvero'. (ANSA).

!

17
gennaio 2008

Nella riunione di domani il Comitato di redazione dello Statuto del Partito democratico dovrà affrontare gli ultimi nodi prima di definire il “testo base”.

Nell'ultima riunione della Commissione c'è stata una significativa convergenza sulla possibile stesura dell'articolo 1, primo comma, che potrebbe essere così formulato: “Il PD è un partito federale formato da elettori ed iscritti che si riconosce nello spirito dell'art. 49 della Costituzione e persegue i fini di democrazia interna ed esterna indicati nello Statuto.

Perché questa formulazione sia pienamente rispettata è necessario da un lato che gli elettori siano riconoscibili attraverso una partecipazione trasparente (albo pubblico e aperto) ed abbiano un ruolo adeguato nella scelta dei segretari ad ogni livello e dei candidati alle cariche istituzionali.

E' necessario, dall'altro lato, che il partito federale si realizzi attraverso il riconoscimento di una vera autonomia statutaria.

Nel testo attuale ci sono troppi vincoli ai costituenti regionali. Gli articoli dedicati alla struttura federale (da 11 a 19 del capo III) contengono oltre venticinque principi non derogabili. In questo modo gli statuti regionali diventano fotocopie di quello nazionale. E' necessario abrogare almeno l'articolo 16 (dedicato all'organizzazione sub-regionale) che risulta il più invasivo e disegnare in senso più autonomistico la conferenza dei segretari regionali.

L'unico principio che merita di essere ribadito ad ogni livello territoriale è quello che potremmo definire il “principio del 14 ottobre” , quello cioè dell'elezione diretta da parte degli elettori dei segretari e delle assemblee rappresentative.

!

13
gennaio 2008

Roma, 12 gen. (Apcom) – Bisogna "tornare allo spirito del 14 ottobre" mentre nella bozza di Statuto "ci sono molti passi indietro". Così i bindiani, membri della commissione che sta redigendo le regole di organizzazione del nuovo partito, giudicano la bozza esaminata nella riunione di oggi e con gli interventi di Margherita Miotto, Roberto Zaccaria e Giovanni Kessler chiedono di "correggere in profondità la bozza se si vuole costruire un partito nuovo capace di assicurare democrazia, pluralismo e autonomia dei territori".

"La contrapposizione tra partito del leader e partito delle tessere – sostengono gli eletti nella lista Bindi a proposito delle due ipotesi che si contrappongono in commissione – è una semplificazione che mette in ombra problemi e questioni ben più serie: è necessario in primo luogo un albo degli elettori pubblico e aperto, ma che non venga chiuso preventivamente, le primarie devono essere vere e non filtrate da un primo turno riservato solo agli iscritti. Un partito plurale non può avere una soglia di sbarramento occulta del 40 per cento" come quella che si creerebbe per la candidatura a segretario qualora l'assemblea nazionale fosse composta da soli mille membri.

I bindiani chiedono inoltre "l'abrogazione della conferenza dei segretari regionali per dare vera autonomia alle Regioni e inoltre chiedono di procedere al radicamento anche in Trentino dove ancora non si possono fare i circoli del Pd". Infine servono dei "contrappesi per contenere i rischi di una gestione personalistica del partito perciò vogliamo che in futuro sia prevista esplicitamente l'elezione del presidente dell'assemblea nazionale a maggioranza qualificata".

Inoltre i bindiani vorrebbero che venisse ridotto "il numero dei componenti del coordinamento nazionale e che venisse chiamato direzione con 50 membri e il compito di indirizzo politico e di approvare l'esecutivo".

Per maggiori approfondimenti vedi www.portaledeitalenti.com e www.scelgorosy.it

!