Deputato al Parlamento eletto nella lista del Pd Lombardia I (XVI Leg.) Vice presidente della I Commissione Affari Costituzionali
27
ottobre 2005
26
ottobre 2005

La maggioranza di centrodestra ha approvato ieri sera in via definitiva la legge delega sulla riforma dello stato giuridico dei professori universitari e sul loro reclutamento.
Si tratta di un provvedimento fortemente negativo per l'università che va respinto per cinque ragioni principali.

1) Incostituzionalità:
si calpesta l'autonomia degli atenei, stabilita in Costituzione all'art. 33, sesto comma, assegnando un potere al Ministro che non trova limiti nella legge stessa, né nei decreti legislativi che seguiranno. Si calpestano secoli di storia circoscrivendo l'autonomia delle università “nel quadro degli indirizzi fissati con decreto del Ministro”.

2) Mancanza di copertura finanziaria:
risulta essere totalmente priva di copertura finanziaria, scaricando in toto gli oneri sulle singole università anche a causa della frettolosa approvazione proprio nel corso della sessione finanziaria. Il Ministero acquista un ruolo preponderante ed invasivo nella gestione delle università e contemporaneamente si defila dal punto di vista del finanziamento.

3) I titoli vuoti sono inutili:
gli oneri della riforma sono aggravati da un'operazione che trasforma ope legis un'intera categoria di ricercatori, assistenti e tecnici, creando la nuova figura del professore “aggregato” e, contemporaneamente, prevede che, il conseguimento dell'idoneità per il passaggio da una fascia all'altra di insegnamento non sia diritto di accesso alla docenza.

4) Precarizzazione della ricerca:
si allarga a dismisura il precariato nelle università, inserendo contratti a tempo determinato che, alla loro scadenza, non possono essere rinnovati oltre i sei anni, rendendo impossibile la costruzione di programmi di ricerca strutturati e durevoli, e rendendo incerto il futuro di chi volesse intraprendere la carriera di ricercatore, proprio in un momento in cui l'innovazione è unanimemente considerato un fattore chiave per lo sviluppo del Paese. Si reintroduce un istituto antiquato e discriminatorio come gli incarichi di insegnamento gratuito.

5) Ostacoli ai giovani:
si ignorano i giovani, inserendo garanzie per l'accesso alle fasce superiori di insegnamento in base all'anzianità e non in base al merito. Allo stesso tempo sparisce il meccanismo di valutazione dei docenti. Su questo c'è stata una manovra tattica ed ambigua da parte della maggioranza: si è stralciata al Senato la parte relativa alla valutazione con la prospettiva di un suo inserimento nella legge finanziaria e proprio durante l'esame di questa ne sono state eliminate le parti riferite alla valutazione dei docenti universitari, ancore declassate a mero disegno di legge. Sempre più in basso.
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25
ottobre 2005
21
ottobre 2005

Il voto contrario di tutta l'Unione alla riforma costituzionale voluta dalla Lega e subita dalla Casa della libertà è anche un grande si per la difesa della nostra Costituzione: una Costituzione fatta di valori comuni ancora attuale e bisognosa di attuazione e di consolidamento (art.3, secondo comma).
Il voto contario dell'Unione è un voto per la difesa dello Stato sociale che in questi anni è stato sistematicamente demolito nei suoi cardini contenuti nella prima parte della Costituzione: lavoro (art.4), informazione (art.21), giustizia (art.24 e 25), sanità (art.32), scuola e cultura (artt.33 e 34).
Il voto contrario dell'Unione è un voto per la tutela della forma di governo parlamentare fondato sull'equilibrio e sui contrappesi costituzionali tra Parlamento, Governo, Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica.
Il voto contrario dell'unione alla “devolution” è un voto per la difesa dell'unità del paese e per la costruzione di uno stato federale, solidale e ispirato ad una logica redistributiva tra Nord e Sud.
La riforma costituzionale approvata dal centrodestra è una riforma incostituzionale perché la procedura di modifica prevista dai costituenti (art.138 Cost.) non consente una modifica così ampia ed eterogenea. Quando il popolo sarà chiamato al voto per il referendum confermativo non potrà che rispondere che vuole salvare la nostra Costituzione.
Per tutti noi in ogni caso resterà forte un insegnamento e un impegno: nella prossima legislatura non toccheremo la Costituzione, se non per renderne più forti le sue garanzie.
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20
ottobre 2005
20
ottobre 2005
19
ottobre 2005

Il primo risultato politico di enorme importanza delle Primarie di domenica
scorsa e' la svolta e l'accelerazione verso il Partito
democratico.. Questa prospettiva unitaria, indicata dai 4.311.149 elettori che hanno
partecipato alle Primarie impegna fortemente i partiti del centrosinistra e in primo luogo, per questo progetto, i democratici di sinistra e la margherita; questa prospettiva ambiziosa comportera' forse sacrifici, rinunce e dubbi che a questo punto presentano pero' un saldo positivo in vista delle elezioni del 2006
A proposito di dubbi mi hanno segnalato un brano di Bertolt Brecht (Lode del dubbio)che mi pare calzante:"…..Con coloro che non riflettono e mai dubitano/si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono./Non dubitano per giungere alla decisione, bensi/per schivare la decisione: Le teste/le usano per scuoterle. Con aria grave/ mettono in guardia dall'acqua i passeggeri di navi che affondano./Sotto l'ascia dell'assassino/si chiedono se anch'egli non sia un uomo/Dopo aver rilevato,mormorando,/ che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto./La loro attività consiste nell'oscillare./Il loro motto preferito è:l'istruttoria continua./….." Ciascuno pensi a chi vuole!

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17
ottobre 2005

Le primarie sono state un successo straordinario e clamoroso è stato il successo di Romano Prodi con oltre il 70 per cento dei consensi. Siamo andati aldilà delle più fantastiche previsioni. Nella giornata di ieri, ogni ora che passava dimostravano le dimensioni crescenti del successo.C'è stata una enorme pertecipazione in tutta Italia. In tutti i seggi e per tutta la giornata lunghe file di partecipanti, ordinate, allegre e responsabili. Altrochè come hanno detto a destra qualche migliaio di militanti messi in fila per le telecamere. Milioni e milioni di persone che hanno voluto dimostrare il loro impegno civile e politico. Alle 13 il milione di votanti era già superato. Alle 17 è stato superato il tetto di 1.500.000 votanti. Alle 19 superati i due milioni e poi una valanga fino ai quattromilioni di persone ed oltre. E' stato uno spettacolo vedere quelle lunghe code di persone in tutti i seggi di Italia. Dovunque grande entusiasmo e grande disponibilità di tutti. Tutti i materiali del seggio si sono rivelati insufficienti. Fotocopie per duplicare tutto. Molte offerte di 10, 20, 50 e anche cento euro. Questa è stata anche una grande risposta alla riforma elettorale. La gente ha voluto votare e partecipare. Nessun colpo di mano istituzionale potrà togliere agli elettori il diritto di scegliersi gli eletti. L'unico grande dolore della giornata la barbara uccisione del vicepresidente del Consiglio della Regione Calabria.
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13
ottobre 2005

Dopo un accesa sessione parlamentare è stata approvata alla Camera dei deputati la legge elettorale che andrà a modificare radicalmente l'assetto dell'attuale sistema politico.

Ci sono almeno dieci ragioni per opporsi a questo gravissimo colpo di mano istituzionale:

1. Decisione unilaterale sulle regole del gioco: la legge elettorale che condiziona la Costituzione è stata approvata con una forzatura inaudita delle procedure parlamentari (art.72 Cost.) in poco più di 16 ore di tempo contingentato, senza una adeguata istruttoria, senza nessun confronto costruttivo con l'opposizione.
2. Limitazione delle prerogative del Presidente della Repubblica: la carica di Presidente del Consiglio è attribuita anticipatamente in virtù della indicazione del “capo” della coalizione, con conseguente pregiudizio per il potere di scelta che spetta al Capo dello Stato in base all'art.92 della Costituzione;
3. Violato il principio di uguaglianza: la pluralità di premi di maggioranza diversi da regione a regione fa “pesare” diversamente il voto di ciascun elettore, in contraddizione con l'art. 3 e con l'art. 48 della Costituzione;
3. Impossibilità di funzionamento delle Camere: la molteplicità di premi di maggioranza (ben 20 al Senato) e di soglie di sbarramento (sono 6 tra Camera e Senato) potrebbe sortire effetti casuali e contraddittori, e condurre alla formazione di maggioranze diverse tra le due assemblee e addirittura alla non rappresentanza di alcune Regioni.
5. Rischio di ingovernabilità: Così congegnata, la legge elettorale non assicura la tenuta della coalizione, che potrebbe essere composta da piccoli partiti uniti solo al fine di superare la soglia di sbarramento: clamorosa la disposizione che recupera il meglio piazzato al di sotto del 2 per cento;
6. Violata la parità uomo-donna. Di fronte a liste bloccate e decise dai partiti sarebbe stato giusto applicare gli articoli 3 e 51 della Costituzione sulle pari opportunità ed invece la maggioranza dopo aver presentato un emendamento in tal senso lo ha bocciato con il voto segreto. “La destra contro le donne in Parlamento”, hanno titolato i giornali.
7. Ignorata la volontà dell'elettore: dal Parlamento degli “eletti” a quelli dei “nominati” l'elettore non potrà più scegliere il candidato e il voto espresso per soggetti politici che non superano il meccanismo complesso delle tre soglie di sbarramento (per ogni Camera) non viene contato; il futuro parlamento sarà formato da membri individuati esclusivamente in virtù di decisioni dei partiti, non dalle scelte degli elettori;
8. Elezione anonima: l'elettore si troverà di fronte solo simboli di coalizioni e partiti, senza neanche la possibilità di visualizzare i nomi dei candidati in ogni lista, in contrasto con il principio di trasparenza;
9. Violazione del principio del libero mandato parlamentare: i candidati devono impegnarsi ad indicare il “capo” della coalizione alla quale intendono appartenere, sottoscrivendo un programma: ciò in contrasto con l'art.67 della Costituzione che prevede il divieto di mandato imperativo;
10. Minacciata la sovranità popolare: Questa legge in conclusione per come è strutturata offre più un premio di minoranza che di maggioranza e con il sistema delle liste anonime e bloccate compromette gravemente il principi democratico che è posto alla base della nostra Costituzione.

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13
ottobre 2005