Professore di Diritto Costituzionale Università di Firenze

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13
ottobre 2014

Ai superstiti dei tanti naufragi degli ultimi tempi nel Mediterraneo mancava proprio questo: di essere presi di mira adesso dal “costume degli antenati”, ovvero dall’operazione Mos Maiorum. Non solo non possono arrivare in un modo normale e sicuro in Europa, non solo devono pagare trafficanti e rischiare la vita per richiedere asilo in questo continente, non solo una volta e finalmente arrivati sulle coste di in uno dei paesi della sponda nord del Mediterraneo non possono raggiungere in modo regolare il paese di destinazione, dove una rete familiare e di sostegno li aspetta, no, adesso devono anche nascondersi per fuggire dall’apparato poliziesco che oggi, 13 ottobre, si è messo a caccia di loro.
Vediamo gli obiettivi dell’operazione Mos Maiorum come vengono elencati nel documento del Consiglio dell’Unione Europea del 10 luglio 2014 quando, da appena pochi giorni, era iniziata la Presidenza italiana dello stesso Consiglio.
Primo obiettivo è “fermare migranti irregolari e raccogliere informazioni rilevanti a scopo di intelligence e investigazione” – come fanno i 18mila poliziotti degli Stati Membri coinvolti nell’operazione a distinguere tra profughi, richiedenti asilo e migranti irregolari? Non sanno quelli che hanno ideato questa manovra che ormai da 18 mesi la stragrande maggioranza di quelli che, forzatamente, arrivano in modo irregolare nell’Unione Europea sono rifugiati e non migranti?
Secondo obiettivo: “ identificare, perseguire e fermare gruppi della criminalità organizzata” – non sanno quelli che hanno redatto questo testo che i gruppi di trafficanti di persone vengono guidati da centrali operative in Nord Africa e nel Medio oriente, ovvero in paesi chiaramente fuori dalla zona operativa di Mos Maiorum?
Un altro obiettivo è quello di “raccogliere e analizzare informazioni sui cosiddetti movimenti migratori”. Invece di creare meccanismi utili ad evitare che i richiedenti asilo o i rifugiati debbano far ricorso a questi “movimenti secondari”, naturalmente irregolari, l’operazione si concentra sui network di quelli che lucrano sulla disperata ricerca dei rifugiati di arrivare a destinazione e che esistono solo per l’assenza del diritto alla libera circolazione dei rifugiati in Europa.
L’operazione, pianificata alcuni mesi fa, non a caso inizia pochi giorni dopo le commemorazioni del 3 ottobre a Lampedusa. “Purtroppo, non resta che una chiave di lettura: una parte della politica europea, quella che comanda gli apparati di sicurezza, intende dare un segnale molto preciso di contrasto alle dichiarazioni fatte 10 giorni fa a Lampedusa anche dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Shultz e dalla Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini sulla necessità di aprire canali umanitari di accesso dei rifugiati in Europa, di promuovere una maggiore solidarietà tra gli Stati Membri e di continuare l’opera di salvataggio in mare nell’ambito di o analogamente a Mare Nostrum”, dichiara Christopher Hein, Direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR). “Quindi, sulla pelle dei rifugiati e dei richiedenti asilo, si sta giocando una lotta politica sui futuri orientamenti dell’Unione e dei singoli Stati Membri rispetto a temi chiave quali la protezione internazionale, il diritto d’asilo e il rispetto dei diritti umani. Vogliamo, come CIR, ricordare che la protezione e l’accoglienza dei perseguitati ha da sempre fatto parte del costume degli antenati nonché della cultura costituzionale italiana”, conclude Christopher Hein.

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